11/09/2004

Centri di "accoglienza"

"Ti scrivo per chiederti un paio di informazioni dettagliate su alcuni aspetti della religione musulmana. Quest'estate ho avuto l'occasione di conoscere un signore, un maresciallo dell'areonautica italiana, uomo di grande cultura e soprattutto conoscitore della storia italiana e straniera ed in particolare dei paesi musulmani, poichè c'è andato in missione diverse volte e ha avuto contatti diretti. Addirittura vi ha vissuto sei anni (non so dove di preciso) e parla molto bene l'arabo. Ti ho detto che è molto acculturato ma, a mio modesto parere, poco intelligente. Mi spiegherò meglio: ho passato una parte delle mie vacanze nel centro accoglienza profughi a *********** (nome località cancellato dal sottoscritto), come volontaria. Il suddetto maresciallo, ha tenuto una "lezione" agli altri volontari che aveva come scopo quello di informare meglio i ragazzi sugli aspetti e le differenze della religione musulmana rispetto alla nostra, per meglio aiutarli a rapporatarsi con gli ospiti del campo. Aveva portato anche una trentina di diapositive e mi aspettavo fosse una lezione di apertura della mente, soprattutto in questi periodi dove a mio parere è molto importante differenziare quelli che sono i fondamentalisti islamici con le loro motivazioni e quella che in generale è un'altra religione, un altro popolo e un'altra cultura. Volendo riassumere, la sua lezione è stata per 60 minuti di puro indottrinamento sulla bontà del cristianesimo, sul fatto che le crociate siano state giuste e quasi necessarie, che l'inquisizione non è stata così dura come viene invece descritta nei libri, e soprattutto fatta per fini per lo più giusti.. e via dicendo sino ad arrivare alla politica moderna. Il culmine è arrivato quando ha fatto vedere una diapositiva che rappresentava un musulmano che con una pinza produceva delle torture su una donna cattolica: solo il giorno prima, eravamo andati tutti insieme a vedere il museo delle torture e lui stesso ci aveva smentito le didascalie che raffiguravano per lo più gli strumenti di tortura utilizzati dalla chiesa contro gli stranieri, le streghe etc etc...Premetto che io rispetto le idee politiche e sociali degli altri, però non tollero che qualcuno cerchi di manipolare le idee altrui. E soprattutto dalla sua lezione (purtroppo non sono riuscita ad appuntarmi le fesserie che diceva) sono venuti fuori due o tre punti di cui ti chiedo delucidazioni, per mia cultura personale.

1) "I musulmani pensano che un uomo è ciò che mangia, quindi noi occidentali mangiando il maiale siamo dei porci"?
2) E' vero che un uomo non può sposare una donna musulmana se non convertendosi alla sua religione? Vale anche il contrario?
3) La Jihad: è la guerra santa per conquistare la dar-al-salam (la terra nostra)? Ossia nello stesso corano vi è scritto che i musulmani hanno come scopo quello di conquistare le terre occidentali?
4) In certi posti è vietato esporre la croce cristiana? E' vero che in alcuni paesi del Marocco si usa ancora la forca?

Ovviamente, per i quattro giorni di permanenza con lui io avuto accesissime discussioni in merito. Non mi proclamo una studiosa ne altro, ma ho visitato diversi paesi in particolare arabi, e di tutte le cose che ha detto io non mi sono mai ritrovata in nulla."

Risposta

Cara Lettrice,

Ho pubblicato la tua lettera perché mi ha negativamente colpito. E perché è una viva e diretta testimonianza che spiega molte cose relative ai cosidetti centri di "accoglienza". Mi sono sempre chiesto infatti come mai gli immigrati "ospitati" cercassero di scappare da quei centri nel momento stesso in cui alcuni esponenti politici ce li descrivono come Club Med spesati dal contribuente italiano. Ora mi sembra di averlo capito : considerata la grande lezione di civiltà impartita da un responsabile del centro, lezione che ricorda "vagamente" i discorsi dei famigerati comandanti SS preposti ai lager nazisti il primo giorno di "accoglienza" degli "ospiti", mi sembra che i maltrattamenti siano all'ordine del giorno. Quale "accoglienza" infatti dovrebbero aspettarsi quelle persone fuggite dalla fame e dalla miseria da parte di volontari che vengono indottrinati più che a "rapportarsi" con gli altri ad odiarli? Quale accoglienza possono aspettarsi da responsabili pieni di cattiveria al punto di portare diapositive per illustrare "verità" (le loro) cosi come i nazisti organizzavano mostre per far capire quanto gli ebrei erano "una razza immonda"? Mi meraviglio quando dici di lui che era "uomo di grande cultura e soprattutto conoscitore della storia italiana e straniera ed in particolare dei paesi musulmani". Considerate alcune sue "delucidazioni", e ammesso che sia veramente vissuto nel mondo arabo e che conosca veramente la lingua araba, mi sembra più una persona mossa dalla malafede e dalla volontà di strumentalizzazione, una persona che si è costruita una "cultura" leggendo qualche articolo di Libero o della Padania, che un islamista, arabista o storico preparato. Non basta infatti essere andato in missione o in viaggio da qualche parte per improvvisarsi conoscitore delle dinamiche religiose, sociali e politiche di un determinato luogo e quindi pontificare dall'alto di una cattedra improvvisata. Quel maresciallo infanga la reputazione dell'Esercito italiano e il mio augurio è che qualcuno se ne renda conto prima che sia troppo tardi.

1) Quando il Maresciallo in questione afferma "I musulmani pensano che un uomo è ciò che mangia, quindi noi occidentali mangiando il maiale siamo dei porci" non solo dimostra una totale ignoranza in materia di religione islamica, ma delle religioni nel loro complesso. Quasi tutte le religioni del mondo prevedono divieti alimentari: basta pensare agli Indù che non consumano carne bovina perché considerata sacra (per i membri della casta dei bramini o superiori è vietato anche lavorare il cuoio) o ai cristiani che, almeno teoricamente, non dovrebbero consumare carne di venerdi. Anzi, il maresciallo, da convinto cristiano come vorrebbe apparire, dovrebbe sapere che secondo linterpretazione letterale della Bibbia, l'uomo deve essere vegetariano e quindi non consumare carne per niente, inclusa quella del maiale. Recita infatti la Genesi: "E Dio disse: "Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde". Non si parla di consumare carne, anzi: è specificato che gli animali ci sono solo per "servire" l'uomo. Il divieto di mangiare maiale dai musulmani è ripreso dall'Ebraismo che vieta la consumazione della carne di animali con zoccolo bipartito ma non ruminati. Nel caso dell'Ebraismo poi, queste norme alimentari, dette Kashèrut, sono ancora più tragiche per il gastronomo: cose che molti di noi consumiamo normalmente sono vietatissime: cavallo, coniglio, lepre, anguilla, aragoste, scampi, granchi, ostriche, seppie, calamari, lumache ma anche cose che altri consumano tipo le rane (prelibatezza dei Francesi), il cammello (consumato tranquillamente in Arabia) e altri ancora. Non si possono consumare carne e latticini assieme. Il Pentateuco impone "Non cuocete il capretto nel latte di sua madre". Ciò preclude anche l'utilizzo di burro, lardo e simili quali grassi di cottura. Inutile spiegare come, partendo da questi divieti, ci siano decine e decine di combinazioni da considerare peccaminose, a partire da un hamburger ricoperto da fromaggio fondente. E tanto per aggiungerne una, La macellazione dev'essere condotta secondo la tecnica chiamata in ebraico shechitah, recidendo con un coltello il collo dell'animale e facendo fuoriuscire il sangue, cosi come previsto anche dalla macellazione islamica. Perché questi divieti? L'interpretazione più accreditata è quella che vuole che siano un mezzo per far capire all'uomo che non tutto è permesso, che deve sacrificare alcune sue passioni materiali o gustative, risparmiando alcune specie. Ma gli occhi, guarda caso, sono puntati solo sui musulmani: solo i musulmani sono strani perché vietano il maiale. Solo i musulmani sono cattivi perché sgozzano gli animali. Il colmo è quando si scopre che a spiegare questi divieti, siano marescialli che credono ancora alle favole delle streghe che si trasformano in draghi e che strumentalizzino in maniera disgustosa un precetto religioso comune a due grandi religioni monoteiste.

4) Passo immediatamente alla quarta domanda, perché di attualità: La Jihad: è la guerra santa per conquistare la dar-al-salam (la terra nostra)? Ossia nello stesso corano vi è scritto che i musulmani hanno come scopo quello di conquistare le terre occidentali? Ebbene...Il termine "Jihad" in arabo significa sforzo e non "guerra santa" come si crede. Ormai hanno straparlato del grande Jihad e del piccolo Jihad, il primo inteso come mezzo per sconfiggere le passioni interne - diventando quindi uomini migliori - il secondo inteso come difesa dalle aggressioni esterne e dalle oppressioni tiranniche. Non voglio dilungarmi su un tema che John Alden Williams, professore dell'Umanità delle religioni presso il College di William e Mary, Virginia ha spiegato benissimo in un articolo intitolato "L'Islam incompreso". L'articolo è disponibile in italiano sul nostro sito all'indirizzo: http://www.aljazira.it/index.php?option=content&task=view&id=38 . C'è n'è un altro, sempre sul nostro sito a firma di un anonimo indubbiamente preparato all'indirizzo http://www.aljazira.it/index.php?option=content&task=view&id=39 . Ti invito a consultarli per capire che nulla di ciò che il vostro "docente" ha spiegato è vero.

2) Ritorniamo quindi alla seconda domanda: E' vero che un uomo non può sposare una donna musulmana se non convertendosi alla sua religione? Vale anche il contrario? Su questo ha ragione: Secondo i precetti del Corano, un uomo musulmano può sposare una donna cristiana o ebrea senza pretendere che cambi religione e senza vietarle di professare la propria fede (Maometto stesso diede l'esempio sposando una donna cristiana e una ebrea) mentre un uomo non-musulmano non può sposare una donna musulmana senza convertirsi all'Islam. Questo deriva da una visione patriarcale della società che vuole che il padre "passi" la propria religione ai figli, concetto assai di voga nell'epoca della nascita del primo Islam. Un padre non musulmano non potrà "passare" l'Islam ai propri figli: è chiaro che si tratta di un precetto volto a rinforzare le fila dei musulmani, all'inizio un'esigua minoranza continuamente sotto il tiro dei politeisti meccani, acerrimi nemici di Maometto. E' rimasto in vigore, e la cosa ovviamente suscita clamore in una società laica dove ognuno è libero di professare la fede che si sceglie o addirittura nessuna. Ma non crediate che sia tutto rosa e fiori in questa società: provate a chiedere ad un prete convinto che ne pensa dei matrimoni misti e vi dirà, papale papale: "La grazia donata da Cristo è invisibile e può essere riconosciuta solo per fede, ma i suoi effetti in un matrimonio cristiano sono molto visibili: una unione santa di due Cristiani che testimoniano l’amore di Dio con la vita che costruiscono insieme, l’atmosfera che essi creano quando, se Dio vuole, possono nascere dei bambini che vengono fatti crescere nei valori Cristiani. Da ciò consegue che il partner ideale per un uomo o una donna cristiani è una persona cristiana, un impegnato seguace di Cristo, una persona che seriamente conosca la responsabilità di vivere come un discepolo di Cristo e capace di testimoniare nel mondo tutto quello che Cristo insegna e incarna" Parole ridondanti che significano semplicemente: è meglio non sposare un musulmano. E se volete la conferma "ufficiale" leggetevi l'enciclica del Vaticano "Erga Migrantes Caritas Christi" che sconsiglia esplicitamente i matrimoni misti. Come se ciò non bastasse, so di numerosi casi - in particolare di donne ebraiche italiane - a cui è stato esplicitamente chiesto in Curia, prima del battesimo dei figli, di firmare un foglio in cui si impegnano solennemente a non tentare di convertire i figli all'Ebraismo. Ma voglio dire, vi rendete conto? Ha ragione la Bibbia quando recita: "Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo? Come puoi dire al tuo fratello: Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, e tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello".

4) Arriviamo infine alla quarta domanda: In certi posti è vietato esporre la croce cristiana? E' vero che in alcuni paesi del Marocco si usa ancora la forca? Per quanto riguarda la prima parte della domanda, Si. E' purtroppo vero. In Arabia Saudita non solo è vietato esporre la croce, ma perfino di portarla come ciondolino oppure di farsi il segno sul petto. Anzi, peggio ancora: non ci sono chiese, è vietato celebrare messa perfino in privato. Se uno delle migliaia di filippini cristiani che servono gli emiri viene colto in flagrante, passa non pochi guai. Quella era la cattiva notizia, quella buona è che è l'unico paese del mondo arabo a farlo. Ma c'è n'è un'altra cattiva, cattivissima: guarda caso è il "più grande alleato" degli Stati Uniti nella lotta al "terrorismo" e alla "diffusione del fondamentalismo nel mondo". Ma per favore ! Ho analizzato di sfuggita le questioni in due post pubblicati su questo portale: "Arabia mon amour" all'indirizzo: http://sherif.clarence.com/permalink/162055.html e "L'Iran eh?" all'indirizzo: http://sherif.clarence.com/permalink/162122.html . Quanto all'uso delle forche in alcuni paesi del Marocco non saprei, so però che in alcuni paesi - inclusi alcuni arabi - dove vige la pena di morte è in uso. Cosi come so che nel regno della democrazia e della civiltà chiamato Stati Uniti, si usa friggere i condannati a morte su un piacevole strumento chiamato "sedia elettrica". E chi ha visto "Il miglio verde" sa bene di cosa parlo.

di Sherif El Sebaie | 11/09/2004
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