
Ho accolto la notizia della morte prematura di Dada Rosso, giornalista free-lance della Stampa e fondatrice della Casa Editrice Epoché con sgomento e immensa tristezza. Non doveva succedere, non avrebbe dovuto essere su quell'aerotaxi che è precipitato in Ciad, ma poi un posto si è liberato e la vacanza organizzata da più di un anno si è conclusa con un doloroso funerale, celebrato ieri.
Quando succedono queste cose, quando si assiste alla morte tragica e inaspettata di una persona che hai conosciuto e con cui hai parlato riuscendo a coglierne tutto lo spessore culturale e l'entusiasmo per il lavoro svolto, si capisce veramente il significato della morte, e si coglie pienamente il senso del versetto coranico che recita: "In verità a Dio apparteniamo e a Dio facciamo ritorno, e nessuno sa in quale terra morirà".
Ho conosciuto Dada quando il Direttore della rivista Traspi per laquale ho scritto e scrivo tuttora numerosi articoli mi passò il suo numero di cellulare dicendomi che era interessata a parlarmi, siccome aveva letto ed apprezzato alcuni miei scritti. In quanto fondatrice della casa editrice Epoché (specializzata proprio nella pubblicazione delle opere di autori africani) forse era interessata a discutere un eventuale progetto editoriale.
La chiamai. In quel periodo c'era il Salone del Libro ed era prevista la presentazione del nuovo libro dello scrittore algerino Rachid Boudjedra edito dalla Epoché, cosi ci demmo appuntamento al salone. Poi mi invitò a casa sua, il giorno dopo, per colazione. Alle otto e mezza del mattino, ero nella sua bellissima casa in via Maria Vittoria, e sfruttai la gentile ospitalità per intervistare Boudjedra, presente assieme ad altri invitati, per conto di Aljazira.it.
Non ebbi l'opportunità di parlare molto con Dada, quel giorno, viste le circostanze. Le regalai il mio libro sulla Ka'bah, cosi come lo regalai a Mercedes Bresso, allora a capo della Provincia di Torino, ringraziandola per la lettera che mi aveva inviato in occasione della mostra sull'Islam e il Cristianesimo Ortodosso. Scattammo alcune foto in compagnia degli editori del Traspiratore poi la salutai promettendo di risentirci in seguito. Gli impegni mi impedirono purtroppo di tener fede alla mia promessa.
Poche settimane fa, me ne ricordai. Si stava parlando della prossima edizione del concorso Sudate carte finanziato dal Politecnico di Torino, e lei avrebbe dovuto essere - esattamente come l'anno prima - a capo della giuria di qualità. Mi tornò in mente la necessità di chiamarla e stabilire un appuntamento per parlare dell'idea di un romanzo che avevo in mente, ma il Destino mi ha preceduto, lasciandomi solo il ricordo di una persona gentile, ospitale e dall'entusiasmo contagioso, esattamente come la definì Marcello Sorgi, direttore de La Stampa.
Sono sicuro che il suo ricordo continuerà a vivere tra noi. Che la sua anima riposi in pace.