06/10/2004

Il Cairo di notte e dall'alto

di Sherif El Sebaie at 00:00:00

05/10/2004

Col sangue e col suolo

(ANSA) - TREVISO, 1 SETTEMBRE - Secondo la questura di Treviso, Ajad Anwar Wali, l' uomo d'affari iracheno rapito ieri pomeriggio a Baghdad, non ha la cittadinanza italiana e quindi non puo' essere in possesso di passaporto italiano. Dai primi accertamenti della questura trevigiana, l'imprenditore aveva fatto la richiesta per ottenere la cittadinanza italiana nel 2003 ma il procedimento e' ancora pendente e generalmente dalla domanda alla concessione passano anche 4-5 anni. Di conseguenza e' impossibile che abbia un passaporto italiano. Non solo. A Wali il permesso di soggiorno e' scaduto nel 2003, anno in cui ha abbandonato anche la sua casa di Castelfranco, senza chiedere il rinnovo"

Presumo volessero dire: "A noi non ce ne frega niente se ha speso metà della sua vita qua, se ha studiato, lavorato e pagato le tasse in Italia, se ha moglie, fratello e figli italiani, tantomeno che fosse andato in Irak per promuovere l'economia italiana. Lui, il passaporto italiano non ce l'ha. Anzi...Non solo...gli era pure scaduto il permesso...Pensate un pò: come ha osato, dopo 24 anni in Italia, dimenticarsi di rinnovare il permesso, eh? Qualcuno ce lo può spiegare ? Non siamo tenuti a salvargli la vita". E infatti cosi è successo. Per quella persona che sembrava - almeno in un primo momento - "un iracheno con passaporto italiano" (e non, ovviamente, un "italiano di origini irachene"), niente "trattative in corso", "contatto continuo con i familiari", interviste o fiaccolate.

Sul Corriere della Sera il fratello grida la sua disperazione: «Appena ho saputo del rapimento di mio fratello, mi sono rivolto al mio governo. Ho chiamato la Farnesina. Si sono fatti lasciare il numero, hanno detto: richiameremo. Non hanno richiamato. L'ho fatto io. Hanno detto: mandi un fax. L' ho mandato. Niente. Allora ho telefonato all' ambasciata italiana a Bagdad, chiedendo dell' ambasciatore. Non c' era. Ho richiamato. Era in riunione. Ho chiamato ancora. Era molto impegnato [...] Perché abbandonare mio fratello? Non è un essere umano anche lui? Non ascolta la stessa musica, non guarda gli stessi film, non crede nelle stesse cose?».

Ma vi rendete conto? 24 anni in Italia, praticamente dall'età di 19 anni, con tanto di matrimonio in una chiesa cattolica alle spalle e una ditta che esportava i prodotti di più di 200 aziende italiane del nord-est nel mondo, e viveva ancora in Italia con un permesso rinnovabile (!). La sua richiesta per la cittadinanza doveva languire per altri 4-5 anni mentre la legge prevede (L.241/90 e relativo decreto ministeriale) che il relativo procedimento possa - legittimamente - avere una durata di circa 2 anni. E dire che in Canada la cittadinanza la danno, dopo accurattissimi controlli, graduatorie ed esami in non più di tre anni, a volte in soli sei mesi.

Molti, purtroppo, continuano a pensare ad una cittadinanza di sangue e di suolo, e non ad una cittadinanza basata sulla condivisione di un ideale di patria e di uno stile di vita. E come poteva essere altrimenti, in un paese in cui - come diceva la Fallaci in un attimo di lucidità - vi sono ancora individui che girano con le camicie verdi intonando "Mi sun lumbard, mi sun lumbard!"?

Dice Aldo Cazzullo, sempre sul Corriere: "Scriveva Ungaretti del suo amico Moammed Sceab, «suicida perché non aveva più Patria», che «amò la Francia/ e mutò nome/ Fu Marcel/ ma non era francese/ e non sapeva più/ vivere/ nella tenda dei suoi/ dove si ascolta la cantilena/ del Corano/ gustando un caffè»; e che «forse io solo/ so ancora/ che visse». Confidava de Gaulle ad André Frossard che «un gibutiano può essere più francese di un parigino, se condivide una certa idea della Francia». Vedremo nei prossimi giorni qual è la nostra idea dell' Italia."

di Sherif El Sebaie at 00:59:39