07/11/2004

La democrazia è l'oppio dei popoli (occidentali)

 

Se ognuno di noi alzasse il volume della Tv a palla alle tre del mattino e dicesse al malcapitato vicino svegliatosi di colpo e venuto alla nostra porta per protestare “A casa mia, sono libero di fare quello che voglio”, che mondo sarebbe? Ognuno di noi quindi è libero di fare ciò che vuole entro le mura di casa propria, incluso guardare la Tv alla tre del mattino ma non di alzarne il volume a palla. Ma cosa ce lo impedisce veramente ? A meno che non sia la chiamata ai vigili da parte del vicino incavolato, il vero deterrente è la nostra buona educazione e la nostra convinzione - forse implicita ed inconsapevole - del vero significato della parola libertà e quindi del concetto stesso di democrazia, oggi svuotato completamente dalla sua essenza da chi lo sbandiera a destra e a manca. La libertà - inclusa quella di espressione - e la democrazia non sono sinonimi di caos e di anarchia: noi possiamo benissimo essere a casa nostra, ma questo non ci dà il diritto di infastidire il vicino e provocarlo perché, di fatti, la nostra libertà finisce là dove comincia quella altrui. La democrazia quindi è l’espressione del proprio parere nel rispetto di chi la pensa diversamente da noi. QUESTA è la VERA democrazia: perché l' "altra" democrazia, in fin dei conti, non è altro che un sistema politico che garantisce ad una parte della popolazione di esprimere le proprie aspettative e la propria concezione della vita in termini pratici (leggi da rispettare) e all'altra di dissentire e protestare (sognando la possibilità di tornare al governo). Qualcuno vorrà precisare dicendo “la maggioranza della popolazione” (nel primo caso) ma a volte questa "maggioranza" supera la cosiddetta "minoranza" di qualche migliaio se non addirittura di qualche centinaio di voti. Addirittura, spesso e volentieri ad andare a votare è solo una minoranza della stessa popolazione. Quindi in pratica e al di là del discorso teorico che specifica la possibilità data, in un sistema democratico, ad ogni cittadino di esprimere il proprio voto, il sistema politico denominato "democratico" non è altro che l’espressione di un solo punto di vista che poi detta, forte della maggioranza parlamentare, le proprie linee politiche. Ciononostante lo definiamo democratico. Ma cosa lo rende, allora, nelle condizioni realistiche della vita e in termini pratici, un sistema degno di tal nome? E' la garanzia data all’altra parte della popolazione (quella all’opposizione appunto o quella che non è andata a votare) di poter dire la sua senza essere condannata e denigrata. Ovviamente c’è anche chi specifica la possibilità di cambiare governo alle prossime elezioni ma anche questo rimane un discorso teorico: la democrazia pratica garantisce, all’epoca attuale, solo la possibilità di scegliere fra alcune parti ed esclude, dal processo elettivo, chiunque non sia appoggiato dalle lobby economiche e dai media che finanziano profumatamente le campagne elettorali, che sono, ancora una volta, espressione parziale del popolo. Solo per fare un’esempio, oltre a Kerry, Bush e Nader, c’erano altri candidati alle elezioni americane. Ma chi ne ha mai sentito parlare? Quanti voti hanno avuto? Non si sa. Sono trattati alla stregua di curiosità da circo, di fenomeni da baraccone se non da pazzi scatenati. Sarebbe il caso ribadire questa “interpretazione” della democrazia in termini di "rispetto" a chi ne parla o ne scrive sui media a vanvera, soprattutto adesso che si discute dell’uccisione del regista olandese Theo Van Gogh. Che la sua uccisione sia da condannare è una cosa scontata. Sarebbe addirittura patetico chiedere se è veramente cosi o meno ad ogni musulmano che passa per strada. Perché questa ridicola domanda di rito presuppone, in fin dei conti, la falsa convinzione che un musulmano sia sempre da parte dell’assassino. Ma non è affatto vero: l’assassino di Van Gogh è frutto di un fondamentalismo cieco che zittisce chi la pensa diversamente con il coltello indipendentemente dalla religione. Quanti musulmani hanno dovuto fuggire i propri paesi o sopportare le minacce e le azioni intimidatorie perché hanno espresso un’opinione ritenuta non in linea con la ferrea ortodossia? Questo problema poi non è sintomatico dell’Islam in sé, ma di ogni fondamentalismo degno di tal nome. Sarebbe gravissimo imputare alla religione islamica o ai musulmani l’esclusiva della reazione violenta nei confronti di chi la pensa diversamente. La reazione del fondamentalista che ha ucciso Van Gogh non è tanto dissimile da quella del fondamentalista indù che ha ucciso Ghandi e tanti altri ancora. Ed è proprio questo a rendere il fondamentalismo - islamico o meno - sinonimo di dittatura e di orrore. Ma la condanna, che rimane ferma dov’è, non ci deve far dimenticare il diritto di critica, che è parte integrante della libertà di espressione. Condannare l’uccisione di Van Gogh non significa annullare ogni spirito critico nei confronti della vittima, impedire ogni dibattito sulle sue opere, in poche parole santificare il personaggio (definito diplomaticamente “controverso” da alcuni, “fanatico” da altri, e non solo da musulmani) e le sue azioni. Tutte le opere di Van Gogh, incluso l’ultimo filmato che ne causò purtroppo la morte, sono e devono rimanere oggetto di critica. Altrimenti i fondamentalisti saranno riusciti nel proprio scopo: impedire alla società civile di disquisire della propria produzione culturale, esattamente come ai musulmani è vietato disquisire del contenuto del Corano. Per questo e pur essendo consapevole che ora è un momento emotivamente critico e caldo (visto che si sta ancora parlando di un omicidio avvenuto poco tempo fa) , a mio parere, Van Gogh e la deputata somala che ha scritto la sceneggiatura del filmato hanno sbagliato. E lo direi anche indipendentemente dall’assassinio, indipendentemente dalla persona che l’ha scritto o l'ha girato o del paese che l’ha prodotto. Lo direi più come consiglio che come attacco, perché quando dico che hanno sbagliato, non intendo dire che hanno sbagliato nel criticare l’Islam, il Corano o la condizione della donna nel mondo musulmano, anzi. Ma nel modo in cui l’hanno fatto: un modo deliberatamente ed eccessivamente provocatorio. nei confronti di chi crede in quel testo sacro e in quella religione. Davvero non c’erano altri modi per criticare il mondo musulmano e la condizione femminile se non quello di scrivere dei versetti del Corano sul corpo di una donna nuda, allorché si sa che non solo l’Islam ma lo stesso Ebraismo e lo stesso Cristianesimo separano ciò che viene ritenuto divino o spirituale dal corpo femminile? Nelle chiese ortodosse la donna non può essere presente nel santuario né prima né dopo la preghiera.... Davanti al muro del pianto di Gerusalemme uomini e donne sono separati da una barriera perché gli ebrei ortodossi ritengono non accettabile pregare accanto alle donne. Tutte le religioni, insomma, hanno discriminato il corpo femminile quando si è trattato di parlare di sacro e profano. Perché si deve spacciare l’indignazione dei musulmani (e non sto parlando del fanatico assassino) per una manchevolezza della loro religione mentre altre religioni l’hanno fatto ben prima di essa e continuano a farlo tuttora? Con questo non sto né giustificando l’atteggiamento maschilista delle religioni né tanto meno dicendo che l’assassino di Van Gogh aveva ragione. Sto semplicemente dicendo che ci sono tanti modi per criticare, e quello più intelligente è quello che convince l’altra parte partendo da un presupposto di rispetto. Sminuire, offendere, insultare un elemento identitario come lo è appunto la religione toccando questioni sensibili come il rapporto tra lo spirituale (la parola ritenuta divina) e il materiale (il corpo) non contribuisce di certo ad aiutare quelle persone a svincolarsi da tutta una serie di prescrizioni ritenute inconcepibili nel secondo millennio. Che poi quell’atteggiamento provocatorio abbia prodotto la reazione aggressiva e criminale di un fondamentalista, non fa altro che riportarci al punto di partenza: la libertà non è quella di offendere l’altro (Van Gogh), o addirittura ucciderlo (il fondamenalista), ma quella di dialogare rispettando le reciproche posizioni e usando le rispettive convinzioni. In fin dei conti poi, il fondamentalista che ha ucciso Van Gogh non è altro che il frutto eccelso della sbagliata interpretazione della libertà di parola da parte dei governi occidentali. Per anni sono stati tollerati i discorsi integralisti, gli appelli alla jihad, l’indottrinamento fondamentalista nelle moschee che insultava e non rispettava le società ospitanti sotto gli occhi e le telecamere dell’occidente. E il tutto in nome della libertà di espressione. Cosa fare, allora, per combattere il fondamentalismo religioso? Si deve ricorrere alla stessa religione, cercando in essa, nei versetti stessi del Corano, gli elementi di confutazione utili al dibattito e poi lasciar fare al tempo. Smontarla completamente e immediatamente ricorrendo perfino alla ridicolizzazione riferendosi a paesi dove la religione è l’asse portante, la speranza e il presente vissuto di larghe fasce delle popolazioni, non è affatto un’impostazione “democratica” e “costruttiva” ma “fondamentalista” e “distruttiva” frutto di un fondamentalismo laico che nega ad una larga parte della popolazione mondiale la libertà di credere nell’esistenza di un Dio e nel rapportarsi con esso. E il fondamentalismo laico sta ora trasformando la “democrazia” in un concetto astratto che genera a sua volta fondamentalisti “democratici” che non hanno nulla da invidiare a quelli “religiosi”. Essi sono infatti cosi aggressivi, disposti ad insultare e a strumentalizzare fino ad arrivare al punto di scatenare le guerre armate per promuovere la propria visione (America docet). Un gioco esplosivo le cui conseguenze ricadranno su tutta l’umanità.

di Sherif El Sebaie | 07/11/2004
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