
A quando?
Il cosiddetto "ritiro" da Gaza è in realtà solamente una ricollocazione degli insediamenti ebraici, mentre Israele mantiene basi militari ed esercita controllo su confini, costa, spazio aereo ed acque di Gaza. La striscia rimarrà un esteso campo di detenzione, una concentrazione di miseria e disperazione che genererà nuovi terroristi, i cui atti verranno cinicamente usati da Sharon per continuare a rifiutare negoziati. I sei blocchi di insediamenti per i quali Sharon, con l'approvazione di Bush, ha chiarito che rimarranno sotto controllo israeliano, sono deliberatamente collocati in modo da dividere la Cisgiordania e rendere impossibile un vero Stato palestinese pacifico, democratico ed in grado di vivere. Il crudele ed illegale "muro dell'apartheid" rimarrà nel suo percorso criminale attraverso terre palestinesi, con modifiche solamente cosmetiche, imprigionando i palestinesi, distruggendo i loro mezzi di sussistenza ed assicurando la continuazione del sadico regime di "chiusura" e di punizione collettiva di un intero popolo. [...] Noi, gruppi ebraici in Europa, siamo fermi nel nostro rifiuto di questo gesto unilaterale contrario ad ogni prospettiva di un Medio Oriente pacifico e chiediamo alle istituzioni dell'Unione Europea di riaffermare il proprio impegno per il governo della legalità internazionale e per un accordo giusto e negoziato.
Comunicato degli Ebrei Europei per una Pace Giusta
Sharon vuole risolvere il problema demografico confinando i palestinesi in prigioni a cielo aperto, delle sacche isolate, dei ghetti isolati. Poiché è fallita la messa in opera del trasferimento esterno, spera di poter realizzare un trasferimento interno. Egli spera che un giorno i palestinesi emigreranno avendo perso ogni speranza di poter vivere una vita decente a casa loro. In altre parole, Sharon spera di perpetuare l'occupazione insieme ad un sistema di apartheid, il peggior sistema che si sia mai visto nella storia umana. La sua visione di un ritiro unilaterale dalla Striscia di Gaza mira a tirare fuori Israele da una profonda crisi economica, di sicurezza, politica e demografica, una crisi provocata da questa stessa occupazione che egli spera di perpetuare. [...] Non esiste un limite alle anomalie di Sharon che possono indurlo a brusche decelerate, ma è difficile negare la sua attitudine al calcolo strategico. E' innegabile che il piano di Sharon per Gaza comporta la realizzazione di cinque obiettivi strategici:
1. Distogliere l'attenzione dalle colonie e dal Muro, guadagnare tempo per proseguire la costruzione criminale del Muro, annettere ed ebraicizzare al meno il 58% della Cisgiordania e trasformare il resto in prigioni, cantoni e ghetti. Ciò annienterà ogni speranza verso uno Stato palestinese indipendente e sovrano così come verso una pace reale.
2. Spingere i palestinesi in una guerra civile alfine di minare sia l'Autorità Nazionale Palestinese che i movimenti nazionalisti e islamici, favorendo così la frammentazione dei palestinesi e la riduzione della loro direzione nazionale a semplici "prefetti di polizia" e agenti di sicurezza al servizio dell'occupazione.
3. Soppiantare la Road Map, che di fatto Sharon ha sempre rifiutato, con un piano israeliano unilaterale, eliminando di fatto tutto ciò che Sharon non vuole dalla Road Map (il congelamento di ogni forma di colonizzazione e la creazione di uno Stato palestinese entro il 2005). Rimpiazzando la Road Map con il suo piano, Sharon si assicura simultaneamente che siano fissati solo gli impegni dei palestinesi per la sicurezza, facendo così del popolo palestinese in assoluto la prima nazione sotto occupazione a dover garantire la sicurezza dei suoi occupanti.
4. Rompere l'isolamento internazionale crescente e ridurre i problemi ai quali devono far fronte le politiche israeliane di occupazione riguardo al Muro dell'apartheid.
5. Conservare l'iniziativa strategica e costringere i protagonisti palestinesi, arabi ed anche internazionali a giocare secondo regole fissate da Israele, a danzare al ritmo stabilito da Israele.
[...] Compresi questi obiettivi strategici, un esame più approfondito dell' "illusione" che Sharon crea riguardo al "ritiro dalla Striscia di Gaza" non rivela nulla di più che un trucco ammantato dall'ambiguità internazionale. Il piano di Sharon non è concepito per influire sul ritiro, ma per riorganizzare il controllo israeliano sulla Cisgiordania, rendendo questo meno costoso e pericolo per l'occupante. Coloro che pensano questo sia un vero ritiro, così come è concepito, dovranno spiegare prima di tutto come un simile piano può essere conciliato con quello che segue:
a) La demolizione costante di centinaia di case lungo la frontiera egiziana a Rafah, al ritmo di cinque case al giorno. In questa regione dove 82 bambini sono stati uccisi dall'esercito, è in atto un vero e proprio processo di pulizia etnica.
b) Diverse centinaia di nuovi ordini di confisca delle terre e l'espansione della superficie delle colonie a Deir el-Balah, Kfar Darom e Netzarim.
c) L'esclusione voluta da Sharon delle più importanti colonie della Striscia di Gaza dal cosiddetto piano di ritiro. Il premier Sharon evita inoltre ogni riferimento al ritiro dal corridoio che circonda la Striscia di Gaza da tutti i lati, corridoio tracciato su terre palestinesi.
Tratto da The Palestine Monitor, Marzo 2004