22/06/2005

Il Cristo al guinzaglio

Se in nome della cosiddetta “Libertà di espressione”, un uomo si mettesse a girare per le strade della città dove vive insultando la propria madre dandole della prostituta, questo gli darebbe automaticamente la libertà di fare altrettanto con gli altri abitanti, con i suoi vicini di casa e con i suoi coinquilini? Ovviamente no. Perché il “diritto” - se lo vogliamo chiamare tale - di mettersi pubblicamente in ridicolo e quindi rendersi oggetto della derisione collettiva non deve e non può essere per forza esteso e accettato automaticamente da chiunque. Quando i fautori della cosiddetta "libertà di espressione" si mettono quindi ad elaborare discorsi del tipo “Se possiamo “criticare” il cristianesimo e l’ebraismo, perché non possiamo fare altrettanto con l’Islam?”, mi viene in mente proprio l’esempio succitato. Possibile che, non paghi della totale distruzione del proprio patrimonio spirituale, queste persone vogliano fare altrettanto anche con quello altrui? E’ un po’ come quando in una classe di studenti mediocri, si assiste ai loro continui tentativi di trascinare nel baratro quei pochi compagni più impegnati, piuttosto che cercare di emulare il loro esempio o quanto meno ispirarsi ad esso. E cosi, al posto di pescare nella religiosità e dal senso della fede degli islamici qualche elemento che aiuti a recuperare per davvero quelle famose “radici cristiane dell’Europa”, si cerca invece di demolire le radici islamiche del mondo arabo.

Vorrei essere sincero con voi. A me sembra che, purtroppo, una delle religioni più sbeffeggiate del mondo sia proprio il Cattolicesimo. E non parlo di sbeffeggiamenti ad opera altrui, bensi ad opera dei propri fedeli o, meglio, ex-fedeli. L’ebraismo? Ma non diciamo cavolate…Io sfido i fautori della cosiddetta libertà di espressione a fare con il Talmud ciò che fanno con il Corano, o a fare con Mosè ciò che fanno con Cristo. Eppure ebrei che interpretano la propria religione quanto - se non peggio - dei fondamentalisti musulmani o cristiani, esistono eccome ! Ma siccome gli ebrei rappresentano, comunque, una minoranza in seno ad una collettività diversa per credo e - soprattutto - esiste il reato di antisemitismo, si guardano bene dal farlo… Per quanto mi riguarda, quindi, la critica potrebbe anche andare bene. Anzi, in alcuni casi è necessaria e vitale. Ma la “critica” di questi individui si riduce in realtà ad un amalgama di insulti degni del Medioevo. Maometto? Un assassino pedofilo, l’Islam? Una religione sanguinaria e retrograde. I musulmani? Tutti terroristi. È una critica costruita sulla falsariga della foto che vedete sopra o che vorrebbe quantomeno arrivare a quel livello. Si tratta di una foto recuperata dal sito di un programma olandese che vorrebbe essere “satirico” e quindi “critico” nei confronti delle religioni (infatti ciò che vedete è solo la parte che tocca al Cristianesimo. Evidentemente Theo van Gogh era solo l'espressione più "modesta" di una cultura alquanto "particolare") segnalato con grande orgoglio dalla Stefania Atzori assieme ad altri lampanti esempi di “libertà di espressione”, tipo quadri raffiguranti crocefissi dipinti con l’urina ed altro ancora.

Ora, se fossi la Atzori, mi vergognerei di vantarmi di un simile programma o di un simile quadro dicendo “Vedete, vedete come siamo progrediti e civili?”. Se rappresentare il Cristo - figura venerata da almeno due grandi religioni monoteiste e quindi da milioni di individui su questo pianeta - come un cane al guinzaglio è simbolo di progresso e civiltà, ne faccio volentieri a meno. Perché con quelle rappresentazioni, viene a mancare il primo requisito necessario per essere definiti “civili”: il rispetto nei confronti altrui. La sensibilità umana. Certo…Avrei potuto portarvi le immagini riferite all’Islam, tipo il kamikaze su un pullman pieno di bambini piuttosto che in mezzo a svariate urì. C'è anche quella dove è rappresentato al guinzaglio. Ma, sinceramente, confrontate a quanto sopra riportato e alla diversa valenza simbolica del soggetto rappresentato, mi sembrano solo una generalizzazione ridicola e di cattivo gusto e niente di più. Vedendo quel Cristo al guinzaglio invece, si ha la percezione esatta di ciò che i cosiddetti “combattenti per la democrazia” vorrebbero fare anche con la spiritualità altrui e mi viene semplicemente il voltastomaco, non tanto come musulmano offeso per la raffigurazione oscena di un personaggio che riveste un ruolo particolare anche nella religione islamica, non tanto come figlio di una madre di origine greca ortodossa, ma - fossi anche ateo con un minimo senso del pudore - come essere umano offeso dal vedere la spiritualità e la religiosità altrui sbeffeggiata e ridicolizzata in questa maniera maleducata e insensibile. Ciò che ha fatto Smith, nei confronti, sembra quasi uno scherzo.

Vedete, il fatto che in Occidente uno possa permettersi di deridere la propria religione o, se volete, ex-religione nel peggiore dei modi, come fanno alcune persone che si professano “atee cristiane”, non concede automaticamente la patente per fare altrettanto con le religioni altrui. Il diritto di ridicolizzare sé stessi di fronte alle nazioni e confessioni del mondo non può e non deve essere per forza estendibile agli altri. Certo, non si deve rispondere a simili provocazioni con la violenza. Ma, ditemi voi, possibile che anche dall’altra parte, nessuno di questi registi, sceneggiatori e attori si accorga che con quei programmi manca di rispetto e di sensibilità nei confronti di chi la pensa diversamente? Possibile che la loro “critica” si riduca ad insulti volgari di questo tipo? Che la loro “libertà” debba essere lesiva di quella altrui? Che razza di “critica” è, un Cristo al guinzaglio? In verità, la foto che vedete sopra altro non è che il frutto del cosiddetto “ateismo cristiano”, nome dietro il quale si nasconde semplicemente un mostro. Una persona potrebbe essere “cristiano non osservante” o semplicemente “ateo”, ma l’“ateo cristiano” - ammesso che esista per davvero, e ne dubito - non può che essere un mostro, proprio in quanto parto di due entità completamente incompatibili. E, non a caso, la prima a coniare un simile termine fu la Fallaci. Vedete…L’ “ateismo cristiano” è quel fenomeno che fa sì che persone a cui non frega niente del crocefisso, si ergano a difensori dello stesso, con risultati a dir poco discutibili. Ovviamente non lo fanno perché convinti del valore spirituale e simbolico che l’oggetto rappresenta, ma per pura strumentalizzazione e provocazione. Perché dall’altra parte della barricata c’è, semplicemente, un signor Smith non meno provocatorio di loro.

L’ “ateismo cristiano” difende i simboli non in quanto tali, ma in quanto oggetti di un contendere catapultati in mezzo ad una lotta strumentale di natura politica e materiale. Già nel 1920, Ghandi diceva: “È mia convinzione che l’Europa di oggi non mette in pratica lo spirito di Dio o del Cristianesimo, ma lo spirito di Satana. E Satana ottiene il più grande successo là dove si presenta con il nome di Dio sulle labbra. L’Europa di oggi è cristiana soltanto di nome, in realtà adora Mammona. “E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli”: sono parole del Cristo. I suoi cosiddetti discepoli, invece, misurano il loro progresso morale dai beni materiali”. Non è cambiato nulla. L’ateismo cristiano si presenta oggi con il nome di Dio sulle labbra per difendere dei simboli caduti, proprio perché svuotati da un pezzo del proprio significato. E un impero, come diceva il prete presso cui seguivo un seminario di teologia, comincia a cadere quando cadono i suoi simboli.

Se alcuni vogliono “criticare” la propria religione girando scene con il Cristo al guinzaglio, dipingendo con l’urina quadri raffiguranti crocefissi, e se alla chiesa e soprattutto alla collettività - incluso il Sartori che guarda al Papa come ad un eroe di fumetti - questo va bene, liberissimi di farlo. Rientra nella loro libertà di opinione, nei meccanismi che definiscono ruoli e pesi all’interno di una società dove la religione comincia a contare sempre di meno e i computer sempre di più. Dove - anzi - la spiritualità non solo conta di meno, ma vale meno di zero e dove l’essere seguaci di una religione, qualunque sia, o comunque credente anche se non osservante sta diventando un crimine passibile del pubblico ludibrio. Vedete…Se una parte dell’Occidente ha perso la propria spiritualità, la propria moralità, il proprio senso del pudore, e - soprattutto - la misura della parola, scambiando l’insulto per “critica” e l’offesa per “libertà di espressione”, è affar loro. Nulla da eccepire. Ma che pretendano di trascinare in quel abisso anche gli altri, non ci siamo. Che non si azzardino a farlo. Mai.

di Sherif El Sebaie | 22/06/2005
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