20/05/2005
La Atzori mi vuole denunciare :)

Un libro da non comprare ! (E vediamo se si rivolgerà alla Polizia Postale anche per questo...)
Cordiale sig. Sherif,
Vengo a sapere da lei stesso peraltro, che qualcuno usa il mio nome per lasciare messaggi sul suo blog. Dato che non visito mai il suo sito, e non comincerò certamente ora se non per prendere la sua email, taglio la testa al toro e contatto la polizia postale in modo che possa accertarsi sull’identità dell’individuo che usa il nome e il cognome della sottoscritta. Se non è lei, non ha nulla di cui preoccuparsi; stesso discorso vale anche per l’IP sul mio blog di Arp e miconsenta. Sa, oggigiorno queste denunce vengono prese molto seriamente, dal momento che gettare un libro sacro nel gabinetto o criticare la religione islamica può costare la vita. Un conto sono le diatribe virtuali, le scaramucce; un altro quando si diffama la persona in quanto tale, nominandola per nome e cognome. O parlando della sua vita privata. Che vuole, mi arriva tutto nella casella postale senza neppure il disturbo di visitare il suo blog. Andrei molto cauto con le accuse a me rivolte, sul sobillare genocidi e idiozie del genere, che farò presente alla polizia. Forse lei pensa di vivere in un paese islamico, dove la sottoscritta sarebbe stata arrestata e magari uccisa da tempo; dove alle persone viene negato il diritto di esprimere la propria opinione. Suppongo non abbia nulla in contrario che io contatti la polizia postale; mi sembra educato avvertirla in modo che possa tenere i miei “presunti” messaggi per identificare l’individuo che si diverte ad usare l’identità altrui, che, come saprà è reato. Per il resto, buon lavoro.
Cordiali saluti.
Stefania Atzori.
Risposta
Gentile Sig.a Atzori,
Non so da dove le sia giunta questa "preziosa" informazione. Non le ho mai scritto e tanto meno segnalato una cosa simile. Rilegga bene ciò che ritiene una segnalazione in merito, sicuramente ha capito male come al solito : allo stato attuale, infatti, non mi risulta che nessuno abbia postato usando il nome Stefania o simili. Quindi non vedo motivi di tanto allarmismo. Avrebbe potuto anche controllare, prima di minacciare provvedimenti tanto drastici. Se ciò è veramente accaduto, invece, la prego di segnalarmi il post incolpato e provvederò io stesso a comunicarle l'IP della persona in questione e, se lo desidera (e presumo di si), a cancellare i commenti in questione. Oppure a lasciarli fin quando la Polizia postale non avrà stabilito di chi sono. Scelga lei.
Non ho nessun interesse a postare usando il suo nome e sono sicuro che - essendo una gran ammiratrice della Fallaci - ne conosce bene il motivo: conosco-i-miei-diritti. Ma anche i miei doveri, e fra questi quello di non assumere altrui identità. Figuriamoci se lo faccio per commentare uno scritto in rete, e per di più sul mio stesso blog. Colgo l'occasione per confermarle che non sono né Arp né nessun altro, e quindi ho la coscienza pienamente tranquilla. A proposito, e se anche fossi Arp o altri che commentano sul suo blog (ma, ripeto, non lo sono) con quali motivi si presenterebbe presso la polizia postale riguardo questi ultimi ? Non mi risulta che nei commenti da loro lasciati (che, fortuna mia, non sono neanche miei), ci siano insulti o offese. Vorrebbe forse impedire ai naviganti di usare uno pseudonimo qualunque e lasciare un commento, anche se fosse il sottoscritto ? Lo sa che la Cassazione ha perfino considerato accettabile che una persona riceva due sms (ripeto, sms) di insulti al giorno, proprio ultimamente (ma non mi pare sia il suo caso) ?
Quanto alle accuse che lei ritiene siano rivolte alla sua persona in
particolare, non vedo dove sia stato fatto esplicitamente. Si sta parlando di forum e blog genericamente, di predicatori dell'Odio e dell'intolleranza genericamente. Se lei si riconosce in questo schema, sono affari suoi. La mia opinione personale è che lei sia una di questi. Attenta: opinione personale, e l'ho anche specificato, e il fatto che una sua lettrice decida di stampare il materiale che lei pubblica per farlo vedere alle sue scolare e infondere in loro il pregiudizio anti-islamico lo dimostra. Vede, proprio perché ho una madre di origini greche e una vita trascorsa tra scuole francesi, italiane e greche, so come funziona. I suoi tentativi di bloccare un sito che dimostra che lei non fa altro che propaganda per il suo libro sono tentativi falliti in partenza. Ma mi viene di farle una domanda: Come mai non ci posta ciò che viene affermato nelle scuole chassidiche dei quartieri ebrei ortodossi? O crede che sia diverso da ciò che dicono gli esaltati di cui copia le dichiarazioni tali quali dal sito del Memri (farina del suo sacco non ce n'è?) ???
Lo so che non ha intenzione di visitare il mio blog, ma io visito il suo. Non ho nessun problema a farlo perché, a differenza di lei, io leggo anche ciò che dicono gli "avversari", prima di parlare. Lei invece esprime opinioni su cose su cui non vuole perfino informarsi. Questa sarebbe l'opinione autorevole sull'Islam? Dice che Esposito si è convertito (La fonte, per cortesia? Se è cosi non lo sapevo neanche io. Ma se anche cosi fosse, cosa dice invece di San Giovanni Damasceno e della Vita di San. Pietro di Capitoliade, oggi pubblicata? Anche loro convertiti?). Sa, il suo atteggiamento mi ricorda quello degli Ayatollah, che senza leggere il libro di Rushdie lo condannano. Non mi sembra un comportamento tanto intelligente... Lei che è una persona che si professa democratica e informata, dovrebbe sapere che leggere ciò che scrivono gli altri prima di
parlare rappresenta il primo pilastro della critica corretta. E invece lei non solo non legge, ma si accontenta di ciò che le riportano gli altri, anche se infondato. I suoi commenti riferiti al sottoscritto, nel suo blog, cominciano sempre con "Mi riferiscono", "Mi segnalano", "Mi hanno detto". Ma per favore ! Basterebbero tre click per sapere cosa scrivo o cosa c'è sul mio blog ! Guardi che non le esploderà il PC in faccia se venisse da queste parti a leggere qualcosa di più consitente delle sue tiritere anti-islamiche. E lei sarebbe la persona che ha studiato l'Islam e la storia del Medio Oriente? Come, scusi? Per sentito dire?
Ad ogni modo, saranno le autorità giudiziare, nel momento in cui qualcuno (non io, stia tranquilla) deciderà di denunciarla ai sensi della Legge Reale e della legge Mancino, a stabilire se queste accuse valgono anche per lei. Si ricordi, Sig.a Atzori, "conosco-bene-i-miei-diritti". Ma anche, fortunatamente per me e sfortunatamente per lei, i miei doveri. E, soprattutto, come difendere entrambi.
Cordiali saluti
Sherif El Sebaie
Ma roba da matti....
20/05/2005
I Kamikaze della Parola

L’atteggiamento dei moderni "Kamikaze della Parola" non è una novità. Per capirlo, basterebbe leggere la Vita di Pietro di Capitoliade, santo del villaggio omonimo situato in Transgiordania, una biografia attribuita a San Giovanni Damasceno. Pietro, sacerdote sposato, manda moglie e figli in monastero per dedicarsi ad una vita austera. Ma si tratta chiaramente di un fanatico, ossessionato dal desiderio di versare il proprio sangue per Dio, benché più o meno tutte le chiese abbiano sempre condannato il martirio volontario. Il personaggio in questione si specializza nella provocazione dei musulmani, ma non essendo preso sul serio da nessuno e a furia di mortificazioni, finisce per ammalarsi gravemente. Così assume un servitore, di nome Qaiuma, e gli ordina di raggiungere il "Tempio degli Arabi" e di invitare i notabili musulmani a recarsi presso di lui al fine di presenziare ad un testamento che egli si propone di redigere a favore del suo servitore (si noti la disponibilità dei musulmani a frequentare i cristiani e l'abitudine di questi ultimi a servirsi di loro in qualità di testimoni giuridicamente qualificabili) Importanti sceicchi si riuniscono nella casa di Pietro ma, al posto del testamento, assistono ad una lunga invettiva contro la loro religione. Sono tentati di ucciderlo, ma vedendolo agonizzante si astengono. Lasciato il malato, si recano in moschea e riferiscono dell'accaduto, sollevando l'indignazione dei più rigoristi che lo vorrebbero morto subito, ma intanto giunge la notizia del decesso. Notizia infondata: dopo un pò di tempo, Pietro si riprende e comincia ad andare per le strade e per le piazze ad insultare l'Islam e i musulmani, il loro profeta e il loro libro. Il governatore è messo alle strette, e di fronte alle proteste indignate dei suoi correligionari, manda una lettera all'Emiro del distretto. L' Emiro è uno coscienzioso quindi si mette in viaggio e raggiunge il villaggio dove convoca l'accusato dal quale ottiene risposte veementi. A questo punto la storia raggiunge il Califfo Walid che manda il governatore, suo figlio Omar, a cercare di far ragionare l'accusato: "Mi era giunta voce - dice Omar Ibn Al Walid - che mentre eri sofferente avevi tenuto empi discorsi, ma li avevo attribuiti ad uno smarrimento della ragione, ora però, che sei ritornato sano, ricadi nel medesimo torto. Per umanità ti offro di sfuggire al castigo: riconosci il tuo errore e scegli tu stesso tra la vita e la morte". Riceve una risposta che lo mette fuori di sé dall'ira, quindi Pietro viene mandato al cospetto del Califfo che gli rivolge un'ultimo appello: "Sei libero di riconoscere come Dio, Gesù che è uomo e servo del Creatore. Ma perché oltraggiare la nostra religione e chiamare il nostro pacifico profeta maestro di errore e padre di menzogna?". Pietro però rincara la dose in modo da forzare il Califfo ad emettere una sentenza di morte, che viene applicata e che viene senz'altro esagerata - affermano gli studiosi - nei suoi particolari atroci da chi redige la vita del santo in questione.
Attenti però: non si tratta delle ”solite storielle musulmane inaffidabili” o della versione di un musulmano o di convertito, bensì della "Vita di San Pietro di Capitoliade" attribuita a San Giovanni Damasceno, il cui unico testo - in versione georgiana - è stato recensito da Padre P. Peeters in “La passion de Saint Pierre de Capitolias”. Ora, una storia simile potrebbe essere impugnata lo stesso per dimostrare quanto erano barbari i musulmani nei confronti di chi critica la loro religione. Non la pensa nello stesso modo però il Prof. Alain Ducellier, docente di Storia Medievale presso l'Università di Tolosa: "Ciò che è soprattutto notevole in questa storia, è la longanimità dei musulmani, siano essi gli sceicchi di Capitolaide, O Walid oppure Omar: Pietro è un provocatore che sa perfettamente che l'ingiuria pubblica all'Islam lo condannerà fatalmente alla morte, scopo a cui tende scientemente; in quanto ai musulmani, soltanto quando tutti i loro tentativi di conciliazione sono falliti, si ritengono costretti ad attuare la condanna estrema per non incorrere nel ridicolo. In questo caso dunque, parlare di persecuzione sarebbe esagerato; tutt'al più è possibile osservare che dall'esecuzione di Pietro poteva trarre vantaggio un potere che doveva confrontarsi con un'ingente popolazione cristiana, ai cui occhi un simile esempio rappresentava senza dubbio un utile strumento di dissuasione". Quindi niente "fiumi di sangue" o "persecuzione religiosa", perché se così fosse Pietro avrebbe potuto andare a morte subito, senza tanti tentativi di conciliazione e salamelecchi. Come minimo la scelta che gli fu proposta sarebbe stata fra la conversione e la morte, come facevano i Crociati, ma neanche questo è successo. In un tempo in cui era considerato normale, persino per i Cristiani, uccidere in nome di Dio e della Religione e anche se il martire Pietro non è stato l'unico provocatore e non tutti i martiri erano provocatori, l'esempio della vita di Pietro - raccontata da un San Giovanni Damasceno - rimane emblematico a favore dei musulmani.
Arrivati a questo punto, si può tranquillamente affermare che i provocatori sopra citati tendono scientemente al "martirio" volontario, conseguenza mortale della Fatwite. Van Gogh ci è riuscito, altri cercano di emularlo. Si tratta di una modalità di suicidio molto moderna e molto in voga, probabilmente. Ciò che queste persone vorrebbero infatti è che i musulmani facessero il Dott. Kevorkian della situazione, e che li assistessero nel loro suicidio. Ma siccome i musulmani, specie quelli residenti in Italia, sono persone miti, che amano la vita, da quella delle aquile a quella dei batteri, non sanno più cosa inventarsi per spingerli all’esasperazione e al fanatismo omicida. E il rischio di essere uccisi da un fondamentalista musulmano è lo stesso rischio che ha un medico abortista di essere ucciso da un fondamentalista cristiano. Detto da un musulmano, e cioè dall'autore di questo blog, tutto questo post - vedrete - verrà impugnato come esplicita o implicita minaccia di morte, se non addirittura una vera e propria fatwa, e questo perché queste signore/i tendono sempre ad esagerare qualsiasi parola proferita da chiunque potrebbe aderire allo stereotipo del carnefice (arabo e musulmano) per giocare il ruolo della vittima indifesa ed in pericolo, mentre in realtà sono disperatamente alla ricerca di qualche invasato che esaudisca il loro desiderio, tipo quello che ha ucciso Van Gogh. Ebbene, inutile che lo facciano, estrapolando - ovviamente - i contenuti di questo post: l'esempio aveva come scopo non tanto quello di sottolineare la falsità delle accuse di storica persecuzione religiosa già rivolte ai musulmani, ma quello di far vedere che già allora il fanatismo generava fanatismo, anche se a scopo puramente politico. Se cercano il dialogo (ma non è cosi), meglio partire da un presupposto di mutuo rispetto, altrimenti possono continuare a cercare qualcuno che esaudisca il loro desiderio di martirio volontario. Non glielo auguro, davvero...ma se questo è il loro desiderio...pazienza. Insciallah prima o poi accadrà, gli esaltati - da una parte e dall'altra - non mancano di certo.