28/02/2005
La pseudo-iscrizione
Mi è stato chiesto di approffondire un pò la storia della "pseudo iscrizione islamica". Ebbene, si tratta semplicemente di un'imitazione, priva di significato, di una scritta araba - normalmente in cufico - avente uno scopo puramente decorativo.
Va tenuto in conto che, dall' XI secolo in poi, l'arte italiana può ritenersi influenzata - in vari settori - dall'arte islamica. Tra quattrocento e seicento, la consapevolezza che alcuni modelli abbiano prototipi islamici diventa più forte e dal settecento in poi, c'è una vera e propria imitazione di alcuni modelli, soprattutto epigrafici ma anche decorativi (ceramica, tessuti, manoscritti, metalli) o architettonici.
Di esempi ce ne sarebbe una caterva, e sono sicuro che questo blog ne rivelerà qualcuno (come già fatto in altre occasioni). Mi limito comunque a segnalarne solo uno per ora, in relazione alla storia della pseudo iscrizione araba. Si tratta - ancora una volta - di un esempio "fiorentino": la statua del David (1473 - 1475) di Andrea del Verrocchio, conservata nel Museo Nazionale del Bargello. La statua infatti, reca un'iscrizione pseudo cufica, ben visibile nel dettaglio fotografico.


27/02/2005
27/02/2005
La sfera di cristallo
Post lungo, noioso ed inutile dedicato alla Mamma degli imbecilli (a quanto pare sempre incinta)
Non so se è la profonda malvagità della gente o più semplicemente l’invidia a far sì che ogni tanto salti fuori qualcuno deciso ad andare a “scavare” nell’archivio del blog per il solo piacere di avanzare delle critiche infondate che nulla c’entrano con la sostanza del post del giorno. Tipo quei due individui che mi hanno onorato della loro presenza ieri (per l'ultima volta, devo dire). Uno, firmatosi Anonimo, scrive “Non c'entra niente con il pezzo proposto, invito solo il Sig. Sherif a dare un occhiata all'archivio e forse la sua verve di esperto in Arte islamica, politica del Medio Oriente, religione musulmana, letteratura italiana, religione ortodossa, copta, antiquariato, pietre dure (gemme), conoscente di illustri personaggi (sarà vero?), amico di giornalisti, "titolare" della cattedra di arabo presso il Poli (ma de cheee!!, forse dei polli), redattore di aljazira (nome importante, ma nulla a che vedere con la famosa TV) forse non sa che la tuttologia è una brutta malattia che contamina gli arrivisti. Ma da semplice studente dovresti calmarti e studiare le materie tecniche del Poli, che con il loro rigore scientifico non danno spazio a farneticazioni e arruffamenti, prevedono invece una linearità e metodo scientifico che tu proprio non hai e se avessi la sfera in mano vedrei un futuro nebuloso” e l’altra, la solita Nadia, che – incoraggiata dall’anonimo – scrive: “Si questo ogni tanto smanetta un po' con il tasto cancella. Comunque sara' un genio, io ho un amico che studia al politecnico di Torino: dalle 8 del mattimo alle 6 di sera tutti i giorni, arriva casa e ha solo la forza di cambiarsi e andare a dormire. Sherif evidentemente o non dorme di notte, oppure non frequenta. Guarda, Sherif, che sul sito del poli, ho cercato e non c'e' nessun insegnamento di Arabo, Lingua Araba o roba del genere. O loro non hanno fatto l'update del sito, oppure il tuo potrebbe essere classificato come reato: uso improrio di titoli e riconoscimenti accademici, falsa constatazione di dati personali, etc. Saluti”.
Tanto per incominciare, mi darò sicuramente da fare molto di più in futuro con il tasto cancella. Probabilmente non l’ho fatto abbastanza finora - eppure è cosi facile - fosse almeno per garantirmi un po’ rispetto in casa propria (anche se virtuale) ! Non posso passare la mia vita a difendermi da accuse inventate e nel contempo non posso permettermi il lusso di lasciare simili affermazioni passare senza risposta, quindi colgo l’occasione per farlo, una volta per tutte, per poi lasciarlo - spero per sempre - nel famigerato archivio a memoria dei posteri. Cominciamo con “l’insegnamento di Arabo, Lingua Araba o roba del genere”. Ho tutti gli articoli e segnalazioni di stampa relative al corso in questione, e - in caso qualcuno volesse approfondire - presto saranno online su un sito. Se non c’è sul sito del Poli invece, è semplicemente perché il sottoscritto non l’ha richiesto e perché si tratta di un’iniziativa culturale, promossa si dal poli, ma che non ha nulla a che fare con i programmi didattici prettamente scientifici di interesse dell’ateneo (eppure questo corso è diventato un' “istituzione”). Sono invece disponibili – nell’archivio news e nella sezione rassegna stampa – alcuni comunicati o segnalazioni di eventi da me curati nel Politecnico, nel caso qualcuno volesse controllare. Mi sembra abbastanza stupido avanzare l’ipotesi che il sottoscritto, vivendo a Torino (per di più con un permesso di soggiorno), faccia “uso improrio di titoli e riconoscimenti accademici, falsa constatazione di dati personali” e che sia “durato” cosi tanto in pubblico. D’altronde non ho mai detto che sono titolare di una “cattedra” ma più semplicemente di “un corso”, che non solo ha avuto successo e centinaia di studenti ma che è stato approvato dal Dipartimento di Orientalistica dell’Università degli Studi di Torino, sia verbalmente che per iscritto. Per tagliare la testa al toro, infine, cito dalla prefazione del Prof. Michele Vallaro, titolare della Cattedra (lui si, invece) di letteratura araba presso l’Università degli Studi di Torino e noto arabista, alla mia (eh, si) pubblicazione sulla Ka’bah (nell’ambito della mostra sull’Islam e il Cristianesimo Ortodosso da me curata), la seguente frase: “Un contributo a una migliore conoscenza di queste tematiche è proprio la presente «guida» alla Ka‘bah, redatta da Sherif El Sebaie, con intenti di rapida ma efficace divulgazione, nel quadro del corso di cultura e lingua araba promosso con intelligente lungimiranza dal Politecnico di Torino. Come docente di Lingua e Letteratura araba non posso che rallegrarmi sia per quest’interesse sia per le sue realizzazioni, e augurarmi che l’uno e le altre proseguano con quel successo che finora hanno saputo meritare”. E con questa frase, non avendo tempo da perdere, spero non ci siano dubbi sulla mia modesta competenza in “Arte islamica, politica del Medio Oriente, religione musulmana” nonché “religione ortodossa, copta” (e ci mancherebbe ho curato una mostra proprio sul tema particolarmente apprezzata dal Patriarcato greco, moscovita e copto !) e infine come “redattore di Aljazira.it” (la gente è stupida o fa finta? Mi sembra che l’argomento sia già stato affrontato varie volte).
Epurati questi aspetti, sulla mia conoscenza dell’antiquariato, gemme ecc, mi limito a rendere noto che sto seguendo – da anni ormai – un corso di storia dell’arte e dell’antiquariato presso la prestigiosa Fondazione Pietro Accorsi di Torino (con tanto di certificati). E nel caso qualcuno lo ignorasse, si tratta comunque di campi dove anche un semplice appassionato, a forza di consultare opere e mercati, potrebbe diventare un esperto e noto antiquario. Non mi risulta, per esempio, che il famoso antiquario Pietro Accorsi fosse un accademico in materia (ha cominciato a 16 anni). Sull’ essere, infine, “amico di giornalisti” e “conoscente di personaggi famosi”, non mi dilungo più di tanto: non mi risulta infatti di essermene mai “vantato”, avrò forse menzionato qualche nome qua e là in un contesto strettamente collegabile e personalmente non mi risulta che io sia in confidenza con un personaggio “famoso” (magari !). Semmai avrò avuto occasione di incontrarne qualcuno nell’ambito di qualche convegno o cena (Sono pur sempre un socio rotariano) o in occasione di qualche intervista o attività lavorativa. E anche se fosse, la cosa riguarda la mia vita privata e se si può a volte desumere da alcune vicende raccontate, mi sembra normale: questo spazio è un diario, pur nel rispetto della privacy di ognuno. La tuttologia quindi, e per fortuna, non è esattamente il mio forte e qualunque accusa in questo senso, giustificata da questa paura infondata che il sottoscritto sia un “arrivista” (brutta parola che altri invidiosi hanno già usato per tentare di affondare il mio operato) non sarebbe, in realtà, nemmeno degna di commento. Vorrei tanto sorvolare sulle frecciate relative ai miei studi al Poli, siccome – sinceramente – sono affari miei e non credo di doverne rendere conto a nessuno, ma non lo faccio: ebbene si, gli studi ingegneristici sono assai difficili e il sottoscritto sta sacrificando tempo a favore di iniziative che lo ispirano di più. Credo che ciò renda la mia esistenza meno monotona e noiosa (non riesco a chinarmi tutto il giorno sui numeri, anche se sono diplomato - dai salesiani – in Elettrotecnica e automazioni industriale con il massimo dei voti), e che sia un’utile esperienza per la vita. Può darsi che abbia perfino sbagliato studi...pazienza ! Sinceramente però, non vedo perché dovrei parlarne qui (ma lo faccio affinché rimanga in archivio) e perché intendo cancellare simili diffamazioni dal mio sito in futuro. Futuro per il quale non ho bisogno di sfere di cristallo: da buon egiziano, potrei dire “Insciallah” e da buon greco: “Ride bene chi ride ultimo”. Un caro saluto.
26/02/2005
25/02/2005
Rivendicare la Dignità

In giro c'è un po' di gente veramente strana. Mi riferisco alla vicenda di Lia: due persone, da lei giustamente definiti "assatanati", hanno impugnato un suo post (dove racconta di essersi iscritta ad una palestra dello Sheraton) per uscirsene con questo commento: "che essere meschino è mai questo, che prima parla della piscina dello Sheraton e con la stessa naturalezza esprime in continuazione giudizi sulla guerra, Israele e la condizione femminile in Egitto". Lia, ancora una volta giustamente, ha replicato, con la dovuta ironia e sangue freddo: "Devo avere un reddito e una vita da profuga cambogiana, per parlare di Egitto o di guerra o di Israele?". La risposta per me è ovvia: no. Perché la gente che ha un reddito e una vita da profugo cambogiano non ha il tempo di protestare e di indignarsi. Per loro è un lusso inutile: i poveri - infatti - sono, purtroppo e per necessità, sempre occupati a racattare qualche pezzo di pane da qualche deposito di spazzatura o a fuggire dalla prossima bomba che sta per cadere sulle loro teste. I poveri, purtroppo e per necessità, non hanno i mezzi economici e culturali per far sentire la loro voce, per rendere le loro proteste efficaci e cambiare le cose. Anzi, spesso e volentieri, essi hanno paura di protestare, perché potrebbero essere schiacciati, malmenati, espatriati, perfino dai propri governi. I poveri che protestano non esistono, inutile quindi evocarli. Smettiamola, una volta per tutte, con la falsa retorica che vuole che siano i poveri a rivendicare i propri diritti, perché quando i poveri rivendicano i propri diritti, lo fanno con l'unico mezzo a loro disposizione, frutto della disperazione e della brocca stracolma (di rabbia): la violenza, l'esproprio, la ghigliottina. Ed è proprio per evitare questo caos sociale, che non fa altro che mettere nuovi sfruttatori sulle poltrone vuote della decapitata "aristocrazia", che le persone - non dico ricche (perché queste sono troppo occupate a sperperare i propri ed altrui soldi in feste di compleanno da 2 milioni di dollari) ma con un livello economico confortevole, a rivendicare, per le classi sociali meno abbienti, la Dignità. Solo la gente che ha i mezzi economici e culturali e che decide di spendersi in questa battaglia (perché ci sono molti, anzi troppi, che scelgono di non farlo e buttare fango su chi invece lo fa) può trasformare le proteste in azioni. E, normalmente, chi si dà da fare a parole per i poveri, parlando di guerra, di distruzione e di morte, facendo passare il messaggio fra un post sulla sauna e uno sulla depilazione (come fa Lia) per non scioccare gli animi supersensibili dei lettori occidentali (che capitano lì per caso e che vedono la povertà solo sui romanzi), ebbene, normalmente, chi si dà da fare in questo modo, lo fa anche con le proprie mani, con i propri soldi, con la propria presenza (E' forse poco che Lia vada a fare l'insegnante nell' Alto Egitto?). E' anche questa quindi, una specie di beneficenza e di elemosina, esattamente pari a quella imposta o sollecitata dalle varie religioni e - senza scomodare il buon Dio - dal senso di Umanità. Si, è beneficenza darsi da fare per i poveri, anche senza essere uno di loro.
La cosa piacevole però è che Lia abbia finalmente "svelato" il "segreto", ovvero la risposta alle sempre più insistente domanda: "Cosa devo fare per andare a vivere in Egitto?" (e godersi la piscina dello Sheraton, aggiungerei :) ). Lo dice Lia in quel post: "In fondo basta mollare certezze e contributi INPS, assicurarsi di avere un minimo di cuscinetto economico dall'Italia (può essere l'affitto di una casa ma anche di un garage, o gli alimenti di un ex coniuge, o dei diritti d'autore, i proventi di un investimento, quello che volete: l'importante è potere contare su un 400/500 euro al mese che non tolgono la necessità di lavorare, qui, ma che vi assicurano di non finire per strada nonostante gli esigui stipendi locali) e darsi da fare. Una volta creati questi presupposti, potreste, come ho fatto io, spedire curriculum in interessantissime zone disagiate chiuse al turismo e raggiungibili solo sotto scorta della polizia e accettare uno "stipendio" ridicolissimo con cui integrare il mini-reddito di cui sopra, e il gioco è fatto. (Il reddito totale che ne esce è senz'altro altissimo secondo gli standard egiziani, ma tenete presente che a voi la vita costa molto di più che a loro. L'affitto, fondamentalmente, agli egiziani non costa nulla e a voi sì. Questo fa la differenza.) Poi mettete le vostre cose da qualche parte (suggerisco la cantina), vi comprate un dizionario che vi servirà per comunicare con il mondo e partite.Non lo so, come vi andrà. Dipende dalla vostra capacità di adattamento e dalla vostra curiosità. Dalla vostra capacità di non morire di stress pensando al "futuro". E anche un po' dal culo, credo, e intanto tocco ferro. E' normale pensare, comunque, che le cose vadano almeno benicchio, partendo con questi presupposti. E se sarete intraprendenti troverete anche altre fonti di reddito, inshallah".
24/02/2005
I Medici e l'Islam
Vorrei riprendere - e scusate l'insistenza - il discorso relativo alle porcellane medicee. Come dicevo nel post indicato, il mio docente di storia delle porcellane sostiene che siano di ispirazione cinese, mentre il sottoscritto sostiene - come recita anche un'opera specializzata in materia in mio possesso - che siano di ispirazione turco-islamica. Allora avevo proposto un confronto con delle immagini tra una delle pochissime produzioni medicee giunte a noi e un pannello di ceramica conservato in una sala del Palazzo di Topkapi ad Istanbul che metteva in risalto l'affinità artistica. Di seguito propongo un'altro esempio, ancora più evidente, e aggiungo una curiosità che considero fra gli elementi decisivi a sostegno della tesi del contatto tra il Granducato di Toscana e il mondo musulmano, cosa che più mi preme in questo discorso sulle "porcellane" (Non dimentichiamo infatti che Firenze è la città simbolo della scrittrice ignorante che sostiene che l'Europa non deve nulla, neanche in campo artistico, all'Islam)
La foto riportata di seguito è di un piatto mediceo con decorazione a "vaso di fiori", il primo piatto in porcellana prodotto in Europa.

Ebbene, il vaso in questione è ricopiato pari pari da simili modelli turchi, in cui si possono riconoscere i fiori, i petali, le foglie e perfino il vaso


L'ultimo elemento, di cui parlavo nell'introduzione, è questa vetrata nella Chiesa della SS. Annunziata a Firenze, con stemma mediceo in campo e, tutt'attorno, quella che viene definita una "pseudo-iscrizione islamica" ovvero un'iscrizione con caratteri arabi che assomiglia ad una frase ma che in realtà è priva di significato. La vetrata risale al XV secolo.

23/02/2005
Resta la domanda...

Quattordici anni fa a Baghdad l'aviazione americana bombardò un rifugio di civili. Marco Hamam, redattore di Aljazira.it ha tradotto una trasmissione mandata in ondata dall'omonima rete qatariota per ricodare le vittime del rifugio di al-‘Amriyye: 400 a cui vanno aggiunte altre otto. Tra loro 261 donne, 52 neonati il più piccolo dei quali aveva 7 giorni. Non ha nemmeno una foto con la quale raccontare di essere venuto alla luce e di aver vissuto tra di noi qualche giorno. Intisar Sa‘id Ahmad, 3 anni, Sali Ahmad Salman, 7 anni, ‘Adla Abdel Jabbar 66 anni, ‘Arida Salih Shihab, 16 anni, Haydar Muhammad Hamid, un anno, Hurriyya Jasim Muhammad, 47 anni, Kera Talib, un anno, Jamra Hussein Khudr, 81 anni, Hala Ra‘d Muhammad, un mese, Jasmiyya ‘Abd Khalf, 84 anni, ‘Aliya’ Fira Hussein, un anno, Makkiyya Hawwaz Khalf, 82 anni, Haydar Abdel Rasul ‘Abbas, 2 anni, Muhammad Mu’ayyid Hamid, un anno, Muhammad Kazim ‘Abbas, un anno, Iman, Esra’, Amal, Khulud, Mustafa Dhu l-Faqar 93 anni, Fatma, 17 anni, ‘Adnan 9 anni, 82, 3 anni, un anno, un anno, due anni, un mese, un anno, un anno, due anni, un anno, un mese, un anno, due anni, un mese… Resta la domanda: basta che l’uomo monti un aereo invece che un carretto tirato da un asino perché si dica di lui che è più civilizzato?

