25/02/2005
Rivendicare la Dignità

In giro c'è un po' di gente veramente strana. Mi riferisco alla vicenda di Lia: due persone, da lei giustamente definiti "assatanati", hanno impugnato un suo post (dove racconta di essersi iscritta ad una palestra dello Sheraton) per uscirsene con questo commento: "che essere meschino è mai questo, che prima parla della piscina dello Sheraton e con la stessa naturalezza esprime in continuazione giudizi sulla guerra, Israele e la condizione femminile in Egitto". Lia, ancora una volta giustamente, ha replicato, con la dovuta ironia e sangue freddo: "Devo avere un reddito e una vita da profuga cambogiana, per parlare di Egitto o di guerra o di Israele?". La risposta per me è ovvia: no. Perché la gente che ha un reddito e una vita da profugo cambogiano non ha il tempo di protestare e di indignarsi. Per loro è un lusso inutile: i poveri - infatti - sono, purtroppo e per necessità, sempre occupati a racattare qualche pezzo di pane da qualche deposito di spazzatura o a fuggire dalla prossima bomba che sta per cadere sulle loro teste. I poveri, purtroppo e per necessità, non hanno i mezzi economici e culturali per far sentire la loro voce, per rendere le loro proteste efficaci e cambiare le cose. Anzi, spesso e volentieri, essi hanno paura di protestare, perché potrebbero essere schiacciati, malmenati, espatriati, perfino dai propri governi. I poveri che protestano non esistono, inutile quindi evocarli. Smettiamola, una volta per tutte, con la falsa retorica che vuole che siano i poveri a rivendicare i propri diritti, perché quando i poveri rivendicano i propri diritti, lo fanno con l'unico mezzo a loro disposizione, frutto della disperazione e della brocca stracolma (di rabbia): la violenza, l'esproprio, la ghigliottina. Ed è proprio per evitare questo caos sociale, che non fa altro che mettere nuovi sfruttatori sulle poltrone vuote della decapitata "aristocrazia", che le persone - non dico ricche (perché queste sono troppo occupate a sperperare i propri ed altrui soldi in feste di compleanno da 2 milioni di dollari) ma con un livello economico confortevole, a rivendicare, per le classi sociali meno abbienti, la Dignità. Solo la gente che ha i mezzi economici e culturali e che decide di spendersi in questa battaglia (perché ci sono molti, anzi troppi, che scelgono di non farlo e buttare fango su chi invece lo fa) può trasformare le proteste in azioni. E, normalmente, chi si dà da fare a parole per i poveri, parlando di guerra, di distruzione e di morte, facendo passare il messaggio fra un post sulla sauna e uno sulla depilazione (come fa Lia) per non scioccare gli animi supersensibili dei lettori occidentali (che capitano lì per caso e che vedono la povertà solo sui romanzi), ebbene, normalmente, chi si dà da fare in questo modo, lo fa anche con le proprie mani, con i propri soldi, con la propria presenza (E' forse poco che Lia vada a fare l'insegnante nell' Alto Egitto?). E' anche questa quindi, una specie di beneficenza e di elemosina, esattamente pari a quella imposta o sollecitata dalle varie religioni e - senza scomodare il buon Dio - dal senso di Umanità. Si, è beneficenza darsi da fare per i poveri, anche senza essere uno di loro.
La cosa piacevole però è che Lia abbia finalmente "svelato" il "segreto", ovvero la risposta alle sempre più insistente domanda: "Cosa devo fare per andare a vivere in Egitto?" (e godersi la piscina dello Sheraton, aggiungerei :) ). Lo dice Lia in quel post: "In fondo basta mollare certezze e contributi INPS, assicurarsi di avere un minimo di cuscinetto economico dall'Italia (può essere l'affitto di una casa ma anche di un garage, o gli alimenti di un ex coniuge, o dei diritti d'autore, i proventi di un investimento, quello che volete: l'importante è potere contare su un 400/500 euro al mese che non tolgono la necessità di lavorare, qui, ma che vi assicurano di non finire per strada nonostante gli esigui stipendi locali) e darsi da fare. Una volta creati questi presupposti, potreste, come ho fatto io, spedire curriculum in interessantissime zone disagiate chiuse al turismo e raggiungibili solo sotto scorta della polizia e accettare uno "stipendio" ridicolissimo con cui integrare il mini-reddito di cui sopra, e il gioco è fatto. (Il reddito totale che ne esce è senz'altro altissimo secondo gli standard egiziani, ma tenete presente che a voi la vita costa molto di più che a loro. L'affitto, fondamentalmente, agli egiziani non costa nulla e a voi sì. Questo fa la differenza.) Poi mettete le vostre cose da qualche parte (suggerisco la cantina), vi comprate un dizionario che vi servirà per comunicare con il mondo e partite.Non lo so, come vi andrà. Dipende dalla vostra capacità di adattamento e dalla vostra curiosità. Dalla vostra capacità di non morire di stress pensando al "futuro". E anche un po' dal culo, credo, e intanto tocco ferro. E' normale pensare, comunque, che le cose vadano almeno benicchio, partendo con questi presupposti. E se sarete intraprendenti troverete anche altre fonti di reddito, inshallah".