29/10/2004

Il bersaglio facile !

Pubblicato su: http://www.padania.to.it/Posta.htm

Da:
Inviato: domenica 24 ottobre 2004 16.04
A: torino@padania.to.it
Oggetto: Il Presidente degli Studenti del Politecnico paragona la Lega Nord al nazismo

Gentili Signori,

 

Vi segnalo che il rappresentante degli studenti del Politecnico di Torino, uno studente egiziano tale Sherif el-Sebaie, sul suo blog personale fa allusioni tra la Lega nord e il nazismo.

 

Qui troverete una foto che compariva subito dopo il titolo dell'articolo che allego. Leggendo poi le risposte a dei commenti (in particolare questa, rintracciabile nei commenti dell'articolo "Delucidazioni su Israele" del 23/10/2004, il presidente degli Studenti del Politecnico di Torino scrive, facendo riferimento ad un commento di un altro lettore: "Caro Hyaan, da una persona che difende i leghisti e se la prende per il paragone - più che evidente - con il nazismo ha certe idee che nessuno gli toglierà di mente. Accolgo con piacere la sua decisione di non scrivere più su questo blog.") è possibile trovare alti casi di paragoni simili.

 

Mi limito a segnalarvi questo fatto - e nel caso ve ne segnalerò altri - nella speranza che possiate difendere il nome della Lega Nord da esternazioni di questo genere, e porre fine a questa incresciosa situazione.

 

Tanto mi premeva.

Distinti saluti e buon lavoro

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Da:
Inviato: domenica 24 ottobre 2004 16.29
A: torino@padania.to.it
Oggetto: Dati ulteriori

 

Gentili Signori,

In merito alla mia email precedente, in cui vi segnalavo le affermazioni del presidente degli Studenti di Torino, vi segnalo il suo blog personale, di cui prima mi ero dimenticato: http://sherif.clarence.com/

 

Cordiali Saluti

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Risposta (anche se cose simili non sono nemmeno degne di una risposta)

L'articolo oggetto dell'inquisizione padana è disponibile qui

 

Ovviamente, in puro stile Gestapo, un anonimo lettore di questo blog - che non ha manco avuto il coraggio di firmare o pubblicare o farsi pubblicare il proprio indirizzo email - sollecita di "porre fine a questa incresciosa situazione", non si capisce in quale modo esattamente.

 

E' divertente poi scoprirsi accusato di "allusioni" (Evidentemente, in mancanza di qualcosa di concreto si fa ricorso alle "allusioni"): nel mio post infatti è stato solamente riportato un brano tratto da un articolo di un rispettabile docente universitario, la Dottoressa Anna Maria Rivera, docente di etnologia presso l'Università di Bari. E la docente in questione dice:

 

"Ma la linea antimusulmana della Lega non è principalmente o solo una scelta strumentale, bensì un elemento strutturale del suo impianto ideologico: nell'inquietante "scivolamento" della Lega Nord verso una simbologia, un lessico, una Weltanschauung che presentano tratti comuni con il neonazismo - si pensi alle locuzioni leghiste "razza padana" e "inquinamento da stranieri" nonché alla comparsa, nella toponomastica "spontanea" ispirata dalla Lega, di scritte quali "Comune deislamizzato"- è possibile leggere non una deriva ma l'esito conseguente delle sue premesse ideologiche e culturali. Nel quadro di tale scivolamento, la figura del Musulmano, soprattutto se immigrato e povero, nell'immaginario e nelle strategie discorsive leghiste va sempre più assumendo tratti comparabili con quelli dell'Ebreo dell'antisemitismo storico. Chi, anche a sinistra, sostiene che il leghismo non sarebbe altro che un epifenomeno, l'espressione più "colorita" e superficiale, dunque più innocua della xenofobia e del razzismo, mostra di non cogliere la valenza performativa di ogni discorso razzista, e dunque anche di quello leghista. Il leghismo ha rotto l'interdetto che dalla fine della Seconda guerra mondiale aveva reso impronunciabili il lessico e il linguaggio della supremazia razziale."

 

La foto pubblicata quindi in alto del post, ritraente dei manifesti leghisti accanto a manifesti nazisti illustra chiaramente i contenuti del brano della docente in questione e si collegano a quanto da lei affermato. Non sono qualcosa di "inventato" dal sottoscritto con lo scopo di "diffamare" la Lega: in quel post infatti non c'è neanche una singola parola del sottoscritto. Nel mio blog, inoltre, era l'unico post in cui si parlava della Lega.

 

Il mio commento, invece, che parla di paragone "più che evidente" si riferisce proprio alle parole della docente in questione. Ho provveduto a cancellarlo, nell'ottica di riformularlo in una maniera ancora più precisa (possibile che io debba cervellarmi per "blindare" ogni mio commento? Non basta quello che faccio? ) visto che qualcuno non esita a strumentalizzarlo per chiedere chissà cosa (forse la mia espulsione).

 

In poche parole quindi, se l'anonimo lettore di questo blog, o la Lega, vogliono prendersela con qualcuno, vadano a cercare la docente in questione. Sono sicuro che saprà difendersi benissimo. E' facile prendersela con lo "studente egiziano" di turno per distogliere l'attenzione da una "polemica" che è squisitamente interna alla politica italiana.

 

Un ulteriore invito a non confondere le personali affermazioni del sottoscritto con le opinioni pubblicate sul sito, opinioni che sono tra le più disparate. Al lettore spetta di riconoscersi o meno in esse senza perciò etichettarle come opinioni personali del sottoscritto e chiedere "provvedimenti".

 

Spero che questo spiacevole episodio sia solo un miserabile tentativo di mettermi "fuori gioco" prima delle imminenti elezioni studentesche al Politecnico di Torino. Elezioni particolarmente accese quest'anno, visto che per la prima volta si presenta una lista di Sinistra e considerata la mia decisione di candidarmi nelle fila della stessa.

 

Sono ben consapevole inoltre dello smacco subito dal Movimento Giovani Padani (Lega Nord) alle precendenti elezioni per il Consiglio Nazionale Studenti Universitari nel vedere, sulla stampa, titoli come: "E' uno studente arabo il più votato al Politecnico".

 

Sherif El Sebaie

di Sherif El Sebaie at 10:39:11

29/10/2004

Il ritiro da Gaza

        A quando?

Il cosiddetto "ritiro" da Gaza è in realtà solamente una ricollocazione degli insediamenti ebraici, mentre Israele mantiene basi militari ed esercita controllo su confini, costa, spazio aereo ed acque di Gaza. La striscia rimarrà un esteso campo di detenzione, una concentrazione di miseria e disperazione che genererà nuovi terroristi, i cui atti verranno cinicamente usati da Sharon per continuare a rifiutare negoziati. I sei blocchi di insediamenti per i quali Sharon, con l'approvazione di Bush, ha chiarito che rimarranno sotto controllo israeliano, sono deliberatamente collocati in modo da dividere la Cisgiordania e rendere impossibile un vero Stato palestinese pacifico, democratico ed in grado di vivere. Il crudele ed illegale "muro dell'apartheid" rimarrà nel suo percorso criminale attraverso terre palestinesi, con modifiche solamente cosmetiche, imprigionando i palestinesi, distruggendo i loro mezzi di sussistenza ed assicurando la continuazione del sadico regime di "chiusura" e di punizione collettiva di un intero popolo. [...] Noi, gruppi ebraici in Europa, siamo fermi nel nostro rifiuto di questo gesto unilaterale contrario ad ogni prospettiva di un Medio Oriente pacifico e chiediamo alle istituzioni dell'Unione Europea di riaffermare il proprio impegno per il governo della legalità internazionale e per un accordo giusto e negoziato.

Comunicato degli Ebrei Europei per una Pace Giusta

Sharon vuole risolvere il problema demografico confinando i palestinesi in prigioni a cielo aperto, delle sacche isolate, dei ghetti isolati. Poiché è fallita la messa in opera del trasferimento esterno, spera di poter realizzare un trasferimento interno. Egli spera che un giorno i palestinesi emigreranno avendo perso ogni speranza di poter vivere una vita decente a casa loro. In altre parole, Sharon spera di perpetuare l'occupazione insieme ad un sistema di apartheid, il peggior sistema che si sia mai visto nella storia umana. La sua visione di un ritiro unilaterale dalla Striscia di Gaza mira a tirare fuori Israele da una profonda crisi economica, di sicurezza, politica e demografica, una crisi provocata da questa stessa occupazione che egli spera di perpetuare. [...] Non esiste un limite alle anomalie di Sharon che possono indurlo a brusche decelerate, ma è difficile negare la sua attitudine al calcolo strategico. E' innegabile che il piano di Sharon per Gaza comporta la realizzazione di cinque obiettivi strategici:

1. Distogliere l'attenzione dalle colonie e dal Muro, guadagnare tempo per proseguire la costruzione criminale del Muro, annettere ed ebraicizzare al meno il 58% della Cisgiordania e trasformare il resto in prigioni, cantoni e ghetti. Ciò annienterà ogni speranza verso uno Stato palestinese indipendente e sovrano così come verso una pace reale.

2. Spingere i palestinesi in una guerra civile alfine di minare sia l'Autorità Nazionale Palestinese che i movimenti nazionalisti e islamici, favorendo così la frammentazione dei palestinesi e la riduzione della loro direzione nazionale a semplici "prefetti di polizia" e agenti di sicurezza al servizio dell'occupazione.

3. Soppiantare la Road Map, che di fatto Sharon ha sempre rifiutato, con un piano israeliano unilaterale, eliminando di fatto tutto ciò che Sharon non vuole dalla Road Map (il congelamento di ogni forma di colonizzazione e la creazione di uno Stato palestinese entro il 2005). Rimpiazzando la Road Map con il suo piano, Sharon si assicura simultaneamente che siano fissati solo gli impegni dei palestinesi per la sicurezza, facendo così del popolo palestinese in assoluto la prima nazione sotto occupazione a dover garantire la sicurezza dei suoi occupanti.

4. Rompere l'isolamento internazionale crescente e ridurre i problemi ai quali devono far fronte le politiche israeliane di occupazione riguardo al Muro dell'apartheid.

5. Conservare l'iniziativa strategica e costringere i protagonisti palestinesi, arabi ed anche internazionali a giocare secondo regole fissate da Israele, a danzare al ritmo stabilito da Israele.

[...] Compresi questi obiettivi strategici, un esame più approfondito dell' "illusione" che Sharon crea riguardo al "ritiro dalla Striscia di Gaza" non rivela nulla di più che un trucco ammantato dall'ambiguità internazionale. Il piano di Sharon non è concepito per influire sul ritiro, ma per riorganizzare il controllo israeliano sulla Cisgiordania, rendendo questo meno costoso e pericolo per l'occupante. Coloro che pensano questo sia un vero ritiro, così come è concepito, dovranno spiegare prima di tutto come un simile piano può essere conciliato con quello che segue:

a) La demolizione costante di centinaia di case lungo la frontiera egiziana a Rafah, al ritmo di cinque case al giorno. In questa regione dove 82 bambini sono stati uccisi dall'esercito, è in atto un vero e proprio processo di pulizia etnica.

b) Diverse centinaia di nuovi ordini di confisca delle terre e l'espansione della superficie delle colonie a Deir el-Balah, Kfar Darom e Netzarim.

c) L'esclusione voluta da Sharon delle più importanti colonie della Striscia di Gaza dal cosiddetto piano di ritiro. Il premier Sharon evita inoltre ogni riferimento al ritiro dal corridoio che circonda la Striscia di Gaza da tutti i lati, corridoio tracciato su terre palestinesi.

Tratto da The Palestine Monitor, Marzo 2004

di Sherif El Sebaie at 00:00:00

26/10/2004

Arte libraria dell'Islam

Parte del frontespizio di un Corano Medievale.

Si noti la richezza della decorazione geometrica, la minuziosià dei dettagli floreali e la vivacità dei colori usati.

di Sherif El Sebaie at 00:00:00

25/10/2004

In casa propria...

E' giusto e interessante parlare dell' Islam, degli arabi, dei terroristi, dell'Irak e di tutto quello che vogliamo. Pontificare dai salotti televisivi e dalle pagine dei giornali "autorevoli" dicendo cosa dovrebbero e cosa non dovrebbero fare questi arabi incivili, criticare le dittature mediorientali, prendersela con loro perché non fanno partecipare i fondamentalisti alle elezioni come vuole la democrazia per poi criticarli se lo fanno per aver dato spazio ai fondamentalisti e quindi al terrorismo internazionale, prendersela con le donne che vogliono mettersi il velo di propria iniziativa chiamandole "scimunite e retrograde" per poi compatirle "Poverine, sono costrette dai loro uomini", esigere l'emancipazione della donna araba salvo affibiare alle scienzate irachene i soprannomi Dott.ssa Germe e Miss Antrace, criticare gli immigrati che non vogliono integrarsi salvo poi zittirli se esprimono opinioni sulla società in cui vivono "E tu che c'entri, che sei appena sbarcato. Non vedi la differenza con il tuo paese?", confondere le menti di dell'intero mondo arabo che non sa più quale Profeta invocare per accontentare l'Occidente che lo minaccia di continuo con i missili "intelligenti" puntati accusandolo però di possedere armi di distruzione di massa in grado di distruggere gli Stati Uniti in 45 minuti. Tutto questo è il sacrosanto diritto di qualsiasi "civiltà superiore" nei confronti di quelle meno fortunate e cosi sprovvedute da cadere nelle grazie e cortese attenzioni della prima. Ma alcune notizie apparse negli ultimi giorni dovrebbero spingere, secondo me, anche il più disinteressato dei lettori occidentali a riflettere su ciò che succede in casa propria.

Di seguito, ve ne riporto qualcuna:

"Libertà di culto nelle forze armate britanniche. Al punto da consenire, per la prima volta nella storia, a un tecnico navale satanista di praticare il suo credo a bordo di una fregata anche quando è in navigazione. La notizia è stata confermata dal ministro della Difesa. Grazie all'autorizzazione del suo comandante, Russell Best, lo scozzese 24enne Chris Cranmer, può praticare rituali satanisti a bordo, ed ha anche il diritto di essere sepolto secondo rituali tipici della «Chiesa di Satana», qualora fosse ucciso in missione. Il sottufficiale satanista serve da quattro anni nella flotta di Sua maestà britannica. Gli adepti della setta a cui appartiene il giovane da nove anni vivono secondo i cosiddetti 'nove comandamentì di Satana, che predicano la vendetta e l'indulgenza, invece che il perdono e l'astinenza"

"Un gruppo di studenti del Parini, tre ragazze e un ragazzo, ha allagato il proprio Liceo. Nel testo della loro confessione, gli autori si scusano e giustificano il loro gesto facendo capire che non pensavano di provocare un così gran danno, e aggiungendo di averlo fatto per evitare «un compito in classe di greco» che avevano proprio quel giorno"

"Una sedicenne è stata rapita e assassinata da un uomo di 43 anni conosciuto via sms un anno fa. Con lui aveva avviato una relazione che però ora voleva troncare. La tragedia si è consumata in due tempi in due località della Francia occidentale: l'uomo prima ha ucciso la ragazza poi si è suicidato"

"Ascolti Tv. L'Isola dei famosi batte tutti e si pensa già all'Isola 3. Simona ventura soddisfatta esulta, «mi spiace per le due fiction che si sono scontrate con noi." E se L'Isola ha dominato la serata di venerdi 22 ottobre, il picco in share, 61.5 %, è stato raggiunto un minuto prima della mezzanotte, dopo le nomination, quando Simona Ventura chiaccherava con un' Antonella Elia in lacrime, «vittima» assieme ad Ana Laura delle ultime nomination. «Mai avremmo pensato di battere addirittura il Grande Fratello», dice Simona, «ma si tratta di una rivalitá amichevole, il reality di Canale 5 rimane il papá di tutti i reality». Poi commenta, calcisticamente: «è come vincere un derby».

di Sherif El Sebaie at 00:00:00

24/10/2004

Sogno...

Tratto dal film "Simone" (Al Pacino), ma cosi si presentavano le piramidi anche la notte di celebrazione del Millenio

Nota: Ancora una volta mi trovo costretto a ricordare una condizione importante: questo spazio accetta le opinioni di tutti (e gli esempi non mancano) purché non si ricorra alle offese gratuite. Qualcuno mi può spiegare allora perché, all'interno dei commenti, mi devo sorbire le brillanti esibizioni di un Giovanni (che ha anche promesso di non scrivermi più) del tipo "Evidentemente l'Italiano non lo conosce molto bene" (Il tipico ricatto linguistico del razzista di turno per offendere o sminuire le mie personali opinioni su certi scritti. Mi spiace, ma in questo caso non funziona), "Un po' di storia bisognerebbe ripassarla" (E se questa non fosse il mio pane quotidiano cosa direbbe?), "Lo so, lei rimpiange il modello egiziano. Ma qui quel modello non è ben accetto. In democrazia possono parlare tutti: la differenza con il suo paese non la ha ancora notata?!" (Si che l'ho notata, e sono perfino ben informato su quello che scrive la stampa estera sul governo italiano (Mamma mia che roba) ! A differenza di qualcuno che si diverte diffamandolo, io sono riconoscente al mio paese e meglio di chiunque posso comprendere quale sia il modello più adatto per governarlo. Altrimenti saremmo già governati dagli inturbantati, e non credo la cosa gli sia più gradita. Comunque, la democrazia dice anche, nel caso che il "signore" non lo sapesse, che se quello che c'è scritto qua lo turba, è anche libero di non leggere) "Io le consiglio di tentare di confrontarsi con gli altri, altrimenti l'esistenza qui le sarà sgradevole" (E questa cos'è? Posso già intravedere il reato di intimidazione per caso?). Ovviamente l'ultimo commento dell'autore in questione è stato cestinato, ma più che un'iniziativa mia, ho preso alla lettera la sua promessa. Aveva detto che non mi avrebbe più scritto, e invece mi ha dedicato un bel paragrafone di offese. Conscio che gliel' avrei cestinato, l'ha pure salvato per ripubblicarlo. Fa niente, io ci impiego un istante a cestinare (Mi chiedo però, visto che sapeva che gliel'avrei cestinato, perché non moderare i toni?). Mi aspetto coerenza da parte dei lettori seri, l'illustre individuo in questione mi ha deluso: certe persone non sono proprio in grado di discutere con civiltà. Per fortuna, a confermare la mia opinione è Daniela che scrive: "Ascoltate, questo Giovanni e' un provocatore che e' già stato allontanato da molti forum per la sua pessima abitudine, confremata anche qui, di offendere tutti coloro che non la pensano come lui e di creare solo liti e dissapori. Proprio una malerba. Fossi in lei, Sherif, lo bannerei immediatamente. Tra l'altro dice e pensa un mucchio di sciocchezze colossali e, quando qualcuno le contesta giustamente, lui prima abbaia, poi morde". Prenderò il suo consiglio alla lettera, non si preoccupi :)

Per impegni improvvisi, ma anche per cambiare un pò tematica prima di rispondere ad Andrea, vi propongo la seguente poesia, inviatami da un'italiana d'Egitto - la signora Bianca Esposito - che rievoca in alcune dolcissime rime la sua infanzia nella Terra dei Faraoni, cosi meravigliosa da rodere il fegato delle anime nere. Ecco quindi a voi....

Sogno

C'era nell'aria un odore di datteri maturi e la limonata ghiacciata portava via la sete.

Il rintocco delle campane faceva eco alla voce di un lontano muezzin fondendosi in un'unica preghiera al calare del sole.

AU CLAIR DE LA LUNE……

Svelte svelte le suore, alte e sottili vestite di bianco passavano nei corridoi a dire : in classe, presto in classe ed il largo copricapo bianco ondeggiava alla loro voce.

Mille parole di lingue diverse rimbalzavano nelle strade, nelle piazze e diventavano musica mescolandosi al ruggito del traffico .

Il tempo si fermava nei cafè dalle tende di perline colorate che tintinnavano al ritmo delle radio.

…MOM AMI PIERROT…

Il vento sferzava con raffiche di sabbia le palme che agitavano le chiome e si insinuava sibilando tra le case.

Mentre il mare spumeggiava sugli scogli e balzava in una miriade di spruzzi di cristallo sulla Corniche.

Le bandiere sventolavano serene le une accanto alle altre a salutare il vento.

Il Natale, il Rammadam, lo Yom Kippur erano un'unica grande festa.

…AU CLAIR DE LA LUNE MON AMI PIERROT…

Donne vestite di nero, avvolte in un lungo velo nero, camminavano lentamente a gruppi ed il loro cicaleccio era una lingua che conoscevo.

L'Italia, saggia e silenziosa, era lontana al di la' del mare.

E ogni domani, inshallah, portava in dono cose nuove.

….PRETE MOI TA PLUME…

Dare la mano e fare l'inchino agli amici di mamma e papà.

Abiti fiorati e giacche bianche danzavano mentre una melodia scivolava leggera sul piano.

Sipari di velluto rosso e applausi al teatro.

Giardini ombreggiati e fiori dai mille profumi, fontane e vialetti, giochi e risate.

….AU CLAIR DE LA LUNE MON AMI PIERROT … PRETE MOI TA PLUME…

Saltellare lungo la Corniche seguendo una filastrocca e fermarsi davanti alle pannocchie abbrustolite .

E la luna lasciava fili d'argento sul mare increspato.

…. POUR ECRIRE UN MOT….

Allora ho chiesto: " E' stato un sogno?"

"No. Era la tua infanzia."

Bianca Esposito, Torino, ottobre 1991.

di Sherif El Sebaie at 00:01:40

23/10/2004

Delucidazioni su Israele

Arafat stringe la mano del rabbino Hirsch, fervente oppositore del Sionismo.

Con la serie "Le nuove frontiere dell'antisemitismo" conclusasi ieri e le due risposte che seguiranno (la prima delle quali, oggi, dedicata a Mauro), esaurirò le mie opinioni sui temi "Israele-Palestina", "Islam e antisemitismo", "Nazismo e Olocausto". Mi scuserete (spero) se dopo la risposta ad Andrea, riterrò questo argomento chiuso. Non voglio che il blog si trasformi in un eterno dibattito sulla questione palestinese e/o sull'Olocausto. Parlando di queste cose infatti, si tende ad andare avanti all'infinito e normalmente nessuno degli interlocutori è disposto a cambiare opinione. Mi ha fatto molto piacere comunque sentire i vostri pareri e nulla vieta che la discussione prosegui tra i lettori nell'ambito dei commenti.

Gentile Sherif, voglio proporre una serie di riflessioni:

1) Lei scrive a proposito dello scontro tra ebrei emigrati in Palestina e arabi "Una lotta che, all’inizio, non ha mai avuto i contorni della guerra di religione o della persecuzione antisemita bensì quelli della lotta fra occupanti e occupati". Se oggi noi definissimo le aggressioni di Borghezio e delle guardie padane agli immigrati sui treni "uno scontro tra occupati e occupanti", in Italia ci sarebbe un comune - e giusto - grido di riprovazione. I primi ebrei in Palestina, come lei dice, furono avversati per motivi economici - in qualche post di un paio di giorni fa proprio lei parla di razzismo concorrenziale, e questo è il caso tipico. Infatti gli ebrei perseguitati in Russia e in Europa orientale trovarono in Palestina uno dei posti dove andare. Se i primi insediamenti, le moshavot - capitalistici - permisero una comune convivenza, furono poi i kibbutzin - la cui organizzazione era invece socialista - a provocare la rabbia degli arabi, che si iniziarono a trovare disoccupati. Purtroppo, però, le violenze che ci furono portarono a molti morti, e sostanzialmente appannavano quell'idea che gli ebrei avevano iniziato a coltivare di non essere più soggetti a pogrom e persecuzioni.

Risposta: le sue affermazioni sono corrette. Gli scontri tra ebrei ed arabi cominciarono quando i primi immigrati ebrei scacciarono i lavoratori arabi a favore dei loro nuovi, e sempre più numerosi, correligionari in arrivo. Si trattò quindi, come affermo nel testo, di una lotta di natura "politica", se vuole "economica" legata a motivi "concorrenziali", ma comunque non di antisemitismo teologico o puramente razziale. Ed è proprio questo il senso dell'intera serie di articoli: non c'è quindi nessuna incogruenza ideologica nelle affermazioni. Perché, allora, porre il concetto sul piano "Occupanti e occupati" (presumo fosse quello il punto sul quale voleva soffermarsi) ? Perché va tenuto in considerazione che quando il feudatario ebreo prendeva la decisione sopra citata, di fatti svuotava intere regioni. I primi proprietari terrieri ebrei (che avevano comprato la terra dagli originari proprietari feudali arabi) , disponevano infatti di territori immensi sui cui sorgevano interi villaggi, secondo le usanze ottomane che riponevano nelle mani di un singolo proprietario (prima arabo, poi ebreo) enormi estensioni territoriali. Non si può svuotare un intera regione dai propri abitanti, anche se si tratta di una "proprietà privata", senza scatenare un meccanismo di lotta all' "occupazione" specie se viene dichiararo, in seguito, anche lo "stato". Comprare la terra non dà nessun diritto politico. La situazione della Palestina di quei tempi non è affatto paragonabile ad un'ipotetica situazione dell' Italia: gli immigrati (che non sono solo arabi) sono un'esigua minoranza. Non mi risulta che girino armati nè che siano proprietari di intere regioni e tanto meno che stiano rivendicando uno stato sul territorio italiano in nome di qualche versetto del Corano o in nome di una vecchia residenza araba risalente al Medioevo. Per capire meglio la situazione, basterebbe un'esempio applicato nelle medesime "condizioni storiche", un esempio assurdo quindi, che non potrà mai verificarsi (lo dico, altrimenti qualche leghista muore di attacco cardiaco): se un giorno gli immigrati musulmani aumentassero di numero e comprassero un'estensione territoriale pari - diciamo - ad un'intera regione italiana, e poi cominciassero ad espellere gli abitanti italiani a favore dei loro correligionari prima di rivendicare uno stato islamico, lei approverebbe?

2) Lei scrive subito dopo: "nella storia del mondo arabo non c’è nulla di simile ad Auschiwtz nonostante ci fossero migliaia di ebrei residenti nei paesi arabi in guerra contro Israele. Anzi, fu loro permesso di raggiungere il nascente stato ebraico, rinforzando di conseguenza le fila dell’esercito israeliano stesso". Ora: questa è sicuramente un’interpretazione storica, e come sappiamo le interpretazioni storiche sono molto importanti, ma se io dicessi che nel ’48 e nel ‘67 ai palestinesi fu permesso da parte dell’esercito di Israele di ricongiungersi con i loro amici arabi all’esterno dello Stato di Israele, credo che lei non sarebbe concorde. Infatti: agli ebrei non fu permesso di andare raggiungere il nuovo Stato. Essi furono espulsi e i loro beni requisiti senza indennizzo (oggi si attende ancora). Che poi i regnanti dei paesi arabi non siano stati lungimiranti da attendere la fine del conflitto, e anzi crearono un ulteriore motivazione a combattere agli ebrei in Palestina… questo è un altro problema.

Risposta: In quel punto volevo sottolineare un dato di fatto, sempre funzionale alla tesi dell'articolo (che non si deve perdere di vista). La tesi era, in pratica una risposta negativa alla domanda: i musulmani, storicamente, erano davvero "antisemiti"?. Se lo fossero per davvero e quindi in una maniera intrinseca, avrebbero colto "al balzo" l'occasione della guerra del 1948 per sterminare gli ebrei residenti nei loro paesi (Anzi, se lo fossero, quelle stesse minoranze ebraiche nel 1948, dopo centinaia di anni di dominio islamico, non sarebbero nemmeno esistite). Visto che c'era anche il precedente dei campi, avrebbero potuto benissimo rinchiudervi gli ebrei dopo averli espropriati. Invece li hanno lasciati andare dove volevano, e molti hanno scelto Israele: questa era una scelta volontaria loro che bisogna tenere in conto. Se ci pensa, nessun altro paese in guerra l'avrebbe fatto: gli inglesi durante la seconda guerra mondiale rinchiusero gli italiani d'Egitto per quattro anni nei campi di concentramento. Gli americani hanno espropriato i nippo-americani e li hanno richiusi nei campi di concentramento. Ma nessuno dei due paesi ha permesso a quei cittadini (perché lo erano a tutti gli effetti) di andare da nessuna parte, tanto meno di ritornare nelle proprie patrie di origine, per paura che si mettessero al servizio dell'esercito e/o dei servizi di intelligence degli stati con cui erano in guerra. Nessuno di quei paesi può essere qualificato di "anti-cattolico" o "anti-buddista" oggi proprio perché non c'era una dimensione teologica nel conflitto. Lo stesso vale anche per il conflitto arabo-israeliano, almeno nei primi tempi, e a riprova di ciò viene ricordata l'inconsueta scelta dei paesi arabi di espellere, ma non di sterminare o di rinchiudere, gli ebrei residenti nei propri confini. Come volevasi dimostrare, espulsioni o meno, gli arabi non sono "antisemiti" per puro gusto di persecuzione teologica o storica. Tale episodio non va comunque paragonato alla situazione dei palestinesi che venivano bombardati con bombe e volantini che riproducevano foto di massacri compiuti dai sionisti in altri villaggi con la scritta "Questa sorte toccherà a voi se non ve ne andate". E' ormai dimostrato che i sionisti lasciavano di proposito, durante gli attacchi ai villaggi palestinesi, un solo corridoio libero per invogliare la popolazione alla fuga, sollecitata anche da parte degli stessi paesi arabi. La popolazione comunque, non aveva scelta, e fra il massacro e la fuga sceglieva la fuga. Ripeto, comunque, il concetto di sopra: i paragoni devono essere fatti con le medesime "condizioni storiche".

3) Le scelte del Muftì di Gerusalemme durante la seconda guerra mondiale: che il nemico del mio nemico sia mio amico va sicuramente bene, ma le SS islamiche in Jugoslavia non avevano nulla a che vedere con gli ebrei in Palestina. In secondo luogo, gli inglesi non erano i nemici dei palestinesi: il loro atteggiamento fu più che ambiguo. Nel ’36 chiusero le frontiere all’immigrazione, e nel ’39 rimandarono indietro ad Amburgo una nave piena di ebrei che erano riusciti a scappare allo sterminio (!!!!): sì gli inglesi rispedirono gli ebrei nei forni crematori!!! Il comportamento dei soldati, infatti, era sicuramente più compiacente verso gli arabi che non verso gli ebrei in Palestina. Lei cita la formazione Stern: come mai questa iniziò a fare attentati contro gli inglesi se gli inglesi erano loro amici?

Risposta: Le SS erano un corpo dell'esercito tedesco a cui venivano affidate svariate mansioni. Non erano un corpo addetto alla sola persecuzione degli ebrei. Il fatto che il mufti avesse giocato un ruolo di primo piano nell' arruolamento delle SS islamiche non significa che lo facesse con lo scopo di sterminare gli ebrei. Mi rifaccio all'affermazione si Stefano Fabei: Il mufti non sapeva nulla della soluzione finale. Ciò che ha fatto l'ha fatto per appoggiare lo sforzo bellico nazista. Esattamente come gli ebrei di Stern si proponevano di formare brigate ebraiche per aiutare il Terzo Reich nella costruzione di un nuovo ordine mondiale. Eppure loro, in quanto ebrei in contatto con i loro correligionari, sapevano senz'altro - nel 1941 - che questi ultimi erano perseguitati. Per quanto riguarda l'Inghilterra invece, proprio il suo atteggiamento ambiguo ne fa un nemico degli arabi. Gli inglesi dovevano ritirarsi e permettere al popolo palestinese di scegliere la propria strada, come hanno fatto nelle altre colonie, seppur formalmente. Invece favorirono l'immigrazione ebraica, salvo poi bloccarla in alcune occasioni in modo da tenere entrambi i piedi in una sola scarpa (quella ebraica e quella araba) prima di scaricare definitivamente la "patata bollente". Ed è allora che il gruppo Stern interveniva, essendo ben consapevole della volontà strumentalizzatrice di Sua Maestà che puntava a rinvigorire gli scontri arabo-israeliani più che a calmarli. Non dimentichiamo poi che quando si parla di Stern, si parla di un'organizzazione estremista, quindi qualsiasi tentativo - seppur formale - di bloccare l'immigrazione ebraica veniva inteso come un affronto. Ma l'intento britannico era chiaro già dal 1917 con Lord balfour: gli inglesi avrebbero aiutato gli ebrei a stabilirsi in Palestina e di fatti, ritirandosi, lasciarono gran parte delle strutture e delle armi in mano ebraica.

4) Lei, poi, continua: “Lo sbaglio di Israele sta nell’aver privilegiato, nelle sue alleanze, il blocco occidentale ovvero chi era colpevole di aver inflitto al popolo ebraico le peggiori sofferenze”. E qui, mi scusi ma non ci siamo. Israele non ha privilegiato nessun blocco occidentale: infatti inizialmente il Movimento sionista andò in cerca di supporto dove lo trovava. Theodor Herzl andò dal papa e tentò addirittura di farsi ricevere dal sultano dell’Impero Ottomano!!! Quindi, data la situazione di contingenza - pogrom in Russia, pogrom in Polonia, in Repubblica Ceca, il caso Dreyfus in Francia e poi dal ’33 anche Hiltler in Germania – il movimento sionista andò da chi era disposto ad aiutarli. Il caso dell’Inghilterra è emblematico: se l’alta dirigenza si impegnò a favore degli ebrei, la base – i soldati sul campo, quelli in Palestina dal ’22 – non seguirono le linee direttrici del Governo. Come poi dimenticare che Golda Meir, futuro primo ministro, proprio pochi giorni prima che i paesi arabi invadessero Israele nel ’48 andò ad incontrare re Hussein di Giordania, addirittura travestendosi? Il sostegno occidentale è stata l’unica sponda disposta a prestare orecchio al lamento. Successivamente la situazione appare ancora più esplicita: il sostegno degli Stati Uniti a Israele – oggi tanto condannato – arrivò infatti solo dopo che l’URSS firmò un contratto con l’Egitto. E anzi: l’URSS riconobbe di diritto Israele, mentre gli USA lo riconobbero solo di fatto – formalità diplomatiche, per carità, ma in quanto tali avevano un significato.

Risposta: Il percorso storico che illustra sopra non fa che accreditare la tesi da me sostenuta nell'articolo: gli ebrei non erano tollerati in gran parte dell' Occidente, e questo ha fatto nascere un movimento nazionalista che cercava appoggio da qualche parte. L'ha trovato in Inghilterra (e cosi è riuscito a farsi lo stato, indipendentemente dal presunto comportamento dei soldati inglesi sul campo) ma di fatto le lettere di Lord Balfour dimostrano che il sostegno in questione venne fornito con un fine di futura strumentalizzazione politica. L'appoggio alla causa sionista, invece, non c'era presso il Sultano, che d'altronde ha esclamato "Perché dovremmo accogliere coloro che i tanti civili europei non vogliono nei propri paesi?". Ma si trattò di una reazione normale, allora. Perché il Sultano avrebbe dovuto regalare una territorio del suo impero ad una massa di immigrati indesiderati in Europa? L'effettivo appoggio occidentale arrivò, difatti, solo dopo la seconda guerra mondiale, quando gli ebrei erano ormai una realtà ben radicata e militarmente influente in Palestina. In quel momento però, Israele si è scordato dei comportamenti occidentali ambigui, si è fatto forte della richiesta di risarcimento danni e gli arabi vennero accantonati Le eccezioni furono due: la Giordania, monarchia imposta e appoggiata dai britannici che non avrebbe mai osato dire di no alla volontà di Sua maestà e L'Egitto, ma questo è successo dopo sette anni di occupazione, una guerra (del kippur) che lasciò Israele - seppur inizialmente - sconvolto e un corraggioso appello alla pace arrivato da parte araba. Non da parte israeliana.

5) In fine Lei scrive ”Gli arabi sono stati accantonati, perseguitati, deportati, privati della speranza in nome di un iniziale sionismo revisionista, affermatosi con i primi disordini antiebraici negli anni trenta in Palestina […] che si è appropriato delle tendenze ideologiche nazionaliste proprie della tradizione della destra europea”. No: gli arabi si sono accantonati, e si sono privati della speranza: in primo luogo non accettarono il piano di spartizione dalla Palestina varato dall’ONU (oggi invocata come entità quasi divina), in secondo luogo iniziarono le violenze appena due giorni dopo che il piano fu approvato, dando vita alla “guerra civile”, nella quale erano loro ad attaccare e gli ebrei a difendersi. Una volta che furono sconfitti chiamarono i loro fratelli, e il giorno stesso in cui Israele nasceva, veniva invaso dai Paesi arabi circostanti. La speranza, caro Sherif, viene invece ancora coltivata: quella – come disse il muftì di Gerusalemme da lei citato – di buttare a mare gli ebrei e quella di raggiungere le 70 vergini in Paradiso che premiano i martiri. Attendo che lei risponda a tutti i punti, uno per uno, senza furberie.

Risposta: Il discorso deve essere fatto in relazione a due periodi temporali indipendenti. Nel 1948 i palestinesi, e assieme a loro gli arabi, non avevano nessuna ragione di accettare la decisione presa dal blocco occidentale che sosteneva Israele, con qualche astenuto che buttava il sasso nascondendo la mano. E' come se gli italiani dovessero accettare la decisione di un qualche organismo internazionale (con i voti favorevoli dei paesi arabi) per spartire il territorio italiano fra gli immigrati arabi (che - poniamo - sono diventati tanti, e possiedono un pò di terra (comunque un'esigua percentuale del totale)) e i veri cittadini del paese. Per di più dando un'estensione territoriale superiore agli immigrati, ben oltre ciò che effettivamente hanno comprato. Lei accetterebbe? Non credo. In epoca moderna invece, non ci piove: per molto tempo i palestinesi non hanno capito (come ha fatto Sadat) che non si riuscirà mai a risolvere questa questione in modo radicale (cioè riprendendosi tutta la terra) o "buttando al mare gli ebrei". E non capendolo, hanno perso ottime occasioni, come quella che venne offerta loro ai tempi di Sadat, per esempio. Ma a bloccare questi tentativi oggi, non è più il desiderio di riprendersi tutta la terra o le famose vergini, bensi le questioni sensibili su cui Israele non vuole discutere: lo status di Gerusalemme, il ritorno dei profughi e lo smantellamento delle colonie. Sono sicuro che se si mettessero a discutere su queste questioni seriamente, e raggiungessero una soluzione, la questione palestinese potrebbe ritenersi risolta. Rimarrà, però, il giudizio della Storia.

di Sherif El Sebaie at 00:07:06

22/10/2004

Le nuove frontiere dell'antisemitismo "4"

Prima puntata

Seconda puntata

Terza puntata

I pilastri del progetto di strumentalizzazione occidentale della questione arabo-palestinese, ben si delineano in alcune lettere di Lord Balfour (lo stesso che ha promesso agli ebrei, nel 1917, un “focolare nazionale nella Palestina occupata dagli inglesi) tipo quella datata 31 ottobre 1917: “La grande maggioranza degli ebrei in Russia e in America sembra favorevole al Sionismo…Se potessimo emettere un comunicato di appoggio a quell’ideale, avremo l’occasione organizzare una campagna propagandistica”oppure quella datata 17 novembre 1919: “Il sionismo, giusto o sbagliato che sia, buono o cattivo, affonda le radici in tradizioni millenarie, in necessità attuali, e in future speranze la cui importanza è ben più profonda dei desideri e dei pregiudizi dei 700.000 arabi che vivono in quell’antico paese”. Una politica che è ben riuscita nel suo intento: da cinquant’anni a questa parte, sia gli arabi che gli ebrei non fanno altro che sprecare risorse nella lotta che li contrappone. Una lotta che, all’inizio, non ha mai avuto i contorni della guerra dei religione o della persecuzione antisemita bensì quelli della lotta fra occupanti e occupati: nella storia del mondo arabo non c’è nulla di simile ad Auschiwtz nonostante ci fossero migliaia di ebrei residenti nei paesi arabi in guerra contro Israele. Anzi, fu loro permesso di raggiungere il nascente stato ebraico, rinforzando di conseguenza le fila dell’esercito israeliano stesso. Il leader dell’Olp, Arafat, non ha mai avuto pregiudizi antisemiti. Un suo amico d’infanzia al Cairo era un ebreo e nel 1955 emigrò in Israele. In un’intervista ad uno dei più importanti quotidiani israeliani, Yediot Aharonot, il 3 gennaio 2004 disse: “Yasser veniva da noi, a volte si fermava a pranzo o cena. Eravamo molto amici. Giocavamo spesso a pallone, con una palla fatta di vecchie calze. Per il Ramadan davamo fuoco al pallone e ci giocavamo. Non c’erano differenze tra ebrei ed arabi: stavamo tutti assieme, ma in caso di litigi mi difendeva sempre dagli altri bambini arabi”. L’Olp stesso era un’organizzazione laica e il suo vertice politico fu il primo a mostrarsi preoccupato che la battaglia di rivendicazione palestinese potesse essere danneggiata dalla presenza di tendenze antisemite nel movimento. In un libro sul Talmud pubblicato dall’Olp nel 1970, l’autore As’ad Razzuq ha lamentato che gli scrittori arabi si fossero affidati in genere a fonti cosi screditate come i Protocolli o il Talmudjude di Rohling, fonti che “oggi sono rifiutate e disprezzate da tutte le persone civili” innestando forzatamente in un mondo non europeo tutto il bagaglio europeo di stereotipi antisemiti. Peccato che Israele abbia deciso di chiudere un occhio, inizialmente, su una formazione religiosa fondamentalista, Hamas, da contrapporre ad Arafat. Organizzazione che, a lungo andare, trasformò la lotta palestinese in una guerra di religione dove ogni ebreo è considerato un soldato. Lo stesso Hajj Amin Al Husseini, mufti di Gerusalemme “inchiodato” dal suo sostegno al Fuhrer del Terzo Reich, chiarì la sua posizione prima della morte, avvenuta nel 1974: più che antisemitismo, la seconda guerra mondiale imponeva una scelta di campo. Gli inglesi erano padroni della Palestina e avevano aiutato gli ebrei a installarvisi per fondare uno stato. In quanto ai tedeschi, non avevano imposto alcun giogo coloniale al mondo arabo, e inoltre erano nemici di inglesi ed ebrei “Il nemico del tuo nemico è tuo amico” aveva concluso. Alla stessa conclusione è arrivato anche Stefano Fabei, autore di “Il Fascio, la Svastica e la Mezzaluna” in un’intervista a Radio Radicale: “Non si può valutare la decisione dei nazionalisti arabi alla luce dell’esperienza moderna e di ciò che conosciamo oggi. Per loro, il fine giustificava i mezzi e comunque il Gran Mufti era all’oscuro della Soluzione finale”. Per quanto appaia incredibile, questa tendenza di rivolgersi a chi veniva percepito come il vincitore indiscusso del conflitto, si verifica anche all’interno della comunità ebraica della Palestina, quando è ancora in corso la “soluzione finale”. Un gruppo ebreo di estrema destra, l’organizzazione terroristica Stern, propone ai nazisti un’alleanza: in cambio della partecipazione degli ebrei allo sforzo bellico antibritannico, i nazisti li aiuteranno a creare il loro stato sul suolo palestinese dopo la vittoria del Terzo Reich. Questa, proposta figura nel messaggio inviato dall’organizzazione all’ambasciatore nazista ad Ankara Franz Von Papen nel gennaio del 1941: “C’è una comunanza di interessi tra il nuovo ordine in Europa, voluto dai tedeschi, e le profonde aspirazioni del popolo ebraico. La creazione dello Stato storico degli ebrei su base nazionale e totalitaria alleato con il Reich tedesco, coincide con il bisogno tedesco di rinforzare e salvaguardare le sue future posizioni in Medio Oriente”. Nel novembre del 1947, alle Nazioni Unite il blocco occidentale e la Russia votarono favorevolmente la decisione di creare uno stato israeliano interpretando la sua nascita come risarcimento per un popolo che aveva rischiato l’annientamento. Non mancò però, in questa decisione, e più in generale nell’aperta presa di distanza di ogni forma di antisemitismo da parte di diversi paesi occidentali e del blocco comunista, una profonda serie di contraddizioni quando si pensi che gli stessi governi solo in parte potevano dirsi completamente innocenti in rapporto al massacro compiuto dai nazisti. Churchill stesso mostrava un particolare pregiudizio nei confronti degli ebrei, al pari di Henry Ford (1863-1947), il famoso capitalista statunitense che scrisse il libro “l’ebreo internazionale” in cui ribadiva le tesi dell’antisemitismo moderno. Lo sbaglio di Israele sta nell’aver privilegiato, nelle sue alleanze, il blocco occidentale ovvero chi era colpevole di aver inflitto al popolo ebraico le peggiori sofferenze. Gli arabi sono stati accantonati, perseguitati, deportati, privati della speranza in nome di un iniziale sionismo revisionista, affermatosi con i primi disordini antiebraici negli anni trenta in Palestina (che erano di natura economica, non religiosa) che si è appropriato delle tendenze ideologiche nazionaliste proprie della tradizione della destra europea, proponendo il disegno espansionistico della “Grande Israele” (originariamente pensata come l’estensione spropositata che va dal Nilo all’Eufrate) e la guerra e la deportazione come strumenti efficaci per ritagliare un territorio dalle dimensioni adeguate per il nuovo paese. Questo sionismo, pur avendo rinunciato al disegno del Grande Israele, è tornato in voga con il governo Sharon: indisponibilità al dialogo, demonizzazione degli interlocutori, proposte unilaterali e inconcludenti. Il futuro di Israele non è nel diventare membro dell'Unione Europea, lontana migliaia di chilometri - come chiede a gran voce qualche responsabile politico - ma nell’aprirsi ai suoi naturali e più vicini interlocutori: gli arabi.

di Sherif El Sebaie at 00:00:00