17/10/2004
Intervista a Minerva

Intervista a cura di Agnese Malatesti
Sul Corriere della Sera del 22 settembre scorso, Cecilia Zecchinelli firma un articolo dal titolo «E la stampa araba ignora la tragedia degli ostaggi». Secondo la giornalista il motivo sarebbe di natura politica, soprattutto per gli ostaggi americani le cui decapitazioni vengono ritenute poco importanti. I giornali e le tv arabe avevano dedicato molto spazio, invece, all'inedito caso dei due reporter francesi rapiti il 20 agosto, perché “amici dell'Islam”, cittadini di un “Paese vicino”, di cui veniva sottolineata con decisione la differenza politica rispetto alle “Nazioni occupanti”. Per le ”due Simone” i media arabi hanno avuto inizialmente un'attenzione maggiore del solito e si è levata la condanna nei confronti di quei sequestratori che avevano colpito due giovani donne, impegnate a livello umanitario e politico a fianco degli iracheni. Poi l’attenzione è sfumata fino al silenzio più totale. Da qui la necessità di avere altri punti di vista, come quello di Sherif El Sebaie, redattore di Aljazira.it
Come, secondo Voi la stampa araba si è occupata dell'informazione sul sequestro delle due volontarie italiane?
La stampa araba ha trattato l’informazione sul sequestro delle due italiane, dei due giornalisti francesi e degli altri ostaggi con la giusta e dovuta obiettività e professionalità, limitandosi a riferire dell’accaduto e dello sviluppo delle trattative fino a quando l’ostaggio in questione non è stato rilasciato o giustiziato dai suoi rapitori. L’accusa mossa, nei confronti dei media arabi, di essere stati “di parte” nel trattare le vicende degli ostaggi francesi o italiani è assolutamente infondata: hanno espresso sgomento davanti al rapimento di giornalisti e di operatori umanitari, ma una reazione simile è stata riscontrata anche in Italia e in occidente più in generale. E poi è chiaro che nei paesi direttamente interessati l’attenzione rivolta ai propri concittadini è maggiore, cosi come l’attenzione dei media arabi nei confronti degli iracheni vittime dei bombardamenti Usa è stata più sentita rispetto ai mezzi di informazione occidentali
C'è stata differenza con gli altri sequestri, nello specifico con quello dell'ostaggio inglese Kenneth Bigley?
La differenza è stata, dal punto dei vista dei rapitori e dei media che hanno trattato la questione, per il fatto che Bigley era accusato, diciamo, di collaborare con le forze di occupazione fornendo supporto logistico a quella ricostruzione che viene percepita dal mondo arabo come un saccheggio delle risorse dell’Irak. (Le ricordo in merito alcuni dati del libro di Graydon Carter, “Cosa abbiamo perso”, sugli affari in Irak: 4.7 miliardi di dollari il valore globale dei contratti firmati con la ditta Halliburton, società di cui il Vice presidente Cheney è stato amministratore delegato e di cui tuttora detiene un cospicuo numero di azioni. 15 milioni di dollari valore del contratto con una ditta Usa per costruire in Irak una fabbrica di cemento (80.000 dollari la cifra - presa da fondi confiscati a Saddam - spesa da una ditta irachena per costruire la stessa fabbrica). 55 % la percentuale di iracheni disoccupati prima della guerra, ben 80 % un anno dopo il suo inizio. 92 % la percentuale di aree urbane irachene che nel 2002 avevano accesso all'acqua potabile, diventata il 60 % nel 2003), mentre i giornalisti francesi o le due Simone erano impegnati nel settore dell’informazione su quello accade in Irak e dell’aiuto alla popolazione locale. Ad ogni modo, gli appelli per la liberazione di Bigley non sono mancati, al pari di quelli per le due Simone. Lo stesso Arafat, che ha chiesto la liberazione dei due giornalisti francesi, non ha esitato nel rivolgere lo stesso appello a favore di Bigley.
Ci è stata detta tutta la verità?(Anche se quest'ultima domanda può sembrare un po’ retorica!)
Non capisco cosa intenda per verità, la verità la conoscono solo i diretti interessati: rapitori, ostaggi e governi coinvolti. E di verità, normalmente ce ne sono più di una, dipende dai punti di vista. Una verità che non occupa il dovuto spazio sui mezzi di informazione occidentale, è - dal punto di vista arabo - quella concernente centinaia di iracheni, inclusi donne e bambini, che muoiono sotto i bombardamenti Usa o 140 palestinesi uccisi in 10 giorni a Rafah dalle forze israeliane nella totale indifferenza da parte della stampa occidentale.
Voi che siete i diretti interlocutori dei terroristi e per primi vedete l'orrore delle morti dei rapiti, qual è il vostro giudizio di musulmani su tutto quello che sta accadendo?
Devo innanzitutto chiarire che la nostra redazione non ha nulla a che vedere con Aljazeera del Qatar, informazione questa specificata sul nostro sito. Siamo un gruppo di esperti e studiosi del mondo arabo che traducono o esprimono giudizi sui contenuti dei media arabi solo per il piacere di informare e fornire un punto di vista “alternativo”. Ma già che ci siamo, forse sarebbe il caso sottolineare che la rete del Qatar non può essere accusata di fiancheggiamento del terrorismo islamico, o di essere “interlocutore dei terroristi” solo perché si limita a riportare i fatti di cronaca, o perché viene scelta come mezzo di comunicazione dai gruppi armati che operano in Irak. Se vicende simili avessero avuto luogo negli Stati Uniti, per mano di un serial killer per esempio, le reti americane avrebbero fatto a gara per garantirsi i diritti sui filmati dei rapimenti, in qualità di “scoop”. Lo stesso vale per le reti arabe, con la differenza che quest’ultime non hanno mai trasmesso i video dove venivano ripresi gli atti di sgozzamento. Quanto al giudizio di musulmani, il Corano è chiaro in merito: ogni atto di violenza è condannabile, chi toglie una vita è come se togliesse la vita all’umanità intera. Ad ogni modo, la totalità dei musulmani non può essere ritenuta responsabile degli atti di un gruppo che opera in qualche sperduto villaggio dell’Irak.
Perchè, secondo lei, gli islamici integralisti hanno individuato in questi barbari assassinii la forma migliore per colpire l'opinione pubblica internazionale?
La risposta sta nelle tattiche di guerriglia comuni a tutte le popolazioni occupate e costrette a reagire con pochi mezzi contro una preponderante forza militare all’avanguardia. Episodi simili - e anche peggio - sono accaduti un po’ ovunque, dalla guerra dell’oppio in Cina nell’ottocento (con i cinesi che rapivano indiscriminatamente gli stranieri occidentali) fino all’Italia partigiana (Cossiga in un’intervento telefonico a Rai due Teleparlamento ricordò Edgardo Sogno che aveva rapito, con altri partigiani, la figlia dell'ambasciatore tedesco minacciando di decapitarla in piazza se non liberavano alcuni prigionieri partigiani). Non è una novità, quindi. E’ la mediatizzazione degli episodi di rapimento che colpisce la pubblica opinione. Quest’ultima però ignora gli effetti dei bombardamenti Usa, che non solo decapitano, ma amputano e sparpagliano i resti un po’ ovunque. La differenza sta nel fatto che mentre i primi vengono mostrati, i secondi si vedono solo sulle reti arabe.
Non sarebbe una scelta migliore quella di ignorare l'informazione quando si tratta di guerra contro l'individuo e non contro i militari?
L’informazione è informazione. E’ un concetto sacrosanto. E i giornalisti dovrebbero essere i primi a saperlo. Non si può ignorarne una parte, nel nome di non so quali interpretazioni. Altrimenti faremmo prima a chiamarla “auto-censura” che, in quanto ad effetti, equivale ad una vera e propria censura. E quest’ultima, nel campo dell’informazione soprattutto, non è esattamente sinonimo di democrazia e libertà. Una rete televisiva, un giornale o un qualsiasi mezzo di informazione ha come obbligo e dovere fornire un’informazione completa e obiettiva al pubblico. E le reti arabe hanno fatto proprio questo: hanno informato dei rapimenti degli occidentali cosi come hanno informato delle vittime dei bombardamenti Usa. In entrambi i casi, si tratta di individui che poco c’entrano con i terroristi o i militari. E poi come si fa a chiedere alle reti arabe di non occuparsi della guerra all’individuo salvo poi accusarla, come ha fatto Cecilia Zecchinelli sul Corriere della Sera, di superficialità nel trattare le vicende degli ostaggi? E dire che sono proprio le reti arabe a portare alla luce le tragiche vicende di questi sventurati !