15/05/2005
Lo "scoop" Nassiriya

Mi sconvolge il trambusto che ha sollevato il cosidetto "Dossier" della Rai che "svela" ragioni della presenza italiana a Nassiriya. Non voglio parlare delle ragioni e/o della presenza in sé, se sia giusta o sbagliata, ma del comportamento dei media che presentano come "grande scoop" una cosa che non solo qualsiasi navigante poteva trovare su internet ma che alcuni politici avevano chiaramente ilustrato alcuni - non dico giorni - ma anni fa. Esempio? L'intervista che feci ad Agnoletto il 6 giugno 2004, in cui affermò:
Sulla presenza italiana a Nassiriya
"Perché siamo a Nassiriya? Non a Kirkuk, Baghdad? Perché mentre noi come movimento ci siamo battuti per anni e anni per l’autonomia dei curdi, contro le dittature o mascherate tali, che fosse Saddam, la Siria o la Turchia, i nostri governanti praticavano il doppio binario. Da una parte l’embargo, un embargo totale: io sono stato in Iraq prima della guerra e ho visto che usavano antibiotici di cinque generazioni fa. Terapie tumorali che necessitano un cocktail di farmaci che non partivano perché simili terapie non partono se non hai la garanzia di poter continuare a somministrare un farmaco dopo tre giorni. Un embargo totale che ha portato alla morte di 500.000 bambini e come risultato politico, ovviamente, una popolazione che si è stretta attorno alla dittatura che - grazie al programma Oil for Food - era l’unica in grado di dare da mangiare. Da un'altra parte però, i governi occidentali praticavano il profitto: siamo alla fine degli anni novanta, quando l’Eni aveva negoziato un accordo del valore di 1,9 miliardi di dollari. E, attualmente, è in attesa della riconferma da parte dei nuovi padroni dell’Iraq. C’è un piccolo particolare però: Questo contratto si doveva realizzare a Nassiriya sotto il cui suolo vi sono dai 2.6 ai 3 miliardi di barili di petrolio con una potenzialità estrattiva di 300.000 barili di petrolio al giorno. Non è per nulla provocatorio o cieco dire che i nostri militari sono stati inviati come carne da macello, strumento di scambio per garantire gli interessi petroliferi ad alcune grandi aziende".
Meno informata era probabilmente Barbara Contini, ex-governatore della Provincia di Zhi Qar, dove tra l'altro è situata Nassiriya, in un' altra intervista datata 7 ottobre 2004.
Lei ha detto che è capitata a Nassiriya - dove c'è anche la brigata italiana - per caso. In Italia si è anche parlato di una presenza italiana, a Nassiriya in particolare, a causa di un accordo dell'Eni con il precedente governo iracheno per i giacimenti petroliferi. Qual è il suo commento in merito?
Io non ho mai saputo niente di questa cosa. Il fatto che io sia andata a Nassiriya è dovuto a questo fatto: io lavoravo a Bassora già da sei mesi ed ero responsabile di tutti i progetti che riguardavano le infrastrutture più importanti del sud Iraq, stavo facendo questi progetti in quattro province. Dopo cinque di mesi, un ambasciatore inglese - che era il regional coordinator di tutte e quattro le province - se n'è andato. Ed è arrivato un'altro ambasciatore inglese che era molto più pratico, meno ambasciatore, e che aveva deciso di operare. Siccome io ormai lavoravo da alcuni mesi li, lui ha preso diverse persone - fra cui me - e ha dato a queste persone diversi incarichi. Ha chiesto a certa gente di andare a Baghdad, ad altri di compiere incarichi importanti a Bassora stessa, poi ha chiesto a me, unica donna, di prendere in carico una problematica che c'era nella provincia di Dhi Qar. Là c'era un diplomatico inglese, un maschio, che era lì da sei mesi. Ma erano stati cambiati - solo in quella provincia - in nove mesi, tre persone: tre inglesi diversi. Quindi, lì c'era un problema: o erano i tre inglesi, o era il fatto che non si riusciva a parlare con il governo locale, o era il fatto che ci fosse una brigata non inglese. Fatto sta che l'ambasciatore inglese, insieme a - ovviamente - il Foreign Office, e in accordo con l'ambasciatore Bremer hanno detto: va bene, mettiamo Barbara e vediamo cosa succede.