31/08/2004

Quanti insulti in nome della Democrazia.

Vedete, quando ho deciso di aprire un blog, mi rendevo già conto di cosa avrebbe significato in termini di impegno, attenzione, ecc. Sapevo già che quando Lia (www.ilcircolo.net/lia) avrebbe messo online l'annuncio della creazione di questo blog (e per la sua gentilezza e disponibilità la ringrazio infinitamente), in mezzo a tante persone interessate o incuriosite, sarebbero anche capitati  i provocatori di ogni specie e colore.

Davanti a me però si prospetta un anno carico di impegni, e non credo che avrò il tempo di leggere o rispondere a tutti i commenti. Mi impegnerò a rispondere, spesso pubblicamente, a domande intelligenti o commenti brillanti ma non ho certo intenzione di abbassarmi a spulciare e rispondere a chi è già maleducato in partenza. Devo ancora valutare se adottare i metodi anti-spam di Lia o meno, ma per ora non credo che lo farò. Vi spiego perché...

E' vero che un blog è un diario online, quindi personale, e ognuno è libero di scegliere chi far intervenire o meno. Capisco anche perfettamente Lia che prontamente cancella i "commenti" che sono spesso e volentieri insulti, e mi congratulo con lei: li fa andare letteralmente in bestia (e la cosa mi fa ridere da matti). Ma l'esigenza di questo blog è ben altra. Sarà pure un diario personale ma è pubblico proprio perché io ho voluto che tutti potessero leggere e partecipare. La natura dei contenuti di questo blog è più che altro un tentativo di aprire una breccia nel muro che si sta costruendo tra due mondi.

Io i "commenti" dei provocatori li ho sempre accettati finora, perché mi servono. Tengo conferenze pubbliche e con gente simile ho avuto da fare dal vivo anche se devo ammettere che dal vivo sono molto più contenuti nei toni e alla prima risposta esauriente se ne stanno buoni buoni prima di essere linciati dal pubblico stufo delle loro manie di protagonismo. Si vede però che l'anonimato tira fuori il peggio delle persone, e ho già avuto modo di constatarlo da altre parti: i primi commenti partono con gli insulti e a meno di censurarli c'è ben poco da fare per fermarli. Per me però, sapere cosa pensano queste persone di fronte a determinate tematiche è sempre utile per essere preparati a ribattere prontamente e senza esitazioni in pubblico.

Quindi il nostro primo "ospite" che si è lanciato nei famosi "tornatene a casa tua" è per ora il benevenuto. Mi serve da cavia. Quando mi stuferò, ammesso che riesca a farmi stufare, adotterò i metodi di Lia. Quindi lo invito inanzitutto ad accettare l'idea che lui è qua perché io ho voluto che ci fosse, perché io sono più democratico di lui che mi sbandiera la democrazia a destra e a manca. Non voglio dare voce ai facinorosi e vi invito infatti a non abbassarvi anche voi a rispondere loro. Il loro gioco è sempre lo stesso: creare un legame da duetto, protagonista e antagonista. Come i serial killer che sviluppano un rapporto di amore-odio con l'ispettore che li segue. E quindi monopolizzare la scena e ridurre uno spazio di idee in un teatrino di litiganti. E io a questo gioco non ci sto. Spesso però i loro deliri sono spunti utili per la riflessone quindi i commenti del sopra menzionato ospite mi hanno suggerito di cosa parlare stavolta: Il concetto di democrazia.

La prima cosa che quelli là  tirano fuori quando fingono di "dialogare" con un mediorientale è la democrazia. "Tu non sai cos'è la democrazia". "Devi ancora imparare la democrazia". "Non hai capito la democrazia", vedete... frasi simili le ho sentite perfino dal direttore in erba di un giornalino universitario quando ho esordito scrivendo articoli all'università, mentre con una penna cancellava interi paragrafi prima di censurarmi tutto l'articolo. Ma come? Tu mi censuri l'articolo e osi parlarmi di democrazia? Gli ho proposto di pubblicare accanto un articolo con contenuti contrari ai miei, ma non c'era modo di convincerlo. E sapete cosa non gli piaceva? Un paragrafo dove era riportato che più di cinque responsabili del programma Oil for food si erano dimessi dichiarando di non voler essere complici di un genocidio. Ma questi sono i fatti, non me li sono mica inventati io. Come si fa a cancellarli solo perché "inadatti alla linea del giornale"

Ovviamente era il primo (e non pubblicato) e anche ultimo articolo che scrivevo per quel giornalino. Quel ragazzo si è laureato e oggi è in buon contatto con chi lo metterà sulla strada giusta per diventare un giornalista delle famose testate che conosciamo. Ma era una cosa ovvia già in partenza. Ora... che gente simile, venga a dare a me, lezioni di democrazia, mi fa ridere...sono spiacente. La democrazia so benissimo com'è, i suoi vantaggi e difetti. Ho una madre greca, per Dio ! Per dirla alla Fallaci,  Atene sapeva già cos'era la democrazia quando - per usare una frase del mio professore di greco (che, come tutti i greci nati in Grecia, tranne mia madre che è nata al Cairo, è smisuratamente orgoglioso della propria eredità) "gli altri erano scimmie che dondolavano sugli alberi"  (a proposito, avete visto il film il mio grosso, grasso matrimonio greco? Sembra una commedia ma vi assicuro che non lo è. I greci sono cosi. E quella frase la ritroverete li. D'altronde la stessa protagonista è canadese di orgini greche).

Ciò di cui queste persone non si rendono conto è che  il mondo oggi è cambiato. Credono che uno venuto dal Medio oriente sia un totale ed emerito deficiente in attesa di lezioni di civilizzazione. Sveglia gente ! Oggi c'è la parabolica, internet, il Corriere della Sera che arriva all'edicolante cairota, scuole italiane come quella in cui ho studiato, c'erano dagli anni 20 e ben prima di mettere piede in Italia io scrivevo temi sull'attualità politica italiana. Non voglio sembrare odioso, ma forse certe cose l'osservatore esterno le coglie perfino meglio di chi vive sul territorio. E quando "sbarca" (Ma perché dicono sempre "sbarca" ? Mica arriviamo tutti col gommone!), uno straniero in quanto tale è sempre alla ricerca di informarsi dieci volte di più per tirare avanti. Finora non ho incontrato un extracomunitario a Torino che non sapesse darmi indicazioni stradali mentre torinesi doc ben poco sapevano della città (e non solo come strade, ma perfino della storia) da cui non sono mai usciti.

La prima cosa che feci quando sono entrato all'Università era candidarmi alle elezioni studentesche per vedere come avrebbero reagito i miei compagni. E me lo ricordo ancora quello che annottava i risultati mentre mi chiedeva "Ma come hai fatto?". Ed è proprio questo che mi dà lo spirito per lottare. Non voglio che giovani simili a quelli che non hanno avuto pregiudizi contro di me in passato, vengano adesso influenzati dalla martellante propaganda contro gli immigrati arabi. Io di esperienze democratiche ne ho avute eccome, tra commissioni, riunioni, e ho visto quanto favoritismo, accordi sotto-banco, finte polemiche ci sono, in democrazia. Ma continuo ad apprezzarla.

Ora però, devo dirvi sinceramente la mia sul mondo arabo. Sarà anche vero che in molti paesi del mondo arabo vigono regimi autoritari. Ma vengono chiamati cosi qua, in occidente. Sapete chi altro li chiama cosi? I fondamentalisti islamici in patria. Chi strilla volendo la democrazia nel mondo arabo, cosi come l'hanno voluta in Irak, è l'alleato dei barbuti col trubante o in giacca e cravatta, ai miei occhi. Lo vedete l'Irak? C'erano le chiese, i negozi di alcolici, le donne-ingegnere. Era una feroce dittatura, si. Ma laica. Negava la libertà politica, ma quella religiosa, quella di vestirsi, mangiare, studiare come uno vuole no. Agli occhi di uno come me almeno, serve poco poter votare liberamente se il rischio poi è che vincano le elezioni i barbuti. E con il clima attuale, percepito come aggressione al mondo arabo e musulmano, le elezioni i barbuti le vincerebbero eccome !

Non sono parente di Saddam e so meglio di chiunque che razza di mascalzone era. Però garantiva equilibri molto precari e ci risparmiava il peggio. Ora l'America ha scoperchiato il vaso di pandora, e i militanti si moltiplicheranno come non mai. Al loro ritorno nei propri paesi d'origine, cominceranno i guai seri. Vi ricordate l'Afghanistan? Finita la guerra sono tornati dai campi di addestramento e hanno cominciato a voler buttare giù i propri governi. Piazzavano le bombe sui pullman del trasporto pubblico in pieno Cairo e si erano messi contro le popolazioni locali che li maledivano per strada. Ora però, hanno il pretesto per tornare e chiedere la testa dei propri governi . Forti delle immagini delle umiliazioni di Abu Ghraib, dei bambini feriti, dell'inazione dei governi ricattati, del gioco al rialzo a cui partecipano giornalisti e media occidentali. E allora comincerà la festa. Non è finita signori...Sta per cominciare. E comincerà perbene proprio quando questa guerra finirà, ammesso che un giorno finisca.

Andrè Glucksmann sul Corriere scriveva "Spetta a chi assassina i giornalisti, a chi lapida le donne, alle bombe umane di decretare come deve vivere, insegnare e divertirsi chi abita a Roma, Londa e Parigi?". E io gli chiedo "Spetta a chi uccide e tortura ad Abu Ghraib, a chi mercifica il corpo femminile in trasmissioni trash, ai missili intelligenti, di decretare come deve vivere insegnare e divertirsi chi abita al Cairo, Amman e Tripoli?". Lasciate i popoli arabi sbrigarsela da soli, le "dittature" le leveranno quando sarà il momento di farlo. Con il vostro "aiuto" finiremo tutti proprio sotto la ditattura di quelli che dite di combattere. 

di Sherif El Sebaie at 12:34:56

30/08/2004

Quote di "colonizzazione islamica"

Allora...qualche giorno fa la redazione di Aljazira.it mi ha inoltrato la mail di un lettore alquanto insoddisfatto: "Non capisco perché il signor Sherif El Sebaie ci spiega la storia raccontando come gli arabi hanno inventato o scoperto cose molto prima degli occidentali, ma non dice il motivo per cui i musulmani approdino in Europa e cercano di colonizzarci imponendoci le loro leggi barbare (vedi il burka, l'infibulazione, il picchiare le donne e altre che secondo me sono da ottavo mondo). Bene, a simili email sono abituato: non si possono accontentare tutti e normalmente rispondo come ho risposto al lettore in questione... Non scrivo sulla storia degli arabi per dimostrare che gli arabi erano "migliori" ma per dimostrare il contributo dato dalla loro civiltà alla storia dell'Umanità, contributo che viene espressamente negato  dalla Fallaci (ancora!) ed è a questo che mi riferivo, con relative documentazioni e ricerche. Il motivo per cui i musulmani invece (o gli immigrati in generale) approdano in Europa è migliorare la propria qualità di vita, e spesso e volentieri poi tornano nel paese di origine a gestire un'attività propria. L'immigrazione presenta certamente molte difficoltà e sfide ma non la si può affrontare nello stile Porta a Porta con minacce di colonizzazioni e imposizioni vere o immaginate. La cosa che mi ha infattif atto  sorridere erano i termini usati nell'ultima frase: "colonizzarci" e "imponendoci".

E ora vi spiego perché ho sorriso....La settimana scorso sono andato all'Ispettorato del lavoro per chiedere come faceva uno studente extracomunitario che ha trovato lavoro (durante o dopo la laurea) a convertire il suo permesso di soggiorno da studio a lavoro. Scopro che il decreto flussi del 2004 ha stabilito che in Italia per motivi di lavoro sono ammessi 79.500 stranieri distribuiti sulle varie regioni italiane. Di questa cifra totale, un'esigua parte spetta alla Regione Piemonte. All'interno di quell'esigua parte e grazie ad un accordo speciale tra Egitto e Italia, 24 posti sono riservati agli egiziani che vogliono lavorare in Piemonte. Si, avete sentito bene: in tutto il Piemonte sono ammessi solo 24 egiziani. E fin qui va bene: ogni paese è libero di stabilire le quote d'ingresso come meglio crede, tutte le altre nazionalità hanno quote più o meno simili, e quando va proprio male cadono in quella schiera di paesi che non hanno sottoscritto accordi e che quindi devono "concorrere" per i 130 posti rimasti al di fuori delle quote riservate.

Concorrere si fa per dire però. L'unico sistema "valido" per stabilire chi verrà o rimarrà a lavorare in Italia è l'ordine in cui vengono presentate le domande. Col risultato che un ipotetico studente che ha studiato in Italia, con il lavoro già trovato (ammesso che ci sia un datore di lavoro disponibile a seguire la pratica di assunzione), potrebbe benissimo trovarsi in fondo ad una lista di trecento e (forse molte di più) richieste... e dire che si trova anche in una quota "riservata" ! "Non ci sono preferenze per fortuna" dichiara soddisfatto l'ispettore. Il problema però è che non tutti hanno capito che il problema dell'Italia "multietnica" non è l'immigrazione in sè o il numero in cui viene quantificata ma la sua qualità e la qualità non puà essere definita in base all'ordine di presentazione della domanda, ma in base ad un sistema di calcolo che poi generi una graduatoria "di merito", sopratutto se i posti disponibili sono cosi pochi. Un mio amico commentò la vicenda dicendo "In effetti qui non abbiamo bisogno di gente colta, ma di persone che raccolgano i pomodori". Ed aveva purtroppo ragione.

In Canada, un immigrato che vuole stabilirsi nel paese risponde ad un questionario, e ogni sua "capacità" viene valutata in punteggi. Requisiti che valgono di più  sono, appunto, la conoscenza della lingua locale (francese o inglese)  e la durata di soggiorno già acquisita sul suolo canadese. Io non voglio proporre esami di dialetto come fa la Lega, ma che almeno alcuni posti delle quote vengano riservati e dati in precendenza agli studenti già presenti sul suolo italiano o che abbiano già studiato in scuole italiane all'estero, si. Personalmente trovo assurdo che non vengano privilegiati studenti extracomunitari che hanno già studiato in Italia per un lungo periodo, o che abbiano già studiato in scuole italiane e che quindi già sanno l'italiano, hanno già avuto docenti, amici e conoscenti italiani, e che sono già informati sull'attualità, politica, e perfino degli spettacoli-Tv dell'Italia. Se aggiungiamo a questo che hanno già casa e anche trovato lavoro, cosa si vuole di più? Vogliamo renderci conto che questi studenti sono già integrati o facciamo finta di niente? Sono persone che hanno studiato per anni in Italia, che hanno consumato cibo, vestiti, ricariche telefoniche, pagato affitti e depositato soldi in banca, faccendo girare l'economia italiana ! Di norma sono studenti  che hanno avuto borse di studio, che come minimo sanno tre lingue (italiano, inglese, e lingua madre), che fanno da ponte tra i loro paesi di origine e l'Italia, come si fa a metterli in un'unico recipiente con chi vuole venire a lavorare in un phone center e che a malapena riesce a firmare nella sua lingua madre?

Sia ben chiaro. Non stiamo parlando di superiorità e inferiorità, perché qualcuno la laurea ce l'ha e un altro magari no, ma di ciò che può essere di interesse per questo paese e per il suo futuro. E l'interesse di questo paese è assimilare persone che si integrino facilmente nel tessuto sociale e culturale italiano. Gli studenti già presenti in Italia sono i più adatti ad integrarsi e a contribuire alla crescita del paese. Negare loro l'opportunità di sistemarsi in Italia, se vogliono farlo, non significa che "sono immigrati in meno" ma a che al loro posto entrano persone che farebbero più fatica ad integrarsi. Non voglio dire che non ce la faranno ! Ma ci impiegheranno molto più tempo e incontreranno più difficoltà. Questo criterio "canadese" di valutazione della precendenza dell'immigrato in base a quanto sia già effettivamente integrato è secondo me molto efficiente e va allargato a tutti gli extracomunitari già residenti in Italia. Ovviamente so che la carta di soggiorno, concessa dopo sei anni esiste per quello. Ma non basta: in una questione simile a quella qui affrontata (l'assunzione) siamo ancora al di sotto del limite dei sei anni. E l'effettiva capacità di valutazione manca.

Dopo questa breve illustrazione del sistema italiano per assunzione di immigrati, torniamo all'argomento iniziale. Come fa il lettore a temere una "colonizzazione"? Se gli immigrati già presenti sono già occupati a trovarsi casa, a smaltire lunghe code e pratiche burocratiche per farsi assumere ecc ecc, crede davvero che abbiano il tempo di mettere su un piano per colonizzare qualcosa? Con 79.500 immigrati all'anno poi (che ovviamente non sono tutti arabi o musulmani) "armati" di un contratto di lavoro si può colonizzare un paese e imporre le proprie leggi ? In Irak ce ne sono molti di più e sono soldati armati e appoggiati dalla migliore tecnologia militare e non ci stanno riuscendo lo stesso. Se quelli che teme sono i clandestini, quelli giuridicamente non esistono e quindi possono colonizzare e imporre ben poco. L'ho messa sull'ironia, ma se la gente che la pensa come quel lettore si fosse soffermata un solo attimo a pensare, applicando la logica, avrebbero già scoperto di fantasticare su scenari degni del prossimo episodio di guerre stellari. Farebbero meglio a pensare al vero problema dell'immigrazione che non è quantitativo ma qualitativo.

di Sherif El Sebaie at 11:09:09

30/08/2004

Oggi sono rimasti solo gli stupidi !

Stamattina, di buon ora, ho comprato il Corriere. Tornato a casa, stavo quasi per pentirmi di averlo comprato. In una delle pagine della sezione Cultura (sic!)  c'era una pubblicità che occupava una buona parte della pagina, con la severissima faccia della Fallaci che asseriva: "Troppi tacciono. Troppi hanno paura di parlare, dire ciò che pensano, ossia ciò che dico io". Va subito chiarito in effetti che il sottoscritto non solo boicotta gli scritti della Fallaci ma anche qualsiasi tipo di produzione cartacea che le dedichi un'intervista o una pubblicità. Ritengo infatti innoportuno finanziare, con soldi che potrei investire meglio (anche se somme ridicole come quattro euro), una cosa che considero una cretinata.

Leggendo quell'annuncio, mi sono passati in mente varie considerazioni. Due belle: la prima è, come diceva Michele Serra, constatare che esiste al mondo una persona che sa e può dire le cose che io, smidollato mollusco, avrei paura di dire. La seconda è constatare che la Fallaci non ha ancora deciso di piazzare sui suoi libri e sulle sue pubblicità una foto un pò più recente. Sarà anche vero che non teme la morte, la vecchiaia però la teme certamente. E la cosa mi sembra ridicola. Due sono invece le considerazioni brutte: La la prima è che non penso affatto ciò che lei pensa (ammesso che lei sia in grado di pensare qualcosa che non sia un elenco di sinonimi separati da trattini o di invenzioni fantasiose della storia). La seconda, più brutta ancora, è che siamo arrivati - a detta del Corriere - alla bella cifra di 800.000 copie vendute e alla quarta edizione.

Non invidio il successo della Fallaci, ma lo temo: un simile numero di copie significa una vasta contagione di razzismo e questo è un segnale preoccupante. Lo ha detto anche il Guardian e il Christian Science Monitor. Mi consola il fatto che comunque le vendite della Fallaci non superano - in Italia - il milione di copie. Certo, una simile cifra  per un libro in Italia, è una bellissima e importantissima cifra. Ma gli italiani sono molti di più, o no? Io, il libello della Fallaci l'ho letto, e per fortuna non ho dovuto sborsare un centesimo. Vi chiederete di sicuro come ho fatto...Ebbene, il mio edicolante di fiducia, un uomo d'oro, gli ho spiegato che business c'era dietro i libri della Fallaci e qual'era la mia opinione circa i contenuti (in prossima pubblicazione un articolo in merito su Aljazira), non esita a prestarmeli. Ovviamente mi chiede di fare  presto, ma siccome sono una persona che legge abbastanza velocemente non ho problemi a riconsegnare quei libelli in fretta. Non ci impieghi niente poi, a leggere i libri della Fallaci: non richiedono sforzo mentale, ricerche o documentazioni. L'unico pregio è quello di arrichire il vocabolario di insulti, semmai dovesse essere considerato un pregio. Proprio qui è la pericolosità degli scritti fallaci: sono immediati, terra-terra, il livello adatto di vocabolario e di conoscenze dell'uomo di strada, che subito e volentieri si mette a gridare alla "colonizzazione islamica" (di cui parlerò in un prossimo post).

La Fallaci ha messo in moto una macchina gigantesca che va avanti da sola. Credo però di aver scoperto un metodo efficace per fermarla: leggerne i libri senza darle la soddisfazione di incassare i diritti d'autore, e io vi posso assicurare (l'ha detto anche lei su la Rabbia e il Portafoglio) che ai suoi diritti d'autore ci tiene. Ci tiene, eccome se ci tiene ! Non tutti gli edicolanti però sono ben disposti a prestare i libri e anche se oggi potrebbe essere facilissimo diffondere con internet  una versione elettronica (e quindi gratuitamente e anonimamente) dei libelli della Fallaci, non me la sento di incoraggiare ciò che è illegale. La soluzione migliore quindi è quella di prendere il libro in prestito dal vicino o dal collega che ce l'ha già, prestandogli magari qualche altra opera decente da leggere. Quando la Fallaci capirà che scrivere libri non frutta più, tornerà all'ibernazione in cui covava da almeno un decennio. Non preoccupatevi: con i proventi delle vendite delle sue ultime "opere" sopravviverà benissimo e continuerà a vivere a Manhattan, a comprare libri dagli antiquari e a venire a passare mesi nella sua casa di 23 camere in Toscana.

L'unica cosa interessante sul Corriere di oggi era una vignetta in cui un personaggio diceva "Un tempo c'erano i buoni e i cattivi" e l'altro gli risponde "Oggi sono rimasti solo gli stupidi". Ma come ? direte voi... In tutto il giornale, con tutti gli articoli che trattano temi esistenziali come la guerra in Irak, i rapimenti e gli sgozzamenti, l'unica cosa che hai ritenuto interessante era una semplice ed innocua vignetta? Ebbene si...Pensateci un pò: questa guerra ci viene presentata come una guerra tra il bene e il male, tra buoni e cattivi. Ma quando poi ti trovi da una parte un Bush che afferma di non aver pensato affatto ad un simile sviluppo della questione irachena (ma che razza di consiglieri ha, il presidente dell'unica superpotenza rimasta???) e dall'altra fondamentalisti che uccidono giornalisti, unici testimoni delle sofferenze attuali del popolo iracheno, chiedendo cose assurde come l'abolizione della legge sul velo, l'unica conclusione da trarre è quella della vigneta: Oggi sono rimasti solo gli stupidi.

di Sherif El Sebaie at 09:38:50

29/08/2004

Enciclopedie e civiltà

Come al solito, agli inizi di settembre, quotidiani e case editrici varie lanciano nuove opere. Domani, Lunedi 30, escono in edicola i primi volumi delle enciclopedie abbinate al Corriere e Repubblica. Sono in omaggio, e sicuramente vale la pena acquistarli... Sopratutto quello del Corriere: un intero volume sulla storia dell'Antico Egitto a firma di Nicola Grimal, prof. titolare della Cattedra di Civiltà Faraonica presso il Collège de France, Parigi. Pubblicato da Fayard nel 1988 e tradotto in italiano nel 1990 da Laterza, domani il Corriere lo ripropone in una nuova e accattivante veste grafica.

Mi chiedo però come mai nei piani delle  opere menzionate sopra manchi, puntualmente, un volume dedicato alla civiltà islamica, che a quanto pare è diventato di moda negare e denigrare al giorno d'oggi. Si parte dall'Egitto e dalla Grecia, si va lontano fino ai maya, ma di un volume dedicato alla civiltà del mondo musulmano non c'è traccia. Un volume dedicato alla Mesopotamia c'è ma la civiltà degli Assiro-babilonesi c'entra poco con quella islamica. Eppure quest'ultima è una civiltà che ha dato molto alla storia dell'Umanità, alla civiltà occidentale  e le sue tracce si trovano subito di fronte a noi,  sia nei musei italiani che al di là  del mediterraneo. Non dimentichiamo inoltre che oggi  tutto quello che riguarda il mondo dell'Islam è tornato alla ribalta, dal Corano ai romanzi ambientati da quelle parti, quindi commercialmente sarebbe stata un'operazione vincente. Ma oltre l'aspetto commerciale, era quello culturale che contava e che mi interessava: la gente ha sete di sapere, sopratutto di questi tempi, e un'enciclopedia è fatta per questo. Che razza di enciclopedia è se tralascia un'aspetto cosi importante?

La cosa mi sconvolse già quando l'Espresso sponsorizzò un'ottima collana della casa editrice White Star dedicata alle Grandi Civiltà (volumi che si vendono, ancora oggi, a 75 euro, erano venduti a 7.50 euro l'uno, in un formato cartaceo relativamente più ridotto ma con contenuti curati e favolose fotografie totalmente immutati). Poi l'Espresso si salvò (ai miei occhi naturalmente) quando prima della fine dell'opera decise, di fronte al successo della collana,  di aggiungere un meraviglioso volume intitolato "Arte Islamica" portando cosi il numero dei volumi della collana previsti in nove a dieci. Potevano pensarci prima, tanto il volume era già pronto e pubblicato come tutti gli altri dalla White Star ben prima del lancio abbinato all'Espresso o no? Cioè..io trovo strano che collane dedicate alle grandi civiltà trascurino cosi quella islamica, come se non fosse mai esistita e accorgendosene magari solo alla fine, quando si vuole vendere un volume in più.

La domanda sorge spontanea: perché queste scelte editoriali? si tratta di dimenticanza o di una precisa volontà "politica" atta a rilasciare fumogeni e mantenere nel buio culturale più totale la questione delle civiltà superiori e infieriori appassionatamente e strumentalmente usata dalla Fallaci?

di Sherif El Sebaie at 22:28:56