19/05/2005
A volte la forma è sostanza...
NO ISLAM

Un' aspirante kamikaze leghista anti-musulmana
Quando si parla di certi fenomeni, è utile usare la terminologia corretta ad essi relativa altrimenti si rischia di fare confusione su tematiche molto scottanti. Ciò a cui assistiamo, i libelli della Fallaci, il film di Van Gogh, il blog della Atzori (V. sotto *) i manifesti della Lega, ecc ecc, non sono manifestazioni di Islamofobia bensì manifestazioni di anti-islamismo. E c'è una grande differenza, fra i due termini. Il primo deriva dalla parola greca "Fovos", che significa paura. Con questo termine si identificano stati di diversa intensità emotiva che vanno da una polarità fisiologica come il timore, l'apprensione, la preoccupazione, l'inquietudine o l'esitazione sino ad una polarità patologica come l'ansia, il terrore, la fobia o il panico. Non vorrei dilungarmi sulla definizione di paura, perché ciò che mi preme sottolineare in questa sede, è che esistono delle paure innate e delle paure apprese. Le prime sono originate, fra le altre cose, dalle persone, oggetti od eventi sconosciuti che l'individuo non sa come affrontare o da situazioni di pericolo, specie se si è in interazione con persone aggressive. Le paure apprese, invece, derivano da esperienze pericolose vissute in passato o che vengono indotte per "condizionamento esterno". In poche parole, la paura è un'emozione umana che così come può toccare i limiti della malattia, può anche essere superata e facilmente sconfitta.
Chiarito questo, il termine "islamofobia" ben si attaglia per descrivere l'atteggiamento della massaia che appena vede un uomo dalle fattezze vagamente mediorientali comincia a tremare e a stringere la borsetta sotto il braccio. La signora ha paura, ed è comprensibile, perché non ha mai visto un mediorientale in vita sua e perché ha sempre sentito parlare male in Tv e sui giornali dei musulmani. Ecco: la sua è una paura in parte innata e in parte appresa, ma che potrebbe essere facilmente superata non appena scoprirà che l'uomo in questione è il suo gentile vicino di casa, che ha una moglie ancor più gentile che le insegnerà come prepare dolciumi squisiti. Ciò non vale per la Fallaci e gli esperti che non solo affermano di aver viaggiato, visto, imparato e studiato per anni (addirittura) queste terre, queste società, queste culture e questa storia. Perché loro - almeno cosi affermano - hanno visto e quindi sanno già. Nel momento però in cui diventa palese che una come la Fallaci, insigne giornalista candidata a diventare senatrice a vita, o altri, non sanno un'acca di quella storia che dicono di avere sulla punta delle dita, le alternative sono due: o i loro lettori hanno preso un'abbaglio e quindi, in pratica, sono stati truffati, oppure lo fanno coscientemente per condizionare alla paura il grande pubblico. In questo caso si parla non più di Islamofobia ma di anti-islamismo.
L'Islamofobia è un sentimento umano o anche, se preferite, una malattia e quindi non è perseguibile ai sensi della Legge. L'anti-islamismo invece, proprio in quanto ideologia discriminante sulla base del credo religioso e della provenienza geografica (spesso si parla soprattutto di nazionalità arabe), è perseguibile dalla Legge. La Fallaci riesce a scamparsela sempre, avendo fior fiori di miliardi con cui sguinzagliare decine di legali nonché una forte lobby editoriale e politica - anche transnazionale - che la sostiene dietro le quinte. Lo stesso non vale però per tutti quelli che si improvvisano predicatori dell'Odio a destra e a manca, postando a raffica appelli al genocidio sui forum piuttosto che sui blog. Le signore e i signori in questione non possono dire di avere paura, sia perché affermano di essere emeriti esperti del Medio Oriente sia perché affetti palesemente da Fatwite, ovvero da quella malattia che fa sì che sognino e si augurino, giorno e notte, di essere "colpiti" da una fatwa che li renda famosi e moltipichi il pane e i pesci dei loro proventi editoriali. Più che persone impaurite quindi, assumono l'atteggiamento spavaldo e presuntuoso del provocatore e fanno di tutto pur di "colpire nel segno", insomma...tentano di ergersi a paladini della democrazia e della libertà anche se in realtà propugnano il fanatismo, la discriminazione razziale e la persecuzione delle minoranze, in questo caso musulmane, ritenute di essere un pericolo per quei valori. Ma anche gli ebrei, a loro tempo, erano considerati un pericolo per la stabilità e la prosperità del Reich. Oggi però, non si parla di "Giudeofobia" ma di "Anti-semitismo" (con tutte le dovute riserve su questo termine, essendo anche gli arabi semiti) o, più correttamente, di "Anti-ebraismo". Lo stesso vale per l'Islam: non si è islamofobi. Si è anti-islamici, tout court.
* La menziono perché: 1. Fa finta di non leggere qui mentre tutti i suoi post sono o contengono risposte indirette a ciò che scrivo. 2. Afferma continuamente che mi faccio pubblicità sotto nick improbabili sul suo blog (e perché mai dovrei, essendo già segnalato sulla Blogbar, nelle classifiche di Clarence e decine di altri siti amici molto frequentati come Kelebek e Lia?), mentre è proprio il suo blog ad averne bisogno: appena nato, ha avuto un balzo di accessi con i link riportati proprio qua. 3. Anche se si finge un'indifesa, rappresenta una degli esponenti (ma non c'è da rallegrarsi) dell'anti-islamismo moderno, a cominciare con il suo libro. Io quindi non considero il suo blog insignificante come crede, semmai stupido, pericoloso e contrario alle leggi vigenti, il che è diverso. 4. Sono in pace con me stesso, quindi non ho problemi a menzionarla, mentre evidentemente lei non lo è. Colpa forse della sua palese impreparazione (quando cominciano a cianciare di storia, si capisce tutto...)