05/02/2005

Povera Aljazira (.it e non)

Chi di voi frequenta questo blog, sa benissimo che sono redattore del portale Aljazira.it. Per l'ennesima volta, ricordo che il portale in questione altro non è che un omonimo della famosa Tv del Qatar, cosa chiarita anche in fondo di ogni pagina del sito stesso. E in questo non c'è niente di male dato che il nome Aljazira è un nome assai comune nel mondo arabo ed assai usato per denominare servizi e negozi ecc. D'altronde, il sito stesso è stato fondato ed era attivo ben prima che la famosa Tv qatariota finisse per diventare una star del mondo dei media occidentali (nel bene o nel male).

Dico questo perché c'è sempre qualche lettore in malafede che vorrebbe accusare l'amministrazione del sito di appropriazione indebita del nome della famosa Tv. Preludio di un attacco feroce contro i contenuti del sito stesso. La cosa è abbastanza ridicola: il sito ospita, quasi principalmente, traduzioni degli editoriali più importanti dei quotidiani del mondo arabo. Contributi letterari che spaziano dai quotidiani governativi alle reti satellitari. Ora non si capisce cosa ci sia di male nel tradurre ciò che pensano veramente gli arabi, ciò che scrivono e leggono sui propri quotidiani...

C'è che in gran parte sono articoli che criticano e che attaccano la politica statunitense ed israeliana. E se è cosi, il passo verso l'accusa di "antiamericanismo" e "antisemitismo" è abbastanza breve. E nel mirino degli attacchi non finiscono mai i veri autori degli articoli, giornalisti di fama nel mondo arabo, ma gli umili traduttori o gestori del sito in questione. Mah... Il giornalismo è dovere di cronaca, e i redattori di Aljazira.it, oltre i propri - rari - contributi, forniscono un servizio essenziale perfino agli stessi giornalisti italiani, fra i più assidui frequentatori del portale: la possibilità di leggere i contributi dei loro colleghi egiziani, siriani, palestinesi, sauditi ecc ecc.

Se poi gli articoli pubblicati hanno un'impronta critica, ebbene...questi sono i principi basilari della democrazia. O no? Oppure è permesso criticare solo i propri governi e non le politiche internazionali che li coinvolgono direttamente? Gli articoli giornalistici di gran parte dei giornali e delle Tv del mondo arabo hanno questa impronta. E chi vuol far credere che una Tv come Alarabiya sia più moderata e aperta di una Tv come Aljazira (o Aljazeera, dipende da come la si vuole trascrivere) è un ingannatore e non si capisce bene cosa ci guadagni, a meno che non si tratti di una via alternativa per colpire ogni voce di dissenso, anche se tradotta.

Sul sito di Alarabiya c'erano delle vignette che finirebbero benissimo nella categoria di vignette "antisemite" (ovvero che criticano la politica di Israele) e che avrebbero fatto crollare miseramente l'intera costruzione che la vuole "moderata" (almeno secondo i criteri occidentali). Ed è sempre su Alarabiya che è stato pubblicato questo articolo intitolato "Israeliani di origine irachena votano per il nuovo Irak", riproposto in traduzione sul sito di Aljazira.it. Se non fosse quindi per questo sito, nessuno scoprirebbe l'inganno che vuole che la Tv di Alarabiya sia diversa da quella qatariota. Il punto è, probabilmente, che la Tv qatariota ha più ascolti di Alarabiya e in quanto tale è più influente e meglio si presta agli attacchi.

Ritorniamo quindi al punto: il servizio offerto da Aljazira.it è un servizio di cronaca, e al di là qualche recensione o qualche lettura segnalata o altro (novità introdotte con l'aggiornamento del template del sito stesso, avvenuto solo un anno fa), il suo vero scopo è quello di dare voce agli arabi. Quelli veri, quelli che vivono in mezzo ai problemi e alle preoccupazioni del mondo arabo o quanto meno provengono da esse. E, nella modesta opinione del sottoscritto, credo che questo sia un lavoro da applaudire, non da diffamare.

di Sherif El Sebaie | 05/02/2005
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