16/10/2004

Non sottovalutare la lega!

"L'analisi del teorema di Huntington (sullo scontro tra civiltà, ndr) è utile non solo a comprendere il pensiero che produce le legittimazioni scientifiche delle guerre postmoderne, ma anche a mostrare di quali riferimenti colti, volgarizzati e semplificati, si nutra l'immaginario veicolato dagli imprenditori mediatici e politici dell'islamofobia e più in generale dai propalatori di visioni manichee ed essenzialiste, alla base di ogni pensiero e ideologia intolleranti. In tal senso, appaiono simmetrici e si alimentano mutualmente il fondamentalismo occidentale, come è stato definito, che è alla base della dottrina e della pratica della guerra preventiva e infinita, e l'ideologia che è alla base del radicalismo islamico armato. Entrambi muovono da una Weltanschauung che ha come cardine l'idea dell'Altro come nemicità assoluta.

Tale ideologia è alla base del principale "imprenditore politico" italiano della xenofobia e dell'islamofobia, vale a dire la Lega Nord. Nell'immaginario leghista, l'Altro assoluto è rappresentato dal Musulmano il quale a sua volta assume caratteri quasi abominevoli quando s'incarna nell'immigrato. Né si tratta di un frutto dell'11 settembre: fin dal momento della sua comparsa sulla scena pubblica, la Lega Nord ha collocato al centro della propria costruzione identitaria e della propaganda politica l'attacco e il discredito di tutto ciò che ha a che fare con il mondo musulmano, così che l'antislamismo può essere considerato, insieme all'ostilità verso i migranti e l'immigrazione, uno dei suoi pilastri ideologici.

Nel 1993 il massimo esponente del Carroccio dichiarava: "La civiltà da una parte, i barbari dall'altra. L'Occidente civile e l'islamismo. Se proprio devo dirla tutta […], io la vedo così". Sbaglierebbe dunque chi ritenesse che tale propensione leghista sia solo funzionale alla competizione sul mercato elettorale. È vero che il nuovo Nemico è oggi simbolicamente più efficace e politicamente più spendibile dei precedenti; e che alimentando "l'antislamismo latente nella società italiana il Carroccio presidia una precisa nicchia del mercato elettorale".

Ma la linea antimusulmana della Lega non è principalmente o solo una scelta strumentale, bensì un elemento strutturale del suo impianto ideologico: nell'inquietante "scivolamento" della Lega Nord verso una simbologia, un lessico, una Weltanschauung che presentano tratti comuni con il neonazismo - si pensi alle locuzioni leghiste "razza padana" e "inquinamento da stranieri" nonché alla comparsa, nella toponomastica "spontanea" ispirata dalla Lega, di scritte quali "Comune deislamizzato"- è possibile leggere non una deriva ma l'esito conseguente delle sue premesse ideologiche e culturali.

Nel quadro di tale scivolamento, la figura del Musulmano, soprattutto se immigrato e povero, nell'immaginario e nelle strategie discorsive leghiste va sempre più assumendo tratti comparabili con quelli dell'Ebreo dell'antisemitismo storico. Chi, anche a sinistra, sostiene che il leghismo non sarebbe altro che un epifenomeno, l'espressione più "colorita" e superficiale, dunque più innocua della xenofobia e del razzismo, mostra di non cogliere la valenza performativa di ogni discorso razzista, e dunque anche di quello leghista. Il leghismo ha rotto l'interdetto che dalla fine della Seconda guerra mondiale aveva reso impronunciabili il lessico e il linguaggio della supremazia razziale.

In secondo luogo, la martellante propaganda antimusulmana della Lega Nord legittima, sistematizza e amplifica un sentimento e un immaginario condivisi da una parte non esigua dell'opinione pubblica italiana, banalizzando e rendendo in qualche misura digeribile lo stesso veleno dell'islamofobia. Questa variante locale dello "scontro di civiltà" ha dunque uno specifico effetto performativo - in tal senso è propriamente una profezia che si autoavvera - ma al tempo stesso è rivelatrice di umori profondi che albergano nella società italiana.

Dei quali un'ulteriore spia è lo straordinario successo (un milione di copie vendute) conseguito del volgare e profondamente incolto libello di Oriana Fallaci contro i "fottuti figli di Allah"."

L'islamofobia in Occidente, di Annamaria Rivera, docente di etnologia all'università di Bari (su Guerre & Pace, ottobre/novembre 2003)

"Oriana Fallaci dice che non ci sono musulmani buoni. Che tutti, senza eccezione, ci odiano e sono potenziali omicidi e stupratori. Chiaramente l’unica soluzione sensata a un problema di quella portata è rinchiuderli in un unico, immenso campo di concentramento per un miliardo di persone. Ma tutto sommato è più pratico e definitivo inserire i musulmani “nei forni” [...]. Non è cattiveria, è logica ed efficienza.

La cosa importante da ricordare è che il razzismo è sempre difensivo. Non siamo noi che vogliamo sterminare loro. Sono loro che ci vogliono sterminare a noi, solo che noi gli facciamo lo sterminio preventivo.

Non è vero che l’antiebraismo (o antisemitismo) nazista fosse motivato dall’esaltazione dei capelli biondi degli ariani. Era motivato molto più semplicemente dalla fantasia che esistesse una sorta di grande al-Qaida degli ebrei, che aveva creato gli orrori della rivoluzione russa e che stava cercando di impossessarsi del mondo intero. Ovviamente dopo aver stuprato le nostre donne e ammazzato i nostri bambini. Glielo ordinava il loro Talmud. Gente così te la terresti in casa? Con premesse di questo tipo, persone dall’aspetto perfettamente normale possono diventare mostri".

Marocchini all'asilo, di Miguel Martinez

"Io amo questo paese perchè mi batte il cuore, quando lo vedo scintillare come stasera, e mi sento le ginocchia molli ed ho voglia di parlarne senza sapere nemmeno cosa dire e mi rigiro nella mente particolari che non so trasmettere, fatti di freschezza, di ironia, di pura e semplice naturalità e non mi sento nemmeno legittimata ad amarlo tanto, 'sto cavolo di posto, ché sono stranierissima, impedita linguisticamente e tutto, e però lo sento dentro di me, lo riconosco, mi ci identifico e non so nemmeno perchè. Mi è successo e non mi passerà. Io, questo cavolo di paese, lo amo e basta, e non ha davvero senso che mi chieda ancora perchè, dopo tutto questo tempo. Mi tengo il batticuore e punto. In fondo c'è gente a cui succedono cose ben più strane".

Sull'Egitto, dal blog di Lia (Grazie !)

di Sherif El Sebaie at 00:00:00

15/10/2004

Matrimoni, sputi e altre cose...

Foto inedita dell'imponente torta di matrimonio di John Elkann e Lavinia Borromeo. La torta aveva la forma della sede della FIAT sormontata dal simbolo dei Borromeo. Alla cerimonia, svoltasi sull'Isola Madre, hanno partecipato 700 ospiti selezionatissimi tra familiari, amici stretti e personalità illustre.

"Le scrivo su un argomento ''di costume'' abbastanza banale, ma che mi ha abbastanza colpito e sul quale mi piacerebbe avere il suo parere. Prima di assentarmi per lavoro dall'Italia, nei giorni scorsi, ho letto del matrimonio del rampollo della famiglia Agnelli con la signorina di nobili origini, celebrato con grande pompa nell'isola di famiglia. Fin qui tutto normale. Meno normale (a mio avviso) la notizia secondo la quale la giovane coppia (la quale potrà avere parecchi problemi, non certo quello di come ''sbarcare il lunario'') aveva depositato una ''lista nozze'' presso un grande magazzino, che, se la memoria non mi inganna e se non si sono verificate variazioni proprietarie, fa parte delle proprietà azionarie della facoltosa famiglia dello sposo. In aggiunta, secondo la stampa, (da notare la semplicità borghese, quasi proletaria) la lista conteneva oggetti che partivano anche da pochi euro, tali quindi da sollecitare regalie da parte di tutti. Personalmente ritengo che l'idea della lista nozze sia già discutibile come tale; figuriamoci quando viene da una coppia che certo non ha problemi per acquistare un frigorifero o un servizio da tè. Mi avrebbe fatto molto piacere andare alla Rinascente, acquistare un bel tostapane e dichiarare ad alta voce, una volta alla cassa: "per favore recapitare sulla lista del matrimonio Elkann-Borromeo!". Sai che figura! A maggior ragione sono leggermente scandalizzato quando si tira in ballo (ma qui potrei anche sbagliarmi) il grande magazzino di famiglia, ove per un euro speso dagli amici, tot centesimi rientrano come dividendi alla finanziaria di famiglia. I giovani mi sarebbero stati molto più simpatici se avessero deciso di invitare tutti gli amici a destinare le somme previste per i regali ad iniziative benefiche, così come ha fatto recentemente un mio conoscente, che sicuramente non possiede la loro stessa consistenza patrimoniale. Lei, Severgnini, cosa ne pensa e soprattutto ritiene che il Nonno, uomo di grande stile, avrebbe approvato? Con i miei migliori saluti.

Lettera inviata da un lettore del Corriere della Sera a Beppe Severgnini

Il quotidiano israeliano Haaretz racconta che l'Arcivescovo armeno in Israele è stato fermato dalla polizia per avere dato uno schiaffo a uno studente di una Yeshiva (scuola ebraica) durante una processione cristiana nella vecchia Gerusalemme. L'arcivescovo ha mollato lo schiaffo allo studente dopo che quest'ultimo si era avvicinato alla croce portata in processione e ci aveva sputato sopra.

Haaretz spiega che gli ebrei osservanti e gli studenti delle Yeshiva hanno l'abitudine di sputare per terra in segno di disgusto quando vedono la croce, e che la comunità armena è la più toccata da quest'abitudine, tra tutte le comunità cristiane, perchè il quartiere degli Armeni è proprio accanto a quello ebraico.

L'Arcivescovo, però, si difende assicurando che lui e i suoi confratelli hanno imparato perfettamente a convivere con gli sputi a terra: "Io ormai non ci faccio nemmeno più caso, alla gente che si gira e sputa quando passo per strada. Solo che sbucare nel mezzo di una processione religiosa e sputare sulla croce davanti a tutti i preti della comunità è un'umiliazione che non siamo preparati ad accettare."

Il quotidiano aggiunge anche che i cristiani armeni hanno ottenuto un poliziotto di guardia, per le processioni, ma che il poliziotto non fa mai nulla per prevenire gli sputi.

Haaretz, 11/10/2004 (Consiglio di leggere il commento di Lia sull'accaduto)

"Nell'abusatissimo simbolo cinese del Tao, vediamo due masse roteanti, una chiara e una scura; ma ogni parte già contiene in potenza una pallina della tonalità opposta, un nucleo che la trasformerà nel contrario di se stessa. E nel cuore del pensiero dell'estrema sinistra c'è già un nucleo che porta dritto a destra, se vogliamo usare ancora questi termini"

"I tecnici del dominio lavorano a stretto contatto con uomini d'affari, politici e militari, e certamente guadagnano molti soldi, ma sono un'altra cosa, perché sono al servizio di tutto il sistema nel suo insieme. Individualmente, possono fare molti mestieri, dal docente universitario al giornalista, o più semplicemente il consulente, cioè il tecnico del dominio a tempo pieno. Negli Stati Uniti, i tecnici del dominio si riuniscono da decenni nei laboratori del dominio, comunemente noti come think tank, che vengono finanziati dalle fondazioni. Cioè da emanazioni non tassabili delle più grandi imprese del mondo. Nelle fondazioni esistono commissioni molto ristrette che decidono a chi dare milioni di dollari e a chi no. E in queste commissioni troviamo quasi sempre gli stessi nomi, che poi sono quelli dei principali neoconservatori. I laboratori del dominio forniscono analisi, informazioni e linee guida alle imprese, al governo, ai media, al complesso militare. Sempre, a prescindere se al potere sia la "la destra o la sinistra" (per usare le categorie europee). I laboratori del dominio sono soprattutto americani, ma hanno propaggini sempre più diffuse nel mondo"

Il Vaticano benedice l'impero, di Miguel Martinez

"Nella fase finale, gli arabi furono allontanati dai pozzi e cacciati nel deserto, dove l'aviazione italiana ne fece strage. Per anni, si trovarono i loro cadaveri mummificati lungo le piste che conducono in Egitto. Secondo cifre ufficiali, nel periodo 1928-31 la popolazione araba diminuì del 37%. Dei sopravvissuti, quasi la metà era rinchiusa nei campi di concentramento"

Sull' invasione italiana della Libia, tratto da "Sei morto! Il secolo delle bombe", di Sven Lindqvist.

di Sherif El Sebaie at 00:04:28