11/10/2004

Rispettare il lutto !

Soccoritori egiziani alla ricerca di corpi sepolti sotto le macerie dell' Hilton Taba

"D’altra parte, molti israeliani rientrati in patria in pigiama e senza niente in mano (erano 40 mila in vacanza in Egitto, ora sono duemila) raccontano bellissime scene di aiuto da parte della popolazione (egiziana, ndr) e anche il sollievo delle guardie (egiziane, ndr) stesse quando ricevevano il permesso di introdurre i mezzi di soccorso israeliani da un’autorità superiore. Una famiglia con due bambini racconta che a Taba, dopo lo scoppio, per qualche decina di minuti non sono riusciti a ritrovare i loro piccoli. Un impiegato dell’albergo li aveva presi in braccio e, proteggendoli col suo corpo, li aveva estratti dall’hotel e portati sulla spiaggia dove tutti si accatastavano per salvarsi dal cemento che cadeva in pezzi. L’impiegato aveva salvato i piccoli nonostante avesse a sua volta un figlio nell’area del disastro: lo ha cercato solo una volta messi al sicuro gli altri bambini. Altri israeliani raccontano che sono stati ricoverati scalzi e seminudi nelle case della gente, nutriti, scaldati, accompagnati al confine"

Fiamma Nirenstein, La Stampa, 10/10/2004

Credo che la Nirenstein sia stata (nonostante abbia manifestato in passato, ma anche in questa occasione, un incondizionato appoggio alla politica di Sharon) l 'unica giornalista ad aver seguito onestamente le vicende del tragico attentato in Egitto. Certo, nel suo articolo non ha risparmiato critiche alla burocrazia egiziana che ha ritardato i soccorsi (ma di questa soffrono gli stessi egiziani), e frecciatine al governo definito "autoritario" (quello egiziano) paragonato a quello di una "democrazia" (Israele) (ma se non fosse "autoritario", a quest'ora - noi egiziani - saremmo stati governati da chi indossa il turbante), ma - perlomeno - non ha raggiunto i livelli vergognosi di altri suoi colleghi, di cui parlerò in seguito.

Quale stato però farebbe attraversare i suoi confini ai militari di un esercito straniero che ha invaso il Sinai alcune decine di anni fa, due giorni dopo la celebrazione della ricorrenza del 6 ottobre (data della guerra che diede inizio al processo di liberazione del Sinai dall'occupazione israeliana durata ben 6 anni)? Per non parlare poi dell'ostilità sempre maggiore con cui viene visto da parte di tutto il mondo arabo (non dimentichiamo infatti che Israele sta tuttora perseguendo una politica di violenza nei confronti della popolazione civile palestinese). Quale governo prenderebbe una simile decisione senza valutare prima l'impatto mediatico di un' azione simbolica di questo tipo e senza fare tutti i calcoli politici del caso ?

Dobbiamo renderci conto che una decisione del genere, in questo momento, è una cosa molto sensibile che non andava assolutamente presa alla leggera. Poteva anche diventare la scintilla che i fondamentalisti attendono per prendere il potere in Egitto. Ma il popolo egiziano - come ha raccontato la stessa Nirenstein - non si è mai mostrato da parte dei terroristi, e ancora una volta, li ha abbandonati e delusi. E cosi, dopo la Francia, anche l'Egitto ha sconfitto moralmente, e sonoramente, il terrorismo. Il governo egiziano, in questa occasione, ha in realtà dato una grande prova di sangue freddo e di prevegenza politica.

Ciò che conta, alla fine, è che l'autorizzazione sia stata data. Che la necessità di salvare vite umane abbia prevalso sulle considerazioni politiche, e che - come dice la Nirenstein - "dopo tre giorni di lavoro fianco a fianco, le forze del soccorso egiziano (divise blu, ndr) e quelle del soccorso israeliano (divise mimetiche, ndr) hanno avuto parole di grande stima reciproca, quasi di affetto. E ai giornalisti egiziani che chiedevano spiegazioni per la presenza di truppe israeliane sul terreno sovrano nazionale il generale egiziano ha dato un duro benservito: «Abbiamo salvato vite ed estratto corpi aiutandoci reciprocamente". Non solo, lo stesso Sharon ha ringraziato pubblicamente il presidente Mubarak e il governo egiziano per l'impegno e la solidarietà.

Purtroppo, altri giornalisti non si sono lasciati perdere l'occasione di buttare fango su un Paese che ha dato tantissimo a coloro che sono nati sul suo suolo e ai suoi ospiti e - più in generale - alla lotta contro il terrorismo internazionale. Non riesco ancora a spiegarmi come sono riusciti a dipingere l'Egitto come un paese dalla politica tenera nei confronti dei fondamentalisti, quasi un fiancheggiatore morale del fondamentalismo armato di matrice islamica.

Si tratta di una clamorosa falsificazione della verità: la messa al bando dei partiti integralisti, la chiusura dei loro giornali, il divieto alle presentatrici televisive di apparire col velo, la durissima repressione militare di ogni forma di militanza armata, e i ripetuti attentati alla vita del Presidente Mubarak, dove li mettiamo? Un attentato sul suolo egiziano dimostra - semmai - che l'Egitto è vittima del terrorismo, non un suo fiancheggiatore come qualcuno tenta di dipingerlo.

Si è arrivati fino al punto di accusare l'Egitto di aver ostacolato il processo di pace con Israele ! Ma stiamo scherzando? Come si fa ad accusare l'Egitto, il primo paese del mondo arabo ad aver sottoscritto un accordo di pace con Israele, tuttora in vigore, di voler ostacolare la pace con Israele? Come si fa ad accusare l'Egitto di questo, nel momento stesso in cui è impegnato in complesse trattative con Hamas e altre organizzazioni per garantire un cessate il fuoco non appena sarà completato il ritiro delle forze israeliane da Gaza?

Queste persone si sono forse scordate che l'Egitto ha pagato la decisione di instaurare rapporti diplomatici con Israele con la rottura dei rapporti diplomatici con tutti i paesi del Medio Oriente, con il sangue del suo presidente, il premio Nobel per la pace Anwar El Sadat e con il sangue del consigliere di quest'ultimo nonché capo-redattore del quotidiano Al-Ahram, lo scrittore Yussef El Sebaie, ucciso nell'atrio del Hilton Nicosia di Cipro da militanti di Fatah nel 1978?

Altre persone hanno sfoggiato una schifosa insensibilità: "A me 'un m'importa 'na sega del crollo del turismo e di conseguenza dell'economia egiziana: son cazzi loro, non dovevano dare i natali a tanti Sheriffi imbecilli. I cazzi mia sono che ce li esportano ora anche in Italia". Non è solo il crollo del turismo, non sono solo "cazzi degli egiziani" anche se il crollo del turismo potrebbe indurre sempre più egiziani ad emigrare.

Ci sono anche due vittime italiane: due ragazze che sono andate a godersi una vacanza faticosamente guadagnata. Due ragazze ventenni che sono state colpite, molto probabilmente, da kamikaze che hanno raggiunto l'Egitto dall' Arabia Saudita a bordo di motoscafi (Lo dice il quotidiano israeliano Haaretz citando fonti di intelligence). Queste ragazze sono due connazionali dell' "intelligente" che ha scritto il commento sopra citato, commento che io trovo insultante nei confronti della loro memoria e irrispettoso nei confronti della famiglia che ha espressamente chiesto di rispettare il lutto.

di Sherif El Sebaie at 00:00:00

10/10/2004

Varie

Fondamentalismo americano

"La guerra preventiva all'Iraq ha regalato al fondamentalismo islamico l'opportunità di moltiplicare e diffondere il terrorismo. A dargliela è stato il fondamentalismo neoconservatore che ispira la Casa Bianca di Bush. Due fondamentalismi, ambedue armati e con strategie di potenza e di odio, sono troppi per un mondo solo. Uno dei due deve fare un passo indietro. E' l'America che deve tornare nelle mani del realismo pragmatico, rimandando ai loro think tanks e ai loro mass media gli intellettuali fondamentalisti, rimasti per troppo tempo nelle stanze del potere a fare politica"

Tratto da «Lo strappo atlantico. America contro Europa», Rita di Leo, Laterza, 2004.

Devo dire che mi ha colpito il comportamento dei due concorrenti: ognuno di loro ha lasciato l'altro parlare, senza interferire. Mica come a Porta a Porta dove gli ospiti gridano in modo da coprire con la loro voce quello che dice "l'avversario" !

Arte Islamica

Visto che un dettrattore di questo blog commentava altrove il mio post avente come oggetto l'arte islamica dicendo, meravigliato, che il sottoscritto ha affermato che "l'Islam ha una grande tradizione storica in campo "artistico" (che evidentemente conosce solo lui)", aggiugendo poi - in un'altro contesto - un riferimento alla "famosa" enciclopedia dell'arte islamica in 30 volumi rilegata in pelle umana, e al di là del fatto che mi sembrano commenti di pessimo gusto nonché segnale di una grossa ignoranza culturale se non addirittura di analfabetismo, mi sembrava doveroso citare la seguente notizia:

" Il mercato delle aste, con qualche novità, è in gran ripresa [...] Christie's ha battuto oggetti d'arte per 1.253 miliardi di dollari con un aumento del 19 %. [...] Acquirenti cinesi, arte islamica e autori contemporanei hanno fatto la differenza [...] L'arte islamica ha totalizzato un introito di 24.834.238 dollari."

Panorama, Venerdì 7/10/2004

Islam-Chic

Le due Simone hanno lanciato uno stile che i media chiamano "Islam-Chic", con buona pace di chi si è infuriato vedendole scendere dall'aereo con tuniche e scialli ("Non potevano indossare un giubotto della Croce Rossa o dei Carabinieri??" si è chiesta la lettrice di un blog). Presumo che parte integrante del suddetto stile sia il famoso cotone egiziano, anche se -probabilmente - i detrattori delle due Simone non lo riconoscerebbero nemmeno se venisse  regalato loro dal Faraone in persona.

Paradiso islamico

Mi chiedono spesso: se agli uomini musulmani sono promesse 73 vergini nell'Aldilà, alle donne cosa è promesso? La risposta è ovvia: L'assenza dei mariti ! Non è già paradiso quello?

di Sherif El Sebaie at 00:00:39