30/04/2005
Silenziosi...ma integrati

Leggo spesso sui giornali, e sento ancora più spesso parlare in Tv, di "esempi di integrazione". Mi riferisco in particolare a due comunità, quella del Punjab e quella cinese, spesso e volentieri portate ad esempio di comunità immigrate integrate in Italia. L'altro giorno leggevo una rivista, con l'ennesimo articolo sugli immigrati del Punjab "perfettamente integrati in Italia". Sono articoli che non lo dicono ma che, ovviamente, sotto sotto vogliono mettere sotto gli occhi del lettore queste comunità in contrapposizione alle comunità musulmane, ree di suscitare troppi dibattiti (perfetto stile Lega insomma, per cui si dovrebbero avvantaggiare, nell'immigrazione, altre nazionalità e confessioni) e un titolo ha attirato la mia intenzione: "Silenziosi ma integrati".
Il punto è che non si può essere integrati rimanendo silenziosi, altrimenti si rischia di scambiare un atteggiamento arrendevole e sottomesso, ovviamente dettato dal bisogno, per integrazione. "Integrazione" significa sentirsi parte integrante, appunto, del tessuto della società e quindi, più che "integrazione" si dovrebbe parlare di "interazione". E l'interazione si fa scambiandosi opinioni, lanciando proposte, sfidando il sistema nei suoi punti deboli, spronandolo a cambiare, a stare al passo con i tempi, insomma...a migliorare. L'interazione non è un processo calmo, bensì un processo movimentato. E tanto meno silenzioso....Ma lo è proprio perché è un processo vitale e vitalizzante. Non mancano di certo quelli che intendono l'interazione come occasione per alzare la voce o fare richieste assurde o controproducenti, spesso in chiave pubblicitaria personale (e gli esempi da Adel Smith in poi non mancano), ma questo non significa che si debba ridurre il processo di integrazione degli immigrati ad una semplice "constatazione di debolezza" da parte loro, con conseguente silenzio e neutralità.
Io tutta questa integrazione da parte della comunità del Punjab, per esempio, non la vedo. Si, certo, hanno accettato a fare un lavoro che nessun italiano vuol più fare e cioè mungere le vacche e preparare il parmigiano. Ma fare i mungitori di vacche stagionali in cambio della possibilità di conservare propri usi e costumi in una specie di limbo isolato dal resto del contesto non mi sembra un gran risultato di integrazione. Certo, hanno sostituito il turbante con un foulard e magari portano dei pugnali più piccoli (lo impone la religione Sikh ad ogni uomo adulto), e continuano a professare il loro culto in un grande locale trasformato in tempio dato in concessione dal comune ma interamente finanziato dalla comunità stessa. Ma non si sente la loro voce, non c'è un centro culturale che promuovi mostre ed eventi, non lanciano proposte, non si vede un loro rappresentante in Tv fare richieste, non "pretendono" un diritto di voto. So che a qualcuno magari questo fa anche piacere, che se ne stiano "zitti zitti buoni buoni" e senza "rompere le scatole più di tanto" ma io vedo l'altra faccia della medaglia, e cioè a me sembra che a queste comunità, in realtà, non gliene freghi nulla di tutto il resto, a patto che continuino ad avere alcune concessioni.
Il processo di "integrazione", di cui si ciancia tanto sui media, non è questo. E' un processo che deve portare ad un mutuo arricchimento, ad una dinamicizzazione della società. E' un continuo tira-molla, con lanci e rilanci, con sfide, successi e fallimenti. Il fatto che Porta a Porta ci proponga Adel Smith come esempio di musulmano che ha una proposta da fare per poi parlare del crocefissino dell'aula scolastica (e ultimamente durante una conferenza io ed altri ascoltatori abbiamo avuto l'opportunità di sentire il retroscena di quell'invito, con la redazione di Porta a porta che volutamente ignora le opinioni che indicano in Smith un personaggio rappresentativo solo di sè stesso e per ben due volte), o che un giornale tiri su un caso su una proposta di scuola per soli musulmani, non significa che non ci siano immigrati con proposte valide e sensate da fare per una maggiore interazione tra immigrati e residenti.
Significa solo che finora viene privilegiata la scelta dell' "Integrati si... ma se e solo se...silenziosi" e se una comunità accenna a voler dare un'impronta diversa al dialogo, si vanifica il suo operato, con i soldi dei contribuenti, con un fenomeno da baraccone sbattuto in prima serata o sulla prima pagina di un quotidiano. Tutto qua.
29/04/2005
28/04/2005
I terrorismi letterari

Salamlik li denuncia nel momento stesso in cui accadono, e devo dire che in questi tre giorni mi sono divertito da matti: uno, per aver letto quel ridicolo rotocalco online, due per aver costretto le sue curatrici a correre ai ripari svelando quello che sono veramente, tre per aver fatto incazzare qualcuno parlando di "padronanza linguistica", arma che si è sempre dimostrata alquanto fastidiosa: guai a toccare la lingua a qualcuno ! (Peccato che le nostre esperte di Medio Oriente sappiano solo snocciolare le parole "Allah", "habibi" e "sharmuta" sul loro blog) e, infine, non vi nascondo il mio compiacimento nel vedere alcuni maschi italici di piccolo cervello rischiare l'infarto leggendo delle "avventure delle loro connazionali" con arabi. Quindi scusate se non riesco a tenermi ancora una volta (giuro, l'ultima) ed inserisco altre chicche tratte da quel blog. Dio Santo, roba da matti ! Sentite per esempio quest'altra signorina, Magnuna:
"Dopo l’avventura col mio egiziano (sul blog troverete la mia storia) mi ha preso una febbre per gli arabi :). Prima di allora non avevo mai preso in considerazione di potere avere una storia con extracomunitari, vuoi per discriminazione, vuoi perché effettivamente non avendone mai frequentati non mi era mai accaduto di provare attrazione per un ragazzo arabo…"
A conferma quindi dello spirito razzista e discriminatorio che le caratterizza sin dal principio, e che immancabilmente fa degenerare storie a cui non sono affatto destinate. Ma tanto non c'è n'era bisogno. Sentite con chi si è "fidanzata" la nostra Magnuna, dopo l'avventura esotica con l'egiziano di Sharm, (trattasi di un tunisino, stavolta) :
"Insomma una sera della terza settimana ho ceduto con lui….mi faceva tenerezza…lui era stato a Marsiglia dove spacciava ed era stato in galera e altri casini …"
Ma come? Uno le racconta che è stato spacciatore e pure in galera, e questa se lo porta a letto? Perché le ha giurato che è cambiato? Inutile dire che alla fine della storia, le ha perfino chiesto di accompagnarlo a prendere la coca.
Sentite...queste storie, degne dei rotocalchi di peggior specie (ma che fanno schizzare il mio contatore alle stelle, a quanto pare), dimostrano veramente che queste signorine sono delle fuori-testa. Si cercano i guai da sole portandosi a letto il primo spacciatore parcheggiato vicino a casa e poi vengono a raccontarci che gli arabi sono cattivi. Ma insomma, ci sono arabi e arabi ! Sarebbe come mettersi con un boss della mafia siciliana e poi venire a raccontare che gli italiani sono tutti criminali della peggior specie..
Che tristezza...Inserisco intanto alcuni dei commenti più interessanti giunti via mail o sul blog sulla faccenda Sharmate e la LiberaMadani che l'ha fondato, brillante esempio di terrorismo letterario (Intellettuale è un po' troppo per quel sito) ma mi interessa che in futuro ci sia, nell'immenso archivio di internet, qualche dato in più su questo falso sito di "vittime" che sono più cretine patentate che vittime. Mi auguro che ci siano delle donne di buon senso, fra quelle che scrivono là (ma non mi pare), e che dopo aver letto gli interventi che seguono comincino a riflettere.
Probabilmente non sono io l'islamofascista intollerante da paragonare ai loro ex forse c'è davvero qualcosa nel loro sito che non va. E direi anche nella maniera in cui gestiscono le loro vite alla deriva. Un campanellino d'allarme dovrebbe suonare nelle loro menti: forse stiamo esagerando, se così tante persone la pensano come Sherif. O no?
E quindi, per incominciare, dovrebbero limitare i loro interventi all'Egitto - che teoricamente è l'argomento del loro blog - e non alle lapidazioni in Afghanistan e alla cultura arabo-musulmana di cui non sanno un'emerita acca. Non sono le tre tesine sul divorzio a creare una realtà accademica. Dovrebbero cominciare a rendersi conto che forse conviene calmarsi un po', scrivere in maniera più pacata e meno aggressiva e magari pensare alle loro nuove vite, e soprattutto ai presupposti corretti per costruirle, che sia con un italiano o con un arabo, al posto di tenere in vita questa ridicola messinscena.
Blah !
"Tu e Lia siete impagabili, riuscite a far venire allo scoperto i peggiori istinti degli ipocriti. Leggere i vostri blog è come guardare Giuliano Ferrara, Calderoli e Berlusconi senza dover guardare la televisione. Penso che tu sia una delle persone più calme e raziocinanti che esistano. Lo dico perché sei sottoposto ad attacchi continui, stupidi e immotivati, viscerali direi. Alla fine gli attaccanti hanno gettato la maschera: non sei più una persona educata che viene dall'estero, no, tu sei un musulmano islamo-fascista/nazista, che sputa sul paese che gli dà lavoro (quando mai), che gli offre istruzione (buona questa), che lo ha salvato dall'Egitto cattivo pieno di puzzolenti scimmie scure e senza peli. C'è da dire che ti sei scelto una spalla d'eccezione; Lia. Se lei fa un post simpatico e innocuo, di cui nessuno si accorgerebbe, e tu lo citi, quel post diventa argomento di contendere come il muro in Palestina. L'ultimo esempio è stato quello delle "cornificate organizzate".
Tralaltro oramai Lia è stata assimilata a te, come rompicoglioni, fanatica e via dicendo. Mi compiaccio di una cosa: sei fastidioso per il sistema, attaccarti senza essere preparati è difficile, anche se molti scelgono l'offesa pura e semplice. Se continua così qualcuno potrebbe proporre di venirti a prendere per appenderti al primo lampione lungo la strada".
"Non c'è che dire...un bel putiferio...ma per cosa poi? Fidanzati arabi ?!? Ma donne così emancipate e poi così ben istruite dalla ns. informazione come hanno fatto a cascarci così "ingenuamente" ?!? Ma fatemi il piacere…al massimo avete trovato qualcuno più "furbo" di voi che già sapeva cosa volevate e vi ha reso pan per focaccia. Sono stato più volte a Sharm e ne ho viste di tutti i colori, ma non ho mai visto importunare una turista se non consenziente e con la scritta in fronte al neon "Dai sollazziamoci". Al contrario basta andare nelle ns. discoteche per vedere scene di "insistenza" (per usare un eufemismo) e liti con finale al serramanico fra affamati di gruppi diversi. In compenso non ho visto turiste così pudiche da soffrire il caldo, pur di rispettare gli "indigeni"…ma al contrario donne più o meno giovani che facevano a gara a chi copriva meno centimetri di pelle. Infine ci racconti che in America non "hai visto" violenze. Dove stavi? Sulla Yucca Mountain?!? Non potrei neppure dire a Manhattam o Beverly Hills visto che cronache recenti e meno hanno parlato di famosi episodi di violenza famigliare sfociata anche nell'omicidio".
"Secondo me, Sherif, c'è stato un grande caos su questi temi, dovuto anche a fraintendimenti. Certo, quel sito ha un'impostazione francamente sgradevole, soprattuto i commenti deliranti di LiberaMadani a favore della Fallaci (e contro di te) sono penosi. [...] Ma soprattutto, quello che dà fastidio è il quadro molte volte razzista che ne emerge (cioè, io mi sono scottata, ergo abbraccio in pieno le fallaci teorie di Oriana..., pare di capire)".
"Ma perchè non vi limitate a sc******* i buoni indigeni invece di scrivere di cose che non capite? A parte che Sherif mi sembra abbastanza equo, certamente non ci mette la virulenza come voi. Mi sembrate le figliocce di Borghezio...e checavolo!"
"Quello che dici è vero, purtroppo. Il delitto d'onore è effettivamente diffuso in Turchia (specie tra i Curdi). La lapidazione esiste in Arabia Saudita, in Iran e Afghanistan. Però non esiste in Nordafrica e in Egitto. Molti nordafricani considerano i sauditi dei pazzi, esattamente come noi. Ma quella che fai tu su questo sito è confusione. Innanzitutto non puoi mescolare tutto assieme così, dal Nordafrica all'Afghanistan. E poi c'è una metà della società che vuole e vive in un modo molto più libero. Non credo sia giusto dire, per esempio, che siccome ora comandano Fini e Berlusconi siamo tutti fascisti. Metà Italia non lo è. O forse, visto che ti piace tanto la Fallaci, sotto sotto sei anche tu fascista? Inoltre, che qui da noi le donne siano mercificate è pacifico. Non so come fai a negarlo. Insomma, cara, quello che dice Sherif non è affatto estremista".
"Boh, ma qui nessuno ha letto il premio nobel Mahfuz? Di amori di tutti i tipi è pieno (coniugali, di amiche-amanti, amori omosessuali, seduttori e cacciatori di dote, uomini che scelgono come terza moglie una ex-cortigiana con ventanni più di loro... ecc.). Insomma, l'"ordine familiare" serve solo come idea regolativa formale, mica sostanziale. Mahfuz ci fa capire che per molti egiziani la "vita vera è altrove", proprio come la migliore letteratura europea alla Proust. Un po' più di cultura prima di parlare di Egitto e uomini egiziani, che diamine!! Andate in libreria e compratevi la "trilogia del Cairo" (Ed. Pironti, Napoli)".
"Mumble mumble...Un padre di religione induista maltratta il figlio per farlo andare al tempio di shiva. Un padre di religione cattolico-romana picchia il figlio per farlo andare a messa. La dareste voi una notizia in questo modo? eppure è possibile: un padre di religione musulmana picchia il figlio/a per farlo/a andare alla moschea il venerdì. Ma che giornalisti sono? possibile che una notizia venga data in questo modo fazioso? ciò mi ricorda la stampa germanica durante la campagna diffamatoria verso gli ebrei...historia magistra vitae? Non direi proprio :( :( "
"[...] Tu Libera avrai pure avuto la tua disavventura, non lo metto in dubbio, così come lui le sue "furbizie"... però in tutto il tempo che ho letto il tuo racconto di una cosa mi rendevo conto ad ogni piè sospinto: per te, in seguito a questa tua disavventura oramai dire egiziano a qualcuno equivale ad offenderlo, per cui se questi tuoi scritti non sono nati nello spirito della Fallaci, e posso credere anche a questo, perchè no?... comunque finiscono per farle da cassa di risonanza, a lei come a tutti quelli che, morsi dalla tarantola, danno della tarantola a qualsiasi lucertola che incontrano, solo perchè magari cerca di salvaguardare la complessa realtà del tarantolame tutto, che al suo interno (magari) si diversifica presentando tipologie un filino più variegate di quelle qui raccontate. Comunque chissà... forse da qualche parte in Germania, in Svezia o in USA c'è ancora qualche traumatizzata reduce da Riccione Rimini o Cattolica, o magari Soverato o Scalea, per la quale dire italiano a qualcuno equivale ad insultarlo pesantemente. .... ed ho le prove di quello che dico, anche se fortunatamente la mia amica di Buffalo che me lo raccontò nel 1988 distinse i calabresi dal resto degli italiani, salvando così una buona parte dei nostri giovani latin lovers... peraltro senza aver fatto se non l'esperienza della Calabria, quindi sulla fiducia, ma se le parli di Calabria le vedi apparire il terrore negli occhi, perchè li il tizio che la terrorizzò non si fece scrupolo neanche di fingere. La terrorizzò e basta. Però la Calabria è piena di turisti e turiste ogni anno, grazie a Dio, e sempre grazie a Lui raramente si è saputo di fatti accaduti a turiste... o no? Ah... forse ero io distratta [...]".
"Episodi di violenza possono capitare dappertutto... e che si creino micro-climi di un certo tipo non è improbabile. Però, scusami, LiberaMadani, non bisogna generalizzare. Anch'io sono stata negli USA e ti assicuro che, negli Stati del Sud, il fatto che un uomo tradito imbracci un'arma per ammazzare la "fedifraga" è considerato una eventualità non da poco, come tra la mafia italiana di un tempo (c'è gente pronta a farsi la galera, anche, per questo). Però mica mi sogno di dire che tutti gli americani sono così. Anzi, se vuoi proprio generalizzare, ti dirò che ormai, conoscere un italiano senza che non ti valuti secondo la classica triade "seno-sedere-gambe" è quasi impossibile, soprattutto con gente sotto i 35 anni.DI contro, parlando con un musulmano, perlomeno (è la mia esperienza) la prima cosa per cui ti valuta è l'intelligenza (e almeno puoi parlarci senza essere sempre sbirciata in quei posti...). Sarà che ormai pretendo una certa maturità dagli uomini. E purtroppo, gli italiani hanno molto spesso la tendenza a valutarti come se dovessi partecipare a un concorso di bellezza (quanto a loro, poi, sono sempre autorizzati a sfoggiare ventri molli o altre amenità, come se avessero il diritto di essere brutti, tanto per loro non conta). Insomma, perchè non ti scandalizzi un po' anche per questo? A me, come donna, dà MOLTO fastidio. Perchè, nella tv italiana, è considerato normale che il conduttore sia bruttino e vestito da capo a piedi in un abito-armatura con giacca e cravatta, mentre al suo fianco è normale vedere due belle donne in bikini? Però, nessuno si accanisce a protestare contro questo. A questo, sinceramente, io preferisco una donna elegante e con un bel foulard sul capo. Insomma, secondo me il problema del maschilsimo è semplicemente diverso da un paese all'altro. In una grande città europea ho conosciuto una giovane donna di "ottima famiglia" borghese. Famiglia con villa e ottimi redditi. Eppure lei, figlia adottiva, dai 13 ai 18 anni è stata costantemente picchiata, per semplice prepotenza, dai suoi fratelli. Questo come lo classifichi? Solo che, quando lo fanno i ricchi, resta quasi sempre nascosto. Vedi, con gli esempi di vita ne viene fuori un guazzabuglio da cui si capisce ben poco. Il fatto è che, anche nel mondo arabo, la società è divisa in due: da una parte i tradizionalisti, dall'altra i "ribelli". Ad esempio, a Marrakesh, ho visto sia donne ricoperte come suore, che bellissime ragazze vestite in modo seducente. C'è sempre una parte di società che vive secondo le sue regole. Ci sono anche le nuove femminsite islamiche, che pur dichiarandosi credenti, interpretano l'Islam a modo loro. Insomma, la società araba è molto vivace e ci riserverà molte soprese in futuro, secondo me. Quello che non capisco, è perchè citi solo e soltanto i fatti negativi, dell'Egitto. Un po' più di pacatezza, insomma..."
28/04/2005
Perché non funziona un rapporto misto?

L'autore di questo Blog è stato giudicato un pericolo per la libertà di espressione italica (simboleggiata dai cerchi).
PS: non badate al piccolo, è lì per punizione.
Questo sarà l'ultimo post dedicato al caso "Sharmate". A quanto pare, infatti, le nostre isteriche signorine mi accusano di volerle "azzittire" e mi considerano addirittura una "minaccia per la libertà di espressione" (probabilmente perché esprimo la mia opinione, sul mio blog). Mi rincuora che, su mio suggerimento, adesso campi questa bella scritta sul loro blog: "L'intollerante sig. Sebaje al fine di farci il piacere di considerarci lui un blog non razzista (che poi sia il contrario lo smente sia l'eterogeneità dei membri che l'opinione della gente che ci sostiene), ci ha suggerito di inserire questo dislaimer scontato ed evidente: "Attenzione, questo blog vuole essere interprete di una realtà circoscritta giudicata dal punto di vista personale. E non vuole assolutamente essere espressione della realtà sociale di tutto l'Egitto". Come se legendo le nostre pagine, non fosse palese". Beh...io tanto palese non lo trovo, anche perché avevo chiesto solo l'inserimento del disclaimer e non di tutto il contorno di amenità che sostengono, fra le altre cose, che "E' ovvio che le storie personali sono la dimostrazione di un fenomeno di malcostume. Gli altri articoli servono, invece, ad approfondire una cultura diversa ed a sottolinearne le diversità per non cadere in equivoci, gli stessi dei quali si alimenta il malcostume di Sharm e "dintorni". Come dire? L' "intollerante" (cioè io) ci dice di non generalizzare, e noi infatti non lo facciamo: portiamo solo qualche caso a dimostrazione dello stato generale. Ma va? Ma chi volete prendere per i fondelli? Guarda che l'italiano lo capisco meglio di te, eh ! Ergo, continuo a considerare il vostro blog un covo di fanatiche frustrate e pericolose per sé stesse e per gli altri. E questo mi dispiace molto.
Sono però riuscito a dimostrare, in maniera definitiva e totale, che quel sedicente blog di "imbambolate" e "vittime" del maschilismo egiziano, altro non è che la versione mancata dei romanzi truffa sulle condizioni della donna nel mondo islamico, un' altra trovata propagandistica simile all'episodio della megalomane parigina, una specie di megafono - travestito da "realtà vissuta" - delle opinioni della Fallaci che si chiedeva "Cosa può trovarci una donna di buon gusto in un uomo arabo?". Una specie di versione laica ed emotivamente più efficace dell' enciclica del Vaticano che sconsiglia i matrimoni misti con i musulmani. Sono tutte facce della stessa medaglia e la lunga quanto estenuante risposta pubblica della LiberaMadani sul suo blog, principalmente in difesa della Fallaci, lo dimostra benissimo. Che la Fallaci poi sia la peggiore espressione del razzismo occidentale, che le sue opinioni sul mondo arabo e sulla sua storia siano tutte frutto di una malafede senza eguali, è ormai appurato. E chi sostiene il contrario è uguale a lei in quanto cattiveria e ipocrisia.

Un arabone cattivo rapisce LiberaMadani sul suo cavallo verso un'esotica avventura .
Per cominciare, analizziamo il comportamento della fondatrice del blog, LiberaMadani, che sostiene che avrei manipolato le sue parole. Eppure sono frasi dal senso compiuto, senza omissioni né aggiunte. Quanto al commento volgare da me menzionato, che io avrei "spacciato" per un intervento del suo blog (sempre secondo la Madani)...ebbene.. probabilmente la nostra capisce l'italiano meno di me :) : ho espressamente scritto che si tratta del commento di un maschietto indignato del Bel Paese. Ma torniamo a cose più interessanti, alle sue frasi, ovvero al "Non ci avevo mai pensato al popolo egiziano, per me quasi non esisteva sulla faccia della terra prima" che parla da solo e non necessita le ridicole giustificazioni adesso tirate in ballo. E' la stessa arroganza colonialista di spirito ottocentesco, quando si pensava, appunto, che determinate popolazioni non esistessero affatto o che fossero addirittura scomparse. Per cui, ovviamente, andavano riscoperte e, manco a dirlo, civilizzate. Segue, puntualmente, il desiderio di "studiare" gli esemplari locali, e magari portarne qualcuno a casa. Anche le matrone romane erano affascinate dai "gran negri" portati come schiavi gladiatori, e le signore inglesi ottocentesche adoravano le storielle aventi per protagonisti gli emiri banditi. In termini moderni, è quello che ha fatto la Madani quando dice "così mi sono detta di farmi passare la curiosità e di farmi l’avventura col tipo [...] un piccolo sogno estemporaneo.. l’idea di stare con un indigeno.. il gusto per l'avventura nell'avventura...".

Una lady inglese persa nei ricordi dell'ultima vacanza a Sharm El Sheikh
Se questo era lo spirito di partenza, è indubbio che ad un certo punto sia scattata la molla dello "scontro di civiltà" sfociata poi nelle "tragedie" raccontate e che hanno portato la nostra LiberaMadani a vestirsi "all'occidentale una seconda volta (la prima era per far ingelosire il gigolò da cui era accompagnata, ndr) perché volevo disprezzare con la mia completa mancanza di rispetto per le tradizioni locali, il posto dove mi trovavo". Ovviamente credo che fosse più svestita che vestita e di certo il suo vestiario non era uguale a quello della Lady sopra ritratta. Che bella soluzione... Mi preme però di sottolineare che quelle loro storie vanno prese con le molle: che siano vere in ogni singolo dettaglio e che non abbiano risentito della creatività romanziera tipica dei racconti d'avventura esotici e delle megalomani volenterose di mostrarsi abbastanza corraggiose da affrontare da sole i quaranta ladroni affascinanti ma muniti di pericolose sciabole è una cosa tutta da dimostare. Le signorine in questione (ed è la prima volta in vita mia, poi, che sento che il termine "signorina" abbia un'implicazione "misogina" e "comunque denigratoria" in quanto sinonimo di "donnetta": Parola di LiberaMadani... E invito qualche linguista all'ascolto a pronunciarsi su queste allucinazioni), queste ragazze "giovani, carine, colte e istruite" (parola loro) che vantano di essere "esperte" del mondo arabo o quanto meno persone che hanno vissuto a lungo la realtà del Medio Oriente per poterla giudicare, commettono lo sbaglio, elementare, di relazionarsi con uno differente sia per "livello di istruzione" che per "posizione sociale" (Parola loro) in un paese diverso anche per cultura e, diciamocelo, per Pil.

Uno spazzino tenta di far colpo sulle signorine di Sharmate.
E' proprio questo il punto: una persona che ha vissuto abbastanza a lungo nel mondo arabo sa che uno spazzino in Italia è diverso da uno spazzino in Egitto. Certo, entrambi fanno gli spazzini... ma lo fanno in condizioni completamente diverse, cosi come è diversa la condizione sociale e il livello economico di appartenenza, a parità di mestiere svolto. Magari lo spazzino italiano non può ambire a sposare la figlia di un notaio esattamente come uno spazzino egiziano non si sogna di sposare la figlia di un medico, ma rimane un fatto: lo spazzino italiano potrebbe essere quanto meno diplomato, avrà una bella casa e la parabolica, al weekend magari va a prendere un pizza dopo il cinema. Uno spazzino egiziano queste cose non se le può nemmeno permettere e di conseguenza ha tutt'un altra visione della vita e della società e quindi anche delle donne. Non mi vergogno di dirlo, i contrasti sociali in Egitto sono molto più accentuati che in Italia. I ragazzi di Sharm non sono spazzini, ma di certo - leggendo quei racconti - provengono da ambienti molto difficili.

La piscina di un albergo a Sharm El Sheikh, frequentata da giovani lavoratori locali.
Io non smetto mai di meravigliarmi di quelle donne occidentali che vanno in altri paesi e poi scelgono di instaurare un rapporto affettivo finalizzato al matrimonio con ragazzi appartenenti a famiglie disagiate, che a malapena sanno scrivere il proprio nome ecc solo perché sono fisicamente attraenti. E poi hanno il coraggio di affermare che non sono turiste sessuali, solo perché giovani. E' chiaro che non poteva risolversi diversamente, la loro situazione. Occidentali ricche (solo perché il cambio sta dalla loro parte, non perché lo siano davvero) assieme a giovani semianalfabeti e poveri. Non perché gli abitanti di quei paesi, in questo caso gli egiziani, siano tutti analfabeti o poveri né perché sia sbagliato relazionarsi con una persona di diversa origine o cultura, ma perché si scelgono le condizioni sbagliate di partenza. Al posto di snocciolare dati sulle lapidazioni in Afghanistan, che con il Mar Rosso e i suoi gigolò c'entrano ben poco, a chi si relaziona con uomini del Medio Oriente, come fa Sharmate, sarebbe molto più sensato dire: Attente, assicuratevi che ci sia un'armonia culturale e sociale di partenza. E i giovani egiziani colti ed educati non mancano di certo. Basta saper distinguere e non rincorrere false speranze.
PS: Qualche osservazione, solo perché sollecitata dalla nostra Madani tra le righe del suo intervento: Il mio nome è Sherif non Sharif. Il cognome è Sebaie non Sebaje. E' scritto chiaramente sopra. Sono nato e cresciuto in Egitto, da madre greca e padre egiziano. Sono in Italia da pochi anni, anche se della lingua italiana ho una padronanza totale, e lo dico senza falsa modestia (avendo studiato dai Salesiani al Cairo). Prima ancora ho studiato in una scuola francese, sempre al Cairo. Conosco il mondo occidentale alla perfezione perché ne faccio parte, per sangue e per cultura, sin dalla nascita, pur avendo una cultura ibrida. Le accuse di antisemitismo, anticristianesimo, islamofascismo sono solo ridicole insinuazioni senza fondamento. I miei articoli e tutti i miei interventi sono debitamente documentati e veritieri, non c'è nessuna manipolazione o distorsione dei fatti, quindi gradirei che le critiche si limitino allo scambio d'opinione, per quanto accese, e non alla diffamazione professionale. I commenti contenenti la sua storiella esotica erano tantissimi, quindi ho lasciato solo il commento suo contenente il link. Rinnovo il mio invito a dichiarare la vera natura di quel Blog: un fanclub della Fallaci e, per questo, tutt'altro che obiettivo e corretto.
27/04/2005
Turismo da Sharmate

Ho scoperto, con mio sommo piacere e divertimento, di essere tra i bersagli preferiti del sito delle "Cornificate Organizzate" (parola di Lia, e pare che essere amico di Lia da quelle parti sia un'accusa ) da almeno dieci giorni, ovvero dal 15 aprile, quando una delle curatrici di quel blog di false ingenue mascherate da vittime del "maschilismo" arabo, ha riportato il mio articolo su Honor Lost (pubblicato su Aljazira.it), per cosidetta "conoscenza".
Inutile dire che in quel covo di sfegatate sostenitrici della Fallaci si dà del sottoscritto la solita descrizione dell' "immigrato delirante e falso, acerrimo nemico della nostra religione, che ce l'ha con la nostra società superiore che lo ospita pur godendone tutti i benefici". Ho già sentito, ovviamente, questo ritornello decine di volte, quindi non mi scandalizzo nè mi premuro di controbattere ad ogni singola accusa. Tengo solo a precisare che i post sul "Marketing papale" adotti come prova della mia "anticristianità" (Ma fatemi il piacere!) altro non sono che una critica ad una mentalità consumistica che trasforma la più illustre carica spirituale della Chiesa in un marchio per salsicce.
Quindi tutt'altro che "nemico della nostra religione", anzi ! E poi non vedo cosa ci sia di male nel dire che il nome del nuovo Pontefice è tradotto in arabo come Mubarak. Dovrebbero solo ringraziare perché, per loro "conoscenza", la società delle salsicce Ratzinger è la stessa società consumistica che ha trasformato il sesso in merce e i giovani egiziani di Sharm in gigolò, fenomeno che difficilmente si sarebbe verificato se non fossero sbarcate loro e le loro simili con l'idea fissa dell' "avventura dentro l'avventura con l'indigeno, tanto per vedere com'è" al posto di godersi una tranquilla vacanza nuotando nelle splendide acque di Sharm. Forse allora qualche egiziano decente l'avrebbero conosciuto.
Mi si accusa poi di dire falsità e di riproporre critiche già note (NB: su tutti gli argomenti da loro proposti ci sono dettagliate risposte su questo blog, incluso l'argomento "cristiani in Egitto", che con le loro disavventure sessuali c'entra come i cavoli a merenda, a dimostrazione quindi della vera natura di quel sito mascherato da ritrovo per cornificate), ma intanto nessuna di loro può negare che almeno due episodi eclatanti, il romanzo giordano pubblicato in Australia e l'episodio della metropolitana parigina, episodi che hanno esposto l'intera comunità musulmana in Occidente alle offese più irrispettose, non fossero altro che vergognose montature, e chissà quante altre ce ne sono in giro.
Cosi come nessuna di loro può negare (ma invece lo fanno, eccome !) che i casi di violenza familiare, specie sulle donne, siano diffusissimi in Occidente: negli Usa una donna viene picchiata ogni 15 secondi e ogni 90 viene violentata. Nel solo 2001, oltreoceano si sono registrati 700mila casi di violenza all’interno delle mura domestiche. In Francia ogni anno sono 25mila le donne stuprate. In Gran Bretagna, dove tra il ‘97 e il ‘98 si sono verificati più di 2000 casi di violenza fisica ai danni delle collaboratrici domestiche, i servizi di pronto soccorso ricevono almeno una telefonata al minuto per violenza in ambito domestico. Per non parlare di alcuni dei connazionali di quello che dà degli exbeduini agli egiziani (grazie per l'ex, comunque) che vanno nelle Filippine ad affittare bambini da sfruttare sessualmente (altro che qualche ceffone educativo a scuola per cui vengo qualificato, addirittura, da vigliacco).
Sono i fatti, e se raccontare i fatti (e lo faccio sempre con la dovuta attenzione e non con le generalizzazioni diffamatorie) è essere irrispetoso, mi dispiace. Si arrangino! Tornino a Sharm e si trovino qualcuno su cui sfogare la loro frustrazione.
E poi ci raccontino come è finita, sono tutto orecchie :)
26/04/2005
Le "ingenue" turiste sessuali di Sharm

Tempo fa una signorina autodefinitasi una "di quella schiera di giovani smidollati che sfilavano in parata dimostrativa col kefia nei cortei studenteschi" è intervenuta, su questo blog, con commenti del tipo "Ma come fai a definire razzista una che si batte affinchè il razzismo secolare europeo contro gli ebrei non riaffiori nella nostra società (la Fallaci, ndr)". Ma ha evitato, giustamente, di spiegarmi e spiegarci come mai Theo Van Gogh, il regista ucciso per il suo film sul "maltrattamento" delle donne per colpa dell'Islam, oggi martirizzato e quasi santificato dai Fallaciani e Feltriani di varia specie, fosse in verità un antisemita dichiarato e perfino condannato in tribunale che arrivò al punto di rispondere alla storica ebrea Gans che osò criticarlo: "Scommetto che si eccita di notte sognando di fare sesso con il Dottor Mengel"...
Scopro oggi che la redenta giovine figliola e paladina dell'antisemitismo altro non è che LiberaMadani, fondatrice di un blog di nome Sharmate, termine che fa chiaro riferimento sia a Sharm El Sheikh che alla parola araba "Sharmuta" che significa prostituta o forse, più probabilmente, a "Sharmut" (al maschile). Il sito si propone di essere il ritrovo di "povere" ed "ingenue" ragazze "imbabolate" e "truffate" da insensibili e barbari ragazzotti egiziani dagli occhi di velluto. Inutile dire che è pieno zeppo di storie di ragazze deluse, maltrattate, picchiate, sfruttate e via discorrendo. Per carità, probabilmente sono anche storie vere, il problema è che - ancora una volta - si tende sapientemente, e non senza secondi e malevoli fini, a generalizzare e a farsi megafoni di tesi ridicole e diffamatorie. Il sito delle "Cornificate Organizzate" (per usare il termine di Lia, consiglio di leggere il post e i commenti a seguito) si è trasformato, nel tempo, in una specie di "Pseudo Osservatorio Permanente" sulle condizioni della donna in Egitto e nel mondo islamico più in generale che ospita, oltre i lamenti delle "fanciulle", l'indignazione dei maschi "locali" del Bel Paese, espressa in termini non proprio carini: "Ma che c**** vi affascina di questi gigolos morti di fame all infuori di un certo aspetto fisico e dal c***** circonciso, ci sono milioni di uomini latini con stile e con cuore e vi andate a farvi azzannare da exbeduini che vi trattano da t***** e quello che fanno a voi mai si sognerebbero di farlo a loro paesane pena il c****** definitivamente circoamputato,ma mostrate un po' di orgoglio,o vi concedete per sesso o vi trovate un bue dei paesi vostri, perché con loro perdereste anche i vostri figli, questa è la loro religione, la donna non conta un c****,capite o ci fate". Inutile sottolineare quanto la suddetta esternazione, datata 26 aprile, mostri preoccupanti somiglianze con lo stile del nostro babà, intervenuto qua giù con qualche commentino.
Diciamocelo chiaramente: queste ragazze non sono nè ingenue nè stupide. La stessa LiberaMadani, raccontando la sua storia, afferma che "Non ci avevo mai pensato al popolo egiziano, per me quasi non esisteva sulla faccia della terra prima" ma poi "Ero in un periodo di crisi allucinante durata mesi col mio ex, così mi sono detta di farmi passare la curiosità e di farmi l’avventura col tipo, tanto oramai col mio quasi ex non c’era più nulla da fare… è stato un piccolo sogno estemporaneo.. l’idea di stare con un indigeno.. il gusto per l'avventura nell'avventura...". Le premesse, per cosi dire, erano abbastanza chiare: è stata proprio lei a decidere di farsi l'avventuretta, quindi non raccontiamoci balle. Poi la storia prosegue con i soliti lamenti, il ragazzo che voleva essere spesato in tutto salvo farsi anche lui l'avventura con la prima turista disponibile (e ce ne sono tante, sempre), che si incazzava quando non veniva accontentato per culminare, infine, nel suo desiderio di venire in Italia invitato dalla "vittima" di turno, nonostante tutto.
Schema classico condiviso più o meno da tutte quelle che si lamentano su quel blog e la cosa ridicola è che molte di loro continuano tuttora, in una maniera quasi morbosa, a farsi vive con i loro "carnefici" e a rimettere in discussione storie che non sono altro che avventure di vacanze, spesso e volentieri per avere l'opportunità di passare due mesi nel paese di cui si sono innamorate, illudendosi - pur essendo convinte del contrario - di avere una storia. Minimo comune denominatore: pochi soldi, tanta voglia di lavorare lontano dall'Italia e la piena consapevolezza che un simile rapporto non verrebbe mai accettato dai propri genitori, quindi tanto vale tenerlo nascosto. Il punto è che se hanno affrontato tutto questo, non c'è da meravigliarsi: avevano a che fare con "professionisti del sesso" e questi ultimi lo sono diventati perché altre donne occidentali, prima di loro, hanno insegnato a questi giovanotti che era possibile fare "sesso libero" ed essere anche pagati o quanto meno coccolati economicamente per questo. L' "avventura delle vacanze" è un modello stupendamente collaudato in Occidente, tant'è vero che è perfino gratis, al punto tale che qualche giorno fa dal barbiere vidi su una rivista tutta una serie di consigli rivolti ai maschi occidentali su come gestire questo particolare tipo di rapporto, specie se entrambi gli avventurieri sono fidanzati (pensate....). E' quindi solo e semplicemente uno degli aspetti della "cultura occidentale" che si vuole esportare per "civilizzare" il mondo arabo, e i giovani ragazzi egiziani l'hanno imparato alla perfezione, combinando l'utile al dilettevole, nel più puro spirito capitalistico carnale. Non vedo allora perché ci si debba indignare.
Credo che Lia abbia affrontato più volte l'argomento, ma forse il commento più azzeccato in merito era "Sbattere in faccia al prossimo la propria sessualità (vestendosi in modo appariscente per strada, ndr e - aggiungo io - raccontando in giro che si ha un quasi ex ma intanto non c'è nulla di male nel farsi l'avventura) per poi "scandalizzarsi" a messaggio ricevuto è gentile. In Europa, vista la strabiliante offerta di carne femminile esposta, è sopraggiunta tra i maschi una sorta di anestesia visiva che dissocia la vista di cosce e culi dal comando cerebrale "sesso!". Qui, no. Andare in giro con le cosce all'aria, qui, è come mettersi in posizione ginecologica senza biancheria intima nella metropolitana di Milano. Il livello di anestesia è più basso, quindi i due messaggi non hanno una portata equivalente. Non dico che non si possa fare. Mi domando solo per quale motivo tante signorine italiane che, nella metropolitana di Milano, si comportano normalmente, debbano mettere in imbarazzo il prossimo quando vengono qui".
E, aggiungo io, mi domando solo per quale motivo tante signorine/e italiane che non ci vedevano e non ci vedono nulla di male in un avventura con un "indigeno", tanto per cambiare e assaggiare qualcosa di nuovo e che, tanto per non smentirsi, giustificano le loro "tragedie" con "l'avventura nell'avventura" (scordandosi però che, per il teorema della "avventure combinate", i rischi salgono esponenzialmente) e che hanno consapevolmente e volontariamente scelto di andare a Sharm e relazionarsi con un professionista sessuale del luogo o - considerato che sulle spiagge italiane i giovani maschi all'avventura raramente vengono definiti professionisti del sesso bensi giovani avventurieri - vengono poi a fondare dei blog simili ai romanzi "Attraverso il velo" e "Sotto il velo" che ormai spopolano sugli scaffali delle librerie, nascondendo - spesso e volentieri - truffe ancora più grosse e diffamatorie dei loro presunti contenuti ("Honor lost" e "Metropolitana di Parigi" docet).
25/04/2005
L'Educazione scolastica

Una scuola egiziana, anni 20 (si riconosce ancora la vecchia bandiera verde con mezzaluna e tre stelle). Il momento dell'alzabandiera era e rimane tuttora di tradizione: gli studenti si dispongono in fila, in silenzio, sotto il rigido controllo degli insegnanti. Suona l'inno nazionale e viene innalzata la bandiera, salutata militarmente da tre studenti. Poi si va in classe. Non meraviglia, quindi, che a nessuno sia ancora venuta in mente l'idea di fare altri usi della bandiera nazionale.
Ripropongo questa notizia apparsa sul sito di Repubblica, perché la ritengo degna di essere commentata, e infatti il mio commento segue immediatamente: si tratta di un fatto accaduto in Florida:
Ha fatto i capricci in classe, buttando per terra i giocattoli; è salita sui tavoli e ha tentato pure di colpire la maestra che tentava di convincerla a calmarsi. Jaisha, una bimba di colore di appena cinque anni, è stata ammanettata dalla polizia in un asilo di St. Peterburg, in Florida. Tutta la scena è stata registrata da una videocamera, istallata in classe per altri motivi, ed il filmato è stato reso pubblico dal legale della madre di Jaisha che ha denunciato la scuola.
"Abbiamo telefonato alla Polizia perchè non sapevamo più cosa fare", si sono giustificati a scuola. Tre agenti, tra cui una donna, hanno trattato la bimba esattamente come una qualsiasi altra delinquente: le hanno bloccato i polsi dietro la schiena con un paio di manette mentre piangeva e implorava disperata. Per riportarla a casa, dalla madre, l'hanno caricata sul sedile posteriore dell'auto, dietro lagrata destinata ai criminali.
Dal dipartimento di polizia di St. Peterburg si sono rifiutati di commentare l'accaduto, limitandosi a precisare che è in corso un'indagine. L'episodio risale al mese scorso, al 14 marzo, ma solo ora l'avvocato della famiglia delle bimba ha diffuso il video dell'arresto: la riproduzione su internet delle immagini ha suscitato reazioni in tutto il mondo. Anche il sindaco di Roma Walter Veltroni ha voluto intervenire: "Sono immagini intollerabili che destano rabbia e indignazione. Una società che non sappia guidare l'educazione dei suoi figli e pensi di risolvere i problemi con le manette ai bambini è una società che rischia di smarrirsi".
Ora, letta così, sembra la cronaca di un evento di discriminazione, ma vedendo il video in questione, viene fuori che quella bambina aveva il diavolo in corpo, e se nell'ufficio della dirigente non faceva altro che staccare i fogli dai muri, saltare sui tavoli e tentare di picchiare l'insegnante, chissà cosa non combinava in classe. La cosa che più colpisce, in quel filmato, è la manifesta impotenza della dirigente di fronte alla bambina: cercava di parare i colpi, toccava la bimba come se fosse fatta di cristallo, quasi la temesse, e questo non faceva altro che incoraggiare la piccola maleducata...
Ci voleva solo un sonoro ceffone, come quelli che si davano una volta nelle scuole delle suore. Non mi risulta finora che qualcuno di quelli che sono stati sottoposti a questi metodi educativi si sia lamentato, anzi...ringraziano. Io me la ricordo ancora, la scuola salesiana giù al Cairo dove ho studiato e che ha conservato tuttora i suoi vecchi metodi, con il supervisore che non risparmiava nulla ai "teppisti". Eppure erano ragazzi delle superiori belli e cresciuti. La cosa pù interessante era che quando il genitore veniva convocato il giorno dopo, non difendeva il figlio nè osava lamentarsi e paventare cause legali, anzi...ascoltava con la testa china quasi fosse lui il colpevole e appena usciti dall'ufficio, il giovane si beccava gli ceffoni anche dal padre, davanti a tutti i compagni. E cosi la smetteva una volta per tutte di fare il simpatico.
In quella scuola, d'altronde, non si scherzava: i battenti chiudevano alle 7:30 del mattino e i ritardatari venivano lasciati davanti al portone fino alla fine della prima ora, poi si presentava il consigliere e dava le note in condotta a tutti, segnandosi l'ora di entrata. Non si ripetevano spesso, i ritardi, in questo modo. Dopo due assenze i genitori erano convocati. Gli insegnanti potevano anche fare ripetere l'anno per un sette in condotta. Se la "battaglia dei gessi" infuriava in classe i bidelli non pulivano: davano le scope a noi e la prima ora pulivamo la classe. Mi ricordo ancora i blitz del consigliere nei bagni, appena fiutava l'odore di una sigaretta (La legge antifumo non esiste in Egitto, o almeno esiste formalmente, e Sirchia ancora non era al governo in Italia). E chi si scorda le ronde dei salesiani nel corridoio che sovrastava il cortile, a controllare che tutto si svolgesse tranquillamente? Suona come un carcere, eppure era una scuola frequentata da ragazzi di famiglie benestanti, che si potevano permettere le spese di una scuola privata straniera. Ed erano i giorni più belli della mia vita.
Nella scuola francese, invece, dove ho studiato prima, se si faceva casino, il comportamento del corpo docente era simile, se non più pesante. Ve la immaginate voi, al giorno d'oggi una scuola francese o italiana nei paesi d'origine applicare gli stessi metodi? Eppure la scuola, ci veniva detto in Egitto, dipendeva dal Ministero dell'Educazione e dell'istruzione. E non a caso, ripetevano gli insegnanti, il termine "educazione" viene prima di quello di "istruzione". Parola che, ovviamente, non esiste più nelle sigle improbabili dei ministeri dalle riforme altrettanto improbabili. In quella scuola francese, davanti alla mancanza di disciplina, l'insegnante non faceva lezione: rimanevamo - tutti - per due ore in piedi con le braccia alzate. E chi le abbassava si prendeva 10 colpi di righello, quel buon vecchio righello di legno massiccio, 5 per ogni mano. L'unica volta che un genitore si è lamentato è quando la figlia ha rischiato di avere la cancrena per la forza dei colpi inflitti dalla dirigente.
Certo, proprio quest'ultimo episodio dimostra quanto possa essere pericoloso un simile metodo educativo, e infatti non si dovrebbe arrivare a tanto. Tanto più se in mezzo alla "massa" soffre anche chi non c'entra. Ed io ero fra quelli, dal momento che assieme ad altri "innocenti" dovevamo sottostare alle "punizioni collettive" tipo rimanere in piedi o scrivere fino alla nausea una frase ridicola, metodi spesso adottati affinché qualcuno si alzi e denunci il responsabile della "rivolta". Non lo faceva nessuno, ma erano piccoli segnali a cui ci siamo abituati sin da piccoli, tipo lo scattare in piedi non appena entrava l'insegnante, il finire in un angolo a scrivere cento volte "Non farò più casino in classe", e potevano - alla lunga - essere davvero efficaci. Niente righello, niente manette: basta insegnare ai propri figli che l'insegnante è un'autorità da rispettare.
Nel vedere il filmato della ragazzina ammanettata, viene fuori proprio questo: la ragazza non riconosceva nella figura dell'insegnante un'autorità. Ma non appena vide attraverso i vetri dell'ufficio entrare i poliziotti in divisa, si è è seduta. Tant'è vero che quando improvvisamente si calmò, mi meravigliai...Poi capii che vide i poliziotti. E questi le hanno messo le manette, l'equivalente del sonoro ceffone dei vecchi tempi. Non potevano fare altro, come poliziotti. Ed hanno fatto solo bene. Non altrettanto fece la madre che, con l'avvocato sguinzagliato, sta dando la peggiore lezione di vita che si possa dare ad una bambina a cinque anni.
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