15/02/2005

Autocensura

Con mia grande sorpresa, la recensione (non mia) del libro di John Kleeves ha sollevato un vespaio. Sinceramente non me l'aspettavo, ma ho apprezzato molto il dibattito che ne è scaturito, anche se invito tutti a moderare i toni. Ora, io non so chi sia esattamente John Kleeves, pseudonimo - appunto - di uno storico italiano che - indipendentemente dalla sostanza contenuta nei suoi scritti - è sicuramente di grande valore.

Ma il fatto che abbia scelto uno pseudonimo per esprimere le sue opinioni mi fa riflettere... Come mai uno storico, sicuramente non il primo sprovveduto di passaggio per strada, ha deciso di celarsi dietro un falso nome per scrivere ciò che afferma? Preoccupazione e paura per la sua reputazione, per il suo ruolo universitario magari ? Ha paura di essere tacciato di "fascismo" solo perché critica, su basi documentate, la politica di sempre degli Stati Uniti e perché nei suoi scritti magari, si riconosce qualche fascista ? Non saprei...

Ma una cosa è certa: il clima in cui viviamo è un clima di caccia alla streghe, dove tutti potrebbero essere potenziali membri della grande - ed oserei aggiungere improbabile - congiura naziofascioislamocomunista, congiura che annovera fra i suoi membri perfino valenti studiosi medievalisti come Franco Cardini che si sono presi l'onere di mettersi in prima linea per denunciare le falsità storiche e contemporanee. E un clima che costringe a scrivere dietro pseudonimo può essere di tutto, ma sicuramente non è democratico.

Non credo infatti che lo pseudonimo di John Kleeves sia un esotico espediente letterario. Avevo letto un intervento di Lia sulla censura, o meglio, sull'autocensura. Ebbene, anch'io la pratico. Non potete immaginare quante volte abbia dovuto non affrontare una questione o non pubblicare qualche commento per paura di vedere le mie parole strumentalizzate, distorte, vilipese e usate contro di me. Quante volte ho dovuto evitare di rispondere pur di non dire chiaro e tondo: il tale ha affermato il falso o, nella migliore delle ipotesi, non sono d'accordo con il tale.

Non ci riesco. Perché il "tale" è sempre qualcuno disposto a zittire con ogni mezzo perfino una autore come il sottoscritto che cura un blog sperduto in mezzo a migliaia di altri. Perché mi ritorna sempre in mente la mia condizione di "ospite", la prima parola che viene rinfacciata a chi osa andare oltre certi limiti imposti dall'uso comune. Ma non sono un ospite qualsiasi (non sono esattamente come Lia, infatti, e credo che anche lei sarà d'accordo con me). Qua, mi viene anche in mente la mia condizione di immigrato, di arabo e di "musulmano". Tre aggettivi che suonano quasi come colpe e che concorrono benissimo, oggigiorno, a creare l'immagine ideale del Nemico in agguato. 

di Sherif El Sebaie at 00:22:44