Allora...qualche giorno fa la redazione di Aljazira.it mi ha inoltrato la mail di un lettore alquanto insoddisfatto: "Non capisco perché il signor Sherif El Sebaie ci spiega la storia raccontando come gli arabi hanno inventato o scoperto cose molto prima degli occidentali, ma non dice il motivo per cui i musulmani approdino in Europa e cercano di colonizzarci imponendoci le loro leggi barbare (vedi il burka, l'infibulazione, il picchiare le donne e altre che secondo me sono da ottavo mondo). Bene, a simili email sono abituato: non si possono accontentare tutti e normalmente rispondo come ho risposto al lettore in questione... Non scrivo sulla storia degli arabi per dimostrare che gli arabi erano "migliori" ma per dimostrare il contributo dato dalla loro civiltà alla storia dell'Umanità, contributo che viene espressamente negato dalla Fallaci (ancora!) ed è a questo che mi riferivo, con relative documentazioni e ricerche. Il motivo per cui i musulmani invece (o gli immigrati in generale) approdano in Europa è migliorare la propria qualità di vita, e spesso e volentieri poi tornano nel paese di origine a gestire un'attività propria. L'immigrazione presenta certamente molte difficoltà e sfide ma non la si può affrontare nello stile Porta a Porta con minacce di colonizzazioni e imposizioni vere o immaginate. La cosa che mi ha infattif atto sorridere erano i termini usati nell'ultima frase: "colonizzarci" e "imponendoci".
E ora vi spiego perché ho sorriso....La settimana scorso sono andato all'Ispettorato del lavoro per chiedere come faceva uno studente extracomunitario che ha trovato lavoro (durante o dopo la laurea) a convertire il suo permesso di soggiorno da studio a lavoro. Scopro che il decreto flussi del 2004 ha stabilito che in Italia per motivi di lavoro sono ammessi 79.500 stranieri distribuiti sulle varie regioni italiane. Di questa cifra totale, un'esigua parte spetta alla Regione Piemonte. All'interno di quell'esigua parte e grazie ad un accordo speciale tra Egitto e Italia, 24 posti sono riservati agli egiziani che vogliono lavorare in Piemonte. Si, avete sentito bene: in tutto il Piemonte sono ammessi solo 24 egiziani. E fin qui va bene: ogni paese è libero di stabilire le quote d'ingresso come meglio crede, tutte le altre nazionalità hanno quote più o meno simili, e quando va proprio male cadono in quella schiera di paesi che non hanno sottoscritto accordi e che quindi devono "concorrere" per i 130 posti rimasti al di fuori delle quote riservate.
Concorrere si fa per dire però. L'unico sistema "valido" per stabilire chi verrà o rimarrà a lavorare in Italia è l'ordine in cui vengono presentate le domande. Col risultato che un ipotetico studente che ha studiato in Italia, con il lavoro già trovato (ammesso che ci sia un datore di lavoro disponibile a seguire la pratica di assunzione), potrebbe benissimo trovarsi in fondo ad una lista di trecento e (forse molte di più) richieste... e dire che si trova anche in una quota "riservata" ! "Non ci sono preferenze per fortuna" dichiara soddisfatto l'ispettore. Il problema però è che non tutti hanno capito che il problema dell'Italia "multietnica" non è l'immigrazione in sè o il numero in cui viene quantificata ma la sua qualità e la qualità non puà essere definita in base all'ordine di presentazione della domanda, ma in base ad un sistema di calcolo che poi generi una graduatoria "di merito", sopratutto se i posti disponibili sono cosi pochi. Un mio amico commentò la vicenda dicendo "In effetti qui non abbiamo bisogno di gente colta, ma di persone che raccolgano i pomodori". Ed aveva purtroppo ragione.
In Canada, un immigrato che vuole stabilirsi nel paese risponde ad un questionario, e ogni sua "capacità" viene valutata in punteggi. Requisiti che valgono di più sono, appunto, la conoscenza della lingua locale (francese o inglese) e la durata di soggiorno già acquisita sul suolo canadese. Io non voglio proporre esami di dialetto come fa la Lega, ma che almeno alcuni posti delle quote vengano riservati e dati in precendenza agli studenti già presenti sul suolo italiano o che abbiano già studiato in scuole italiane all'estero, si. Personalmente trovo assurdo che non vengano privilegiati studenti extracomunitari che hanno già studiato in Italia per un lungo periodo, o che abbiano già studiato in scuole italiane e che quindi già sanno l'italiano, hanno già avuto docenti, amici e conoscenti italiani, e che sono già informati sull'attualità, politica, e perfino degli spettacoli-Tv dell'Italia. Se aggiungiamo a questo che hanno già casa e anche trovato lavoro, cosa si vuole di più? Vogliamo renderci conto che questi studenti sono già integrati o facciamo finta di niente? Sono persone che hanno studiato per anni in Italia, che hanno consumato cibo, vestiti, ricariche telefoniche, pagato affitti e depositato soldi in banca, faccendo girare l'economia italiana ! Di norma sono studenti che hanno avuto borse di studio, che come minimo sanno tre lingue (italiano, inglese, e lingua madre), che fanno da ponte tra i loro paesi di origine e l'Italia, come si fa a metterli in un'unico recipiente con chi vuole venire a lavorare in un phone center e che a malapena riesce a firmare nella sua lingua madre?
Sia ben chiaro. Non stiamo parlando di superiorità e inferiorità, perché qualcuno la laurea ce l'ha e un altro magari no, ma di ciò che può essere di interesse per questo paese e per il suo futuro. E l'interesse di questo paese è assimilare persone che si integrino facilmente nel tessuto sociale e culturale italiano. Gli studenti già presenti in Italia sono i più adatti ad integrarsi e a contribuire alla crescita del paese. Negare loro l'opportunità di sistemarsi in Italia, se vogliono farlo, non significa che "sono immigrati in meno" ma a che al loro posto entrano persone che farebbero più fatica ad integrarsi. Non voglio dire che non ce la faranno ! Ma ci impiegheranno molto più tempo e incontreranno più difficoltà. Questo criterio "canadese" di valutazione della precendenza dell'immigrato in base a quanto sia già effettivamente integrato è secondo me molto efficiente e va allargato a tutti gli extracomunitari già residenti in Italia. Ovviamente so che la carta di soggiorno, concessa dopo sei anni esiste per quello. Ma non basta: in una questione simile a quella qui affrontata (l'assunzione) siamo ancora al di sotto del limite dei sei anni. E l'effettiva capacità di valutazione manca.
Dopo questa breve illustrazione del sistema italiano per assunzione di immigrati, torniamo all'argomento iniziale. Come fa il lettore a temere una "colonizzazione"? Se gli immigrati già presenti sono già occupati a trovarsi casa, a smaltire lunghe code e pratiche burocratiche per farsi assumere ecc ecc, crede davvero che abbiano il tempo di mettere su un piano per colonizzare qualcosa? Con 79.500 immigrati all'anno poi (che ovviamente non sono tutti arabi o musulmani) "armati" di un contratto di lavoro si può colonizzare un paese e imporre le proprie leggi ? In Irak ce ne sono molti di più e sono soldati armati e appoggiati dalla migliore tecnologia militare e non ci stanno riuscendo lo stesso. Se quelli che teme sono i clandestini, quelli giuridicamente non esistono e quindi possono colonizzare e imporre ben poco. L'ho messa sull'ironia, ma se la gente che la pensa come quel lettore si fosse soffermata un solo attimo a pensare, applicando la logica, avrebbero già scoperto di fantasticare su scenari degni del prossimo episodio di guerre stellari. Farebbero meglio a pensare al vero problema dell'immigrazione che non è quantitativo ma qualitativo.