
L'intervista della Fallaci ad Arafat, come dicevo, c'era. E a meno che la vecchia saggia non gli abbia fatto qualche altra intervista successivamente, o che non l'abbia integrata con qualche altro aggiornamento di cui sono all'oscuro, il ritratto da lei fatto di Arafat non è proprio quello di un terrorista come sostiene oggi. La figura del terrorista la fa infatti un'altro intervistato che compare sempre nel libro che ho comprato: Georges Habbash, capo del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, all'epoca movimento estraneo ed apertamente in conflitto - sia nella politica che nei metodi - con Fatah, l'organizzazione guidata da Arafat. In quell'intervista, l'impressione della Fallaci era tutto sommato negativa e deludente "sul piano umano, intelletuale e politco". Avanza il dubbio che fosse omosessuale basandosi sulla bellezza fisica della sua guardia del corpo e sul fatto che, allora, egli non era ancora sposato: lampante esempio del fiuto poliziesco della nostra aspirante Sherlock Holmes attualmente a caccia di terroristi di Alqaeda cammuffati da lava-vetri o da vù cumpra per le strade dell'Italia. Ma al di là di questo, non c'è nessun riferimento agli sputi o alle offese di cui lo accusa ne "La rabbia e l'orgoglio". Non so, ripeto, se ci sia stato qualche aggiornamento successivo, ma in quella prima intervista non se ne parla affatto.
Colpisce però il passaggio in cui Arafat risponde alla Fallaci dicendole, intuendo il germe del suo comportamento neocon odierno: "Voi europei siete sempre per loro (gli israeliani, ndr). Forse qualcuno di voi incomincia a capirci: è nell'aria, si annusa. Ma in sostanza restate per loro". Al che la Fallaci ribatte "Questa è la vostra guerra, Abu Ammar, non la nostra. E in questa vostra guerra noi non siamo che spettatori. Ma anche come spettatori lei non può chiederci di essere contro gli ebrei e non deve stupirsi se, in Europa, spesso, si vuole bene agli ebrei. Li abbiamo visti perseguitare, li abbiamo perseguitati. Non vogliamo che ciò si ripeta". E allora Abu Ammar risponde: "Già, voi dovete pagare i vostri conti con loro. E volete pagarli con il nostro sangue, con la nostra terra, anziché col vostro sangue, con la vostra terra. Continuate a ignorare perfino che noi non abbiamo nulla contro gli ebrei, noi ce l'abbiamo con gli israeliani. Gli ebrei saranno i benvenuti nello stato democratico palestinese: gli offriremo la scelta di restare in Palestina, quando il momento verrà".
Al che la Fallaci ribatte: "Abu Ammar, ma gli israeliani sono ebrei. Non tutti gli ebrei si possono identificare con ma Israele non si può non identificare con gli ebrei. E non si può pretendere che gli ebrei di Israele vadano un'altra volta a zonzo per il mondo onde finire nei campi di sterminio. E' irragionevole". E Abu Ammar risponde: "Cosi, a zonzo per il mondo volete mandarci noi"la Fallaci riprende: "No. Non vogliamo mandarci nessuno. Tantomeno voi". Ed è allora che Arafat dice "Però a zonzo ci siamo noi, ora. E se ci tente tanto a dare una patria agli ebrei, dategli la vostra: avete un mucchia di terra in Europa, in America. Non pretendete di dargli la nostra. Su questa terra noi ci abbiamo vissuto per secoli e secoli, non la cederemo per pagare i vostri debiti. State commettendo uno sbaglio anche dal punto di vista umano. Come è possibile che gli europei non se ne rendano conto pur essendo gente cosi civilizzata, cosi progredita, e più progredita forse che in qualsiasi altro continente? Eppure anche voi avete combattuto guerre di liberazione, basta pensare al vostro Risorgimento. Il vostro errore perciò è volontario. L'ignoranza sulla Palestina non è ammessa. Perché la Palestina la conoscete bene: ci avete mandato i vostri Crociati ed è un paese sotto i vostri occhi. Non è l'Amazzonia. Io credo che un giorno la vostra coscienza si sveglierà. Ma fino a quel giorno è meglio non vederci".
Inutile sottolineare come Arafat avesse toccato un punto dolente: l'Occidente, per risarcire gli ebrei perseguitati, ha pensato (male) di regalare la terra altrui, affidata al proprio mandato coloniale. Non la propria, ci mancherebbe. Eppure l'America e il Canada di spazio tuttora ne hanno a volontà. Durante e dopo la guerra mondiale, l'immigrazione ebraica venne prontamente bloccata e altrettanto prontamente indirizzata verso le coste della Palestina, dove gli inglesi facevano finta ogni tanto di bloccarla. Interessante notare come la Fallaci cercasse di insinuare, già allora, che Arafat avrebbe voluto mandare gli ebrei nei campi di concentramento, cosa che non ha mai detto e che in effetti ha subito smentito. Pochissima onestà intelletuale e palese strumentalizzazione da parte della Fallaci, già allora. Inutile dire che lo stato democratico palestinese auspicato da Arafat non esiste tuttora, per esplicito veto israeliano. Interessante anche notar come la Fallaci asserisca che l'Occidente sia "estraneo" a quella guerra. Eppure gli aiuti, spesso militari, degli Stati Uniti e altri paesi non sono mai mancati, specie nei momenti di guerra. L'appoggio politico e diplomatico pure. Lei stessa, nelle sue ultime invettive, mise Israele sulla barca degli interessi e del destino dell' "Occidente", i radicali invitano perfino ad accogliere Israele nella UE. Non parliamo poi del suo "Israele non si può non identificare con gli ebrei", implicita ammissione della confessionalità di questo stato, secondo solo al Vaticano. Mai sentito di uno stato laico che si identifichi con una particolare confessione religiosa (ovviamente qualcuno avrà la brillante idea di rinfacciarci che, bontà loro, hanno permesso ad un pò di arabi di "godere" di una cittadianza israeliana che è a tutti gli effetti una cittadinanza di tipo B). Ma lo scopo della frase è tutt'altro: già allora la Fallaci voleva far passare il messaggio che chi è antisionista è antisemita. Tutto sommato quindi, e soprattutto alla luce dei suoi ultimi scritti, io credo che ad essere "deludente sul piano umano, intelletuale e politico" è proprio la Fallaci, ma tanto si sapeva già!