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Leggete tutto secondo l'ordine indicato:
L'articolo su Aljazira.it a firma del sottoscritto
IADL denuncia giudice anti-islamico
Nella sua prima azione pubblica, la Islamic Anti Defamation League denuncia il comportamento del giudice milanese Michele Montingelli: "inutile interrogare gli islamici perché non sono credibili". Leggi l'articolo.
Lettera da Halima Barre, Islamic Anti-Defamation League, con richiesta di pubblicazione
Carissimo Sherif:
Prima di tutto vorrei ringraziarti per l'aiuto che ci stai dando nelle piccole cose che rendono efficiente il nostro lavoro, e in secondo luogo rinnovo i miei complimenti per il tuo Blog.
Mi scuso se ti disturbo ancora spedendoti l'allegato, ma dato che questa è la nostra prima azione, credo che sia importante renderla pubblica.
Come vedi non intendiamo fare sconti a nessuno. Siamo consapeevoli che questa prima battaglia ci mette in rotta di collisione con uno dei poteri forti del nostro paese, siamo coscienti anche dei rischi che stiamo correndo, soprattutto se consideriamo che si tratta del Tribunale dal quale partono tutte le indagini sul cosiddetto terrorismo islamico.
Grazie ad Allah siamo persone semplici, certe di quello che facciamo, e abbiamo fatto la scelta di avere un management tutto italiano, proprio per evitare le ritorsioni che di solito subiscono i nostri fratelli stranieri.
So che il tuo sostegno, del quale mi onoro personalmente, è per te gravoso e per questo ci è ancora più prezioso.
Ti allego la lettera che abbiamo spedito al Ministro di Grazia e Giustizia, e per conoscenza al V.presidente del CSM ed al Presidente del Tribunale di Milano.
Se non ti è di disturbo (ulteriore) saresti così gentile da farlo pubblicare sul sito Aljazira?
Grazie ancora, di cuore, e buon lavoro
Halima
L'articolo del Corriere menzionato nella vicenda.
Corriere della Sera. Domenica, 1 maggio, 2005.
MILANO - «Interrogare gli islamici? Inutile, non sono credibili». Sentenza controversa a Milano. Il giudice: « Non rispettano le leggi » Le motivazioni di una condanna a un cittadino marocchino.
REATI MALTRATTAMENTI - I testimoni di matrice islamica? In Tribunale vincoli di solidarietà religiosa possono renderli meno credibili perché non sempre inclini a rispettare le leggi italiane nel dire il vero ai giudici. La convinzione affiora nella sentenza con la quale il giudice milanese Michele Montingelli ha condannato a 18 mesi un padre marocchino per maltrattamenti della figlia 16enne, recalcitrante a frequentare la moschea e desiderosa di una vita più « occidentale » . L' imputato aveva invece indicato il motivo degli attriti con la figlia nella sua relazione con un poco di buono, riferitagli da connazionali che però non aveva indicato al giudice. Il quale in motivazione scrive: « Tra l' altro, non par temerario sottolineare che, quand' anche l' imputato avesse fornito i nomi dei testi » , la loro deposizione non l' avrebbe potuto scagionare, « tenuto conto della loro probabile appartenenza a un ambiente culturale i cui membri spesso non hanno modo di distinguersi per inclinazione al rispetto delle leggi italiane e degli obblighi che ne scaturiscono, quale quello di dire, come testi, il vero dinanzi ai Giudici della Repubblica » . IL GIUDICE - « L' ho scritto e me ne assumo la piena responsabilità - conferma Montingelli, interpellato perché ne dia l' interpretazione autentica - La mia pluriennale esperienza di contatto con persone appartenenti a questa area culturale mi induce a ipotizzare che in loro non ci sia grande rispetto del nostro ordinamento » . Con " area culturale" intende il dato nazionale (marocchini) o religioso ( islamici)? « Mi riferisco a un' area culturale dove il vincolo di solidarietà, discendente dal credo religioso, nella mia esperienza può portare a violare la legge » . Pare un po' semplicistico. « In tanti anni di processi - replica Montingelli - ho constatato che testi provenienti da aree musulmane tendono a fornire versioni non corrispondenti al vero: il che mi fa ipotizzare che, posti davanti all' alternativa tra tutelare uno dei loro o dare corso all' impegno di lealtà verso lo Stato, possano optare per la prima scelta. Pur di raggiungere gli scopi che la religione suggerisce loro, appaiono disposti a violare la legge. Ma, se l'imputato mi avesse portato i suoi testi, li avrei valutati come valuto tutti gli altri di ogni parte del Globo » .
PROVE E PREGIUDIZI - Però con un retropensiero, o no? « Il giudice ha l' obbligo di avvicinarsi alle prove in una situazione mentale di tabula rasa - assicura Montingelli - ma, mutatis mutandis, è un po' come accostarsi all' esame di un teste sapendo se è " incensurato" o " delinquente abituale" » . Ma questo è un dato oggettivo, mentre Montingelli sembra valorizzarne uno soggettivo come la religione. « Non soggettivo - ribatte - bensì empirico: il comportamento talvolta realizzato da persone provenienti da quell' area cultural religiosa è indicativo di una scarsa propensione al rispetto delle norme » . E questo non è un pregiudizio? « No, perché il mio non è un giudizio ex ante, se mai è un giudizio ex post, cioè basato sull' osservazione di una serie ripetuta di casi » . Casi suoi. « La sentenza di un giudice non è la Bibbia e il mio enunciato non ha dignità galileiana - concorda Montingelli - : non mi baso su 10 mila casi e nemmeno mi arrogo il diritto di trarre dai miei casi una legge generale. Ho solo rilevato una propensione e manifestato una perplessità sulla genuinità di testi » . Senza paura di essere tacciato di razzismo? « Ma se un anno fa condannai un italiano che picchiava le figlie perché non andavano a Messa... » . Già, ma il punto non è la condanna, è se lì avrebbe egualmente diffidato di testimoni qualora fossero stati italiani e cristiani: « Nella mia esperienza - ritiene Montingelli - in media negli italiani percepisco, una volta ammoniti, maggiori resistenze a dire il falso ai giudici » .
LA CONDANNA Il giudice della IX sezione del Tribunale di Milano, Michele Montingelli, ha condannato a 18 mesi ( ma la pena è stata sospesa) un cittadino marocchino per violazione degli obblighi familiari verso la moglie e per maltrattamenti delle tre figlie, in particolare di quella 16enne recalcitrante a frequentare la moschea e desiderosa di una vita più « occidentale » MALTRATTAMENTI Oltre che per alcune violenze fisiche, causa di cinque giorni di prognosi, il giudice ritiene che pure « un approccio autoritario e di imposizione di divieti, anhe in relazione a fatti assolutamente normali come l' ascolto di musica o di programmi televisivi, contribuisca a determinare nelle figlie quello stato di prostrazione psicologica necessaria e sufficiente per il reato di maltrattamenti »
Ferrarella Luigi