14/10/2004
Attenti alle incubatrici

La vicenda dei "neonati strappati alle incubatrici" dai soldati iracheni (Durante l'invasione irachena del Kuwait. ndr) ha contribuito alla creazione del sostegno pubblico alla prima Guerra nel Golfo Persico. Al momento della sua diffusione, la storia venne largamente creduta e non vi fu alcuna smentita fino alla fine della guerra. Da allora, alcuni giornalisti e organizzazioni umanitarie hanno svolto delle indagini, giungendo alla conclusione che si trattava di un falso. Il fatto venne considerato gravissimo negli ambienti delle pubbliche relazioni, eppure parte del pubblico crede ancora che sia vero. Dopo il 2 agosto 1990, data dell'invasione del Kuwait da parte dell'Iraq, gli Stati Uniti dovettero fare dietro front alla svelta. Per circa un decennio, sino ad allora, Hussein era stato un alleato degli Usa nonostante le condanne dei gruppi internazionali per i diritti umani. La Hill & Knowlton, in quel periodo la più grande agenzia di pubbliche relazioni del mondo, fu l'ideatrice della massiccia campagna messa in atto per convincere gli americani ad appoggiare una guerra di liberazione del Kuwait occupato dall'Iraq. Gran parte del denaro per finanziare la campagna in favore della guerra proveniva dal governo kuwaitiano stesso, che sottoscrisse un contratto con la H&K nove giorni dopo l'entrata dell'esercito di Saddam nel paese. La Hill & Knowlton creò il gruppo "Citizens for a Free Kuwait", una classica operazione di propaganda ideata per celare la sponsorizzazione del governo kuwaitiano in combutta con l'Amministrazione Bush senior. Durante i sei mesi successivi, il governo kuwaitiano stanziò circa 12 milioni di dollari per il Citizens for a Free Kuwait, mentre il restante finanziamento ammontava a 17.861 dollari e proveniva da 78 singoli donatori. Praticamente, tutto il budget del gruppo - 10.800.000 dollari - andò come compenso alla Hill & Knowlton.
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Per la campagna sul Kuwait, l'aggancio arrivò il 10 ottobre 1990, quando l'Assemblea congressuale per i diritti umani tenne un'udienza a Capitol Hill, presentando ufficialmente per la prima volta le violazioni dei diritti umani dell'Iraq. L'udienza apparve come un normale procedimento congressuale ufficiale ma non era esattamente così. Sebbene l'Assemblea fosse presieduta dai deputati Tom Lantos e John Porter, non era una commissione ufficiale del Congresso. Soltanto pochi osservatori hanno notato l'importanza di questo dettaglio. Tra questi vi era John MacArthur, autore di The Second Front, che resta il miglior libro mai scritto sulla manipolazione delle notizie durante la prima Guerra del Golfo. "L'Assemblea sui diritti umani non e' una commissione del Congresso, quindi e' libera da quelle implicazioni legali che farebbero esitare un testimone prima di mentire", ha osservato MacArthur. "Mentire sotto giuramento di fronte a una commissione congressuale e' reato; mentire dietro l'anonimato di fronte a una riunione al vertice e' soltanto diplomazia". La testimonianza più commovente del 10 ottobre fu quella di una ragazzina kuwaitiana di 15 anni, identificata soltanto per nome, Nayirah. Secondo l'Assemblea, il cognome di Nayirah restava riservato per evitare ritorsioni irachene contro la sua famiglia che si trovava nel Kuwait occupato. Singhiozzando, la ragazzina descrisse ciò che aveva visto con i suoi occhi in un ospedale di Kuwait City. La trascrizione della sua testimonianza venne diffusa in un kit informativo del Citizens for a Free Kuwait. "Ero volontaria all'ospedale al-Addan", raccontò Nayirah. "Mentre ero lì, ho visto i soldati iracheni entrare nell'ospedale con i fucili e dirigersi nelle camere dove si trovavano i bambini nelle incubatrici. Hanno tolto i bambini, hanno portato via le incubatrici e li hanno lasciati morire sul pavimento gelido." Continuò affermando che questo era accaduto a "centinaia" di bambini.
Passarono tre mesi dalla testimonianza di Nayirah all'inizio della guerra. Durante questi mesi, la storia dei bambini tolti dalle incubatrici veniva ripetuta in continuazione. La raccontò il Presidente Bush. Fu raccontata durante le testimonianze al Congresso, nei talk show in TV, alla radio e al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Amnesty International riporto' la denuncia in un rapporto sui diritti umani del dicembre 1990, dichiarando che "oltre 300 neonati prematuri sarebbero deceduti dopo essere stati tolti dalle incubatrici portate via dai soldati iracheni". "Di tutte le accuse mosse contro il dittatore", osservò MacArthur, "nessuna ebbe più impatto sull'opinione pubblica americana di quella secondo cui i soldati iracheni avrebbero tolto 312 neonati dalle incubatrici lasciandoli morire sul pavimento gelido dell'ospedale di Kuwait City". All'Assemblea sui diritti umani, tuttavia, la Hill & Knowlton e il deputato Lantos non avevano detto che Nayirah era un membro della famiglia reale kuwaitiana. Infatti suo padre e' Saud Nasir al-Sabah, l'ambasciatore del Kuwait negli Stati Uniti, anch'egli presente nell'aula dell'assemblea durante la testimonianza. L'Assemblea non rivelò inoltre che il vice presidente della Hill & Knowlton, Lauri Fitz-Pegado, aveva istruito Nayirah per la testimonianza.
Dopo la guerra, alcuni investigatori sui diritti umani cercarono conferme sulla storia di Nayirah, senza trovare alcun testimone o altre prove che potessero sostenerla. John Martin di World News Tonight dell'ABC visitò l'ospedale al-Addan e intervistò il dottor Mohammed Matar, direttore del sistema sanitario del Kuwait, e sua moglie, la dottoressa Fayeza Youssef, che dirigeva il reparto di ostetricia dell'ospedale. Secondo la loro testimonianza, le accuse di Nayirah erano false. In tutto il Kuwait erano disponibili pochissime incubatrici, non certamente le "centinaia" citate da Nayirah, e nessuno aveva visto soldati iracheni strappare neonati alle macchine. "Credo si sia trattato solo di propaganda", disse Matar. La testimonianza di Martin portò all'avvio di un'indagine indipendente di Amnesty International, che al tempo della testimonianza di Nayirah aveva preso per buona la storia dei "neonati strappati alle incubatrici".
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Secondo il database di Lexis-Nexis, la storia dei neonati tolti dalle incubatrici ha ricevuto 138 citazioni durante i sette mesi intercorsi tra l'invasione del Kuwait e la fine dell'operazione "Tempesta del Deserto". Subito dopo la fine della guerra, i giornalisti, una volta andati negli ospedali kuwaitiani e raccolte le testimonianze del personale ospedaliero secondo il quale la storia era falsa, hanno iniziato a ridimensionare la versione originale. Dopo il 1992, la storia e' quasi del tutto scomparsa, con una media di appena 10 citazioni all'anno nel decennio successivo. Tuttavia, la vicenda dei neonati riaffiorò brevemente nel dicembre 2002, quando il canale HBO trasmise in anteprima un documento "basato su una storia vera" dal titolo "Live From Baghdad" (disponibile ora nei Blockbusters, ndr), nel quale si ripercorrevano le avventure di Peter Arnett e di altri giornalisti della CNN durante l'operazione "Tempesta del Deserto". "Live From Baghdad" includeva l'intero servizio sulle dichiarazioni di Nayirah e di alcuni osservatori, dando l'impressione che la storia fosse vera. In risposta alle proteste suscitate dall'osservatorio sui media FAIR, la HBO aggiunse una nota alla fine dei titoli di coda, in cui si ammetteva che "le accuse mosse ai soldati iracheni di aver tolto i neonati dalle incubatrici... non sono mai state comprovate". Naturalmente, la nota e' stata vista soltanto dai pochi telespettatori che hanno letto i titoli di coda.
Tratto da "Vendere la Guerra", di Sheldon Rampton e Joh Stauber
13/10/2004
I trafficanti di civiltà....

Militari americani attaccano - con pistole, fucili e mitragliatrici automatiche - combattenti cinesi armati di spade e lancie. Cartolina d'epoca, della serie "corsi e ricorsi storici".
"Oggi, fra i cinesi, regna manifestamente uno stato d’animo ben diverso da quello della guerra 1840-42. Allora il popolo non si mosse: lasciò che i soldati imperiali lottassero conto gli invasori e dopo ogni sconfitta si inchinò con fatalismo orientale alla volontà superiore del nemico. Ora invece... le masse popolari partecipano attivamente, quasi con fanatismo, alla lotta contro lo straniero. Con fredda premeditazione, esse avvelenano in blocco il pane della colonia europea di Hongkong... I cinesi salgono armati sulle navi mercantili, e durante il viaggio massacrano la ciurma e i passeggeri europei. Si impadroniscono dei vascelli. Rapiscono e uccidono qualunque straniero capiti vivo nelle loro grinfie. Perfino i coolies a bordo delle navi-trasporto degli emigranti si ammutinano come per un’intesa segreta; lottano per impossessarsi degli scafi; piuttosto che arrendersi, colano a picco con essi o muoiono nelle loro fiamme. Anche i coloni cinesi all’estero - finora i sudditi più umili e remissivi - cospirano e, come a Sarawak, insorgono in brusche rivolte o, come a Singapore, son tenuti in scacco solo da un rigido controllo poliziesco e dalla forza. A questa rivolta generale contro lo straniero ha portato la brigantesca politica del governo di Londra, che le ha imposto il suggello di una guerra di sterminio.
Che cosa può fare un esercito, contro un popolo che ricorre a questi mezzi di lotta? Dove, fino a che punto, deve spingersi in territorio nemico? Come può mantenervisi? I trafficanti di civiltà, che sparano a palle infuocate contro città indifese, e aggiungono lo stupro all’assassinio, chiamino pure barbari, atroci, codardi, questi metodi; ma che importa, ai cinesi, se sono gli unici efficaci? Gli inglesi, che li considerano barbari, non possono negar loro il diritto di sfruttare i punti di vantaggio della loro barbarie. Se i rapimenti, le sorprese, i massacri notturni, vanno qualificati di codardia, i trafficanti in civiltà non dimentichino che... i cinesi non sarebbero mai in grado di resistere, coi mezzi normali della loro condotta di guerra, ai mezzi di distruzione europei.
Insomma, invece di gridare allo scandalo per la crudeltà dei cinesi..., meglio faremmo a riconoscere che si tratta di una guerra pro aris et focis, di una guerra popolare per la sopravvivenza della nazione cinese – con tutti i suoi pregiudizi altezzosi, la sua stupidità, la sua dotta ignoranza, la sua barbarie pedantesca, se volete, ma pur sempre una guerra popolare. E, in una guerra popolare, i mezzi dei quali si serve la nazione insorta non si possono misurare né col metro d’uso corrente nella guerra regolare, né con altri criteri astratti, ma solo col grado di civiltà che il popolo in armi ha raggiunto"
Friederich Engels, commentando gli avvenimenti in Cina durante la Seconda Guerra dell'oppio (1857) scatenata dall'Inghilterra e dalla Francia con l'appoggio della Russia e degli Stati Uniti.
"Le condizioni dell'esercito iracheno erano così patetiche che persino l'esercito italiano avrebbe potuto prenderli a calci nel sedere"
Senatore John Kerry, candidato democratico alla presidenza Usa
Aggredito da sconosciuti mentre scortava una scolaresca palestinese. E' accaduto nei pressi di Hebron, in Cisgiordania, la vittima è Adriano Rossi, 25 anni, di Bergamo che fa parte di "Operazione Colomba", un'organizzazione legata alla comunità "Papa Giovanni XXIII" di Don Oreste Benzi. L'incidente, ha riferito Radio Gerusalemme, è avvenuto nei pressi della colonia ebraica di Maon. Con l'uomo c'erano anche due volontari americani e due ragazze israeliane di Amnesty International. Secondo una prima ricostruzione, Rossi era partito stamane dal villaggio palestinese Hirbet al-Thawneh con un gruppo di bambini che dovevano raggiungere la propria scuola, in un villaggio vicino. L'uomo e gli altri volontari si occupavano di accompagnarli viste le ripetute aggressioni da parte dei coloni della zona, che cercano di impedire il transito su una strada che passa vicino all'insediamento di Maon"
Corriere della Sera, 9 ottobre 2004
Una ventina di giovani hanno distrutto martedì sera la vetrina di una libreria nel 3° arrondissement di Parigi dove lo scrittore Alain Soral stava presentando il suo ultimo libro, provocando diversi feriti. I giovani hanno infranto le vetrine della libreria "Nel paese della cuccagna" in rue Vieille du Temple alle 20 circa, prendendo poi la fuga. Intervistato dall'AFP Alain Soral, fratello dell'attrice Agnès Soral, ha raccontato che tra le 20 e le 30 persone, indossando caschi o col viso coperto da sciarpe, armati di manganelli e bombe lacrimogene, hanno fatto irruzione nella libreria al grido di "Israele vincerà". Poi hanno saccheggiato la libreria, ferendo sei o sette persone venute ad assistere alla presentazione del libro. Lo scrittore, protetto dalla sua guardia del corpo, non è stato ferito. Alain Soral ha spiegato che aveva ricevuto delle minacce di morte dopo la messa in onda su France 2 di una sua intervista in cui, tra le altre cose, riteneva che certi ebrei impegnati non fanno mai dell'autocritica.
Agenzia francese AFP, 29 settembre 2004
Canale 5 ha trasmesso - in seguito al tanto discusso intervento di Flavia Vento al Congresso della Margherita - un'intervista alla signorina in questione che mi ha davvero esasperato tanto da spingermi a fare uno strappo alla regola che mi sono da sempre imposto, ovvero quella di non esprimere opinioni sulla politica interna italiana (a meno che non si tratti di immigrazione, ovviamente, visto che sono cittadino straniero). Chi ha avuto la brillante idea di metterla sulla passerella della politica? Certe persone dovrebbero stare al posto che spetta loro, dove fanno un'ottimo lavoro d'altronde: i calendarietti e i book fotografici. Persone simili non sono di certo fatte per disquisire di Irak, di devolution e di politica. La signorina in questione, per esempio, ha affermato che "Una ragazza di 27 anni che non pensa di rifarsi il seno ma che si interessa di devolution e di primarie mi sembra un grande cosa". Al di là del fatto che non sono ancora riuscito a rispondere al quesito: "Se a 27 anni si rifà il seno a 60 cosa farà?", alla domanda: "E il progetto della devolution è voluto da quale ministro?" la signorina ha risposto: "Non mi faccia domande complicate, adesso". Ma va? E poi questa moda di dichiararsi tutti "cattolici", iniziata dalla Fallaci che si è dichiarata "atea cristiana", non riesco proprio a spiegarmela. Con tutti quei bei calendarietti, come fa a dichiararsi cattolica e ad avere il coraggio di dire al Papa di "rileggersi la Bibbia"? Crede che la Chiesa approvverebbe il suo "operato missionario"? Per carità...non ho nulla contro i calendarietti, ma contro chi si affibbia da solo un'etichetta che non quadra. Se io bevo vino o mangio maiale, espressamente vietati dalla religione islamica, non vado in giro a vantarmi di essere musulmano...Mi sembra il minimo. E che direbbe se sentisse Buttiglione che, da buon cattolico, ha affermato, proprio davanti alla commissione dell'Europarlamento, che una donna ha bisogno di una protezione da parte dell' uomo che consente loro di generare figli?
Nota finale dell'autore