15/09/2004

Paris c'est toujours Paris !

«Paris sera toujours Paris, la plus belle ville du monde, malgré l’obscurité profonde, son éclat ne peut être assombrit. Paris sera toujours Paris ». Cosi recitava una canzone molto di moda prima dell’attacco nazista che ha portato il Führer sotto l’ombra dell’Arc du Triomphe. Io adoro la Francia e considero Parigi, al pari di Venezia e di Vienna, la città occidentale più bella e romantica del mondo. Forse perché ho studiato - sin dall'asilo - in una scuola francese con sede al Cairo. E quindi la Tour Eiffel e il Louvre li ho visti e sognati decine di volte sui miei libri di testo, in compagnia dei miei docenti francesi, anni prima di mettere il piede sul suolo della Francia. Mi ricordo che, benché fossimo lontani migliaia di km da quel paese, e pur non avendolo mai visitato, noi - studenti egiziani della scuola francese - percepivamo la Francia come una seconda patria e guardavamo a Parigi come a una seconda capitale. Forse perché sapevamo, nel profondo dei nostri cuori, che alla Francia eravamo in qualche modo debitori: se non fosse per la commissione scientifica di Napoleone infatti, non ci sarebbe stata la "Déscription de l'Egypte" e la conseguente egittomania. Se non fosse per Champollion, oggi i geroglifici sarebbero rimasti un mistero. E se non fosse per Auguste Mariette non avremmo mai avuto un museo egizio al Cairo. Quando visitai quindi la Francia per la prima volta, cosa che feci - pensate un pò - nel momento stesso in cui ho lasciato la scuola francese (ovvero finite le medie), per proseguire le superiori presso la scuola italiana dei Salesiani (sempre al Cairo), lo feci con una grandissima emozione e felicità e non potrò mai descrivervi i sentimenti provati davanti alla piramide del Louvre. Mi sembrava un sogno.

Poi, per cinque anni, fu una full-immersion con libri di testo e insegnanti italiani, seguiti dal viaggio e dall'iscrizione all'Università in Italia. Quei cinque anni di studio presso i Salesiani hanno infatti fatto prevalere l'Italia sulla Francia la quale però è rimasta come un bel ricordo nel cuore. Nonostante abbia continuato a leggere in francese, e a parlare quella lingua, la letteratura e la lingua italiana hanno preso il soppravvento e ora, nella mia mente, sono molto più immediati i termini italiani che quelli francesi. E la cosa mi addolora perché, in fin dei conti, la mia attuale conoscenza dell'italiano la devo sopratutto - oltre che alle mie bravissime insegnanti - alla mia completa padronanza del francese, molto simile all'italiano. Il mio primo dizionario in effetti, senza il quale non sarei mai sopravissuto nella scuola italiana, era un dizionario italiano-francese/francese-italiano. Continuo tuttora comunque a ritenere il francese una bellissima lingua, sopratutto molto elegante e veramente "da salotto".

Finita la sviolinata a favore della Francia, prevalentemente influenzata dai ricordi d'infanzia dove spicca Madame Berger, la direttrice francese della sezione elementare che mi "commissionava" da piccolo dei disegni della campagna egiziana (con l'intenzione di pubblicarli, al suo ritorno in Francia, in un libro), arrivo al punto: la Francia si è ripresentata con forza sulla scena mondiale con la vicenda dei due ostaggi e devo dire che ha sconvolto tutti. Ha perfino letteralmente spiazzato gli stessi fondamentalisti, i quali - in preda al panico e in un estremo tentativo di convincere i musulmani della correttezza del loro punto di vista - si sono lanciati nei forum da loro abitualmente frequentati a raccontare e reivocare i misfatti della Francia: dalla campagna d'Egitto all'uccisione degli algerini, dal divieto del velo all'approvazione del decreto ONU numero 1441 relativo all'Irak. Tutto inutile.

Sui forum dell'integralismo, gli stessi dove si possono reperire i video delle decapitazioni e le minacce all'Italia, i commenti sulla vicenda degli ostaggi francesi erano tutti uguali. Lo stupore per la reazione dei musulmani francesi, che non solo hanno manifestato in massa a favore degli ostaggi ma che hanno perfino rinunciato alla forma più elementare e democratica di resistenza (quella civile) nel primo giorno dell'applicazione della legge che vieta il velo, ha spiazzato completamente la galassia del fondamentalismo islamico che, a più riprese, ha perfino ammesso di aver sbagliato valutazione se non addirittura auspicato il rilascio degli ostaggi. E' un caso unico nella storia di un fondamentalismo che non ha mai accettato compromessi di nessun tipo. Ora non so se questi ostaggi saranno rilasciati, fatto sta che la battaglia dei fondamentalisti per guadagnare il consenso dei musulmani francesi è stata miseramente persa e la cosa li ha sconvolti non poco. Ed è questa la vera vittoria della Francia, indipendentemente dal rilascio degli ostaggi.

Un frequentatore di quei forum per esempio afferma "Bisogna capire che non tutti gli infedeli vogliono combattere l'Islam. I fratelli della resistenza, se hanno davvero a cuore l'Islam, devono capire che ciò che stanno facendo è sbagliato. Se davvero devono chiedere qualcosa, aveva più senso chiedere il ritiro della Francia dall'Afghanistan che l'abolizione della legge sul velo". Un altro invece esclama "Ma non li avete visti i musulmani francesi che hanno affermato di essere prima francesi e poi musulmani? Hanno preferito il concetto del nazionalismo alla loro religione ! Conviene alla resistenza irachena, nel momento in cui affronta seri problemi, combattere su un fronte dove non trova consenso perfino fra coloro per cui dice di combattere?". Un'altro frequentatore apre un post intitolato "Magari fossi francese" in cui dice "Noi non appoggiamo il rapimento dei giornalisti che hanno comunque i loro meriti (vedasi Abu Ghraib) e che svolgono semplicemente la propria missione. Ciò per cui ci meravigliamo è la reazione dei governi e dei popoli arabi alla vicenda. I giornalisti sauditi, il governo del Marocco, lo sceicco Al Qaradawi, Arafat e perfino Hamas si sono mossi per liberare gli ostaggi. Io invidio i francesi per come hanno reagito - da Chirac fino all'ultimo francese - per la liberazione di soli due uomini. Come se le loro anime fossero diverse da quelle della maggioranza dei musulmani. Come se noi non avessimo valore in quanto esseri umani".

Sembrerà paradossale ma alcune fazioni politiche italiane, per dimostrare in modo irrevocabile che anche chi ha scelto di non intervenire in Irak non è immune al terrorismo, si augurano il mancato rilascio degli ostaggi e perfino la loro uccisione. Ebbene, sappiano che i francesi la vittoria in questa vicenda l'hanno già ottenuta mostrando una diplomazia e un sangue freddo invidiabile, uno sfoggio di contatti di grosso calibro unito ad un'ammirevole capacità di mettere in movimento una macchina di pressione politica che ha coinvolto, sia in Francia che all'estero, i protagonisti più disparati e - sopratutto - infliggendo al fondamentalismo islamico la più grossa sconfitta morale della sua storia, levandogli totalmente il consenso delle masse musulmane residenti in Francia. Tali masse infatti, al posto di opporsi al governo francese, creando agitazione il primo giorno di applicazione della legge contro il velo, facendo leva magari sul proprio numero (5 milioni), e quindi sul proprio potenziale socio-economico-elettorale da seconda generazione, hanno preferito rigettare con sdegno il ricatto, dichiarando con fierezza "Siamo prima francesi e poi musulmani". Questa signori è la vera vittoria della Francia, e il rilascio degli ostaggi, se avverrà, ne sarà solo il coronamento finale. E se non averrà invece, sarà la vendetta del fondamentalismo frustrato da una sconfitta che non si aspettava.

E dalla Francia, questo paese in cui viviamo dovrebbe imparare. In Italia infatti, ancora oggi, non esiste nessun interlocutore ufficiale dell'Islam. Con la scusa che i musulmani in Italia sono troppo divisi, continuiamo ad andare avanti spacciando macellai e giullari per rappresentanti ed esponenti delle proprie comunità, senza nemmeno chiedere alle comunità in questione la loro opinione in merito. Col rischio di trovarli trasformati un giorno, grazie ai media, alla pubblicità gratuita e ai ricchi compensi, nei più influenti personaggi di quelle comunità per davvero. Molti di questi signori in effetti erano sconosciuti immigrati che avrebbero proseguito tranquillamente la loro vita se non fosse per la sete dei talk-show. I musulmani, signori, sono sempre stati divisi e lo saranno sempre, e in Francia - in quanto tanti - sono sicuramente stati più divisi di qualsiasi altro posto in Europa. Eppure il governo francese è riuscito ad individuare validi interlocutori con cui dialogare e a cui chiedere, con successo, di organizzare - in un momento critico - una mega manifestazione di carattere nazionale in cui vengano ribaditi i principi cardini della République. Questo in Italia ancora non c'è: siamo alle solite sfilate in maschera e ai teatrini buoni per la Tv ma poco efficaci sul piano della politica nazionale ed internazionale. La Francia ci è riuscita, e non perché abbia avuto una storia coloniale che - al contrario dell’opinione corrente - avrebbe dovuto ostacolarne il cammino verso l'integrazione ma perché si è data da fare, perché non ha aspettato che i musulmani presenti sul proprio territorio si presentassero da soli ma li ha sollecitati, incoraggiati, messi alle strette. Altrimenti, con tutti gli interessi che ci sono in ballo (perché di interessi ce ne sono) e per cui tutti loro si intra-combattono, avrebbe aspettato per molto un valido ed autorevole interlocutore.

di Sherif El Sebaie | 15/09/2004
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